SPINE SENZA QUOTE ROSA

Teramo. Cda Team tutto al maschile, scatta la diffida contro Brucchi

Marroni: «ripristinare la legittimità delle nomine»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3336

Il sindaco Brucchi

Il sindaco Brucchi




TERAMO. Nomine dei componenti del Cda Team tutte al maschile e parte la diffida al sindaco Maurizio Brucchi.
La firma la consigliera comunale Maria Cristina Marroni che contesta il mancato rispetto delle norme sulla rappresentanza femminile negli organi di amministrazione delle società controllate da pubbliche amministrazioni. Il nuovo CdA è così composto: Pierluigi D’Antonio in qualità di presidente, Pietro Bozzelli consigliere di Amministrazione e Luca Ranalli consigliere con funzioni di Amministratore Delegato. Insomma nessuna quota rosa. Brucchi si difende sostenendo che secondo lo statuto non c’è alcun obbligo nella nomina di una donna nel CdA. «Inoltre, per essere precisi, una rappresentanza femminile nei vertici di Te.Am. c’è già: è Daniela Falconi confermata nell’incarico nel Collegio dei Revisori dei Conti», ribatte il primo cittadino.
Ma Marroni non ci sta: «dopo tale record di corbellerie chiedo al sindaco una immediata revoca delle nomine illegittime di che trattasi e onde procedere a nuove nomine che rispettino le cogenti leggi in materia».
La consigliera comunale ricorda che la legge numero 120/2011 ha introdotto l’obbligo, anche per le società controllate da pubbliche amministrazioni quale è indubbiamente anche la Teramo Ambiente S.p.A dell’equilibrio tra i generi negli organi amministrativi, specificando che “Il genere meno rappresentato deve ottenere almeno un terzo degli amministratori eletti”.

Poi, insiste Marroni, «con il regolamento attuativo contenuto nel D.P.R. n. 251/2012 si è confermato tale obbligo a partire dal primo rinnovo degli organi (il primo rinnovo per la Te.Am. è quello avvenuto due giorni or sono). L’articolo 3 comma 2 specifica che “per il primo mandato la quota riservata al genere meno rappresentato è pari ad almeno un quinto del numero dei componenti dell’organo” di amministrazione (oltre che dell’organo di controllo)». Nel caso di specie un quinto del CdA Te.Am., che è composto da tre membri, corrisponde a 0,60 membri.
«In casi simili», va avanti Marroni, «viene in soccorso l’articolo 2 comma 3 che spiega “Qualora (…) non risulti un numero intero di componenti degli organi di amministrazione o controllo appartenenti al genere meno rappresentato, tale numero è arrotondato per eccesso all’unità superiore”. Per cui, in sede di prima applicazione, lo 0,60 deve essere arrotondato ad un membro sia per il CdA (dove non risultano donne) che per il Collegio dei Revisori dei Conti (dove correttamente c’è una donna sui tre membri effettivi)».

Con riferimento alle conseguenze delle illegittimità l’articolo 4 comma 5 dello stesso D.P.R. 251/2012 prevede che nei casi in cui il presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro delegato per le pari opportunità accerti il mancato rispetto della quota «diffida la società a ripristinare l’equilibrio tra i generi entro sessanta giorni. In caso di inottemperanza alla diffida, il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro fissa un nuovo termine di sessanta giorni ad adempiere, con l’avvertimento che, decorso inutilmente detto termine, i componenti dell’organo sociale interessato decadono e si provvede alla ricostituzione dell’organo nei modi e nei termini previsti dalla legge e dallo statuto». Quindi se ne deduce la decadenza automatica dell’appena nominato CdA all’esito della procedura di diffida.