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Taglio al fondo sanitario: le Regioni contro il governo

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Taglio al fondo sanitario: le Regioni contro il governo


ROMA. I presidenti delle Regioni rispondono in maniera netta al Governo e all'ipotesi, circolata con insistenza nelle ultime ore, che il cospicuo Fondo sanitario (previsto in oltre 109 miliardi per l'anno in corso, 111,6 miliardi circa per il 2015 e 115,4 miliardi per il 2016) su cui si regge tutto il servizio sanitario nazionale, possa essere tagliato di 3 miliardi di euro, pongono un altolà all'Esecutivo.
«Con il Governo abbiamo siglato in agosto un 'patto d'onore’ sulla sanità: se si rompe viene meno il rapporto di fiducia e collaborazione», afferma il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino.
E spiega che il patto d'onore è il Patto per la salute «che ci ha impegnato, entro il 31 dicembre, a scrivere piani di riordino dei servizi sanitari e ha previsto un fondo da 109 miliardi di euro, con un aumento di circa 2 miliardi e mezzo l'anno per il 2015 e il 2016, per finanziare il servizio sanitario nazionale».
«Se si rompe questo patto d'onore si rompe anche il rapporto di fiducia e collaborazione che noi invece vorremmo proseguire», continua o Chiamparino, che ha scritto una lettera al ministro Lorenzin.
«Con il Governo abbiamo raggiunto risultati straordinari nella sanità, dando prova di grande responsabilità, a partire dall'intesa sul Patto per la salute, fino a quella sul riparto del Fondo sanitario nazionale. Ma i patti si rispettano», concorda il vicepresidente della Conferenza delle Regioni e governatore della Campania, Stefano Caldoro.
E tutti i presidenti, di tutti i colori politici, sposano la battaglia per non vedersi tagliare i soldi della sanità. «Provino a tagliare un solo euro alla sanità veneta e mi troveranno personalmente steso di traverso sulla strada che vogliono percorrere di distruzione della sanità in Italia. Qui da noi ridurre ancora la spesa equivarrebbe inevitabilmente a tagliare l'assistenza agli utenti. Ci pensino bene, prima che possa mettersi in moto una vera rivolta», mette in guardia il presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia. Dalla Toscana il Pd Enrico Rossi invita, «se si devono trovare risorse», a cercarle «nelle pensioni sopra tremila euro, una cifra alta e più che sufficiente per vivere, soprattutto in un Paese dove la sanità è pubblica e per tutti. La solidarietà non si taglia e per fare giustizia in periodi difficili si chiede a chi ha di più di contribuire». «L'Italia non cambia verso, anzi - fa notare il leader di Sel e governatore della Puglia, Nichi Vendola - se come tutti i governi precedenti di fronte ai passaggi più drammatici, di fronte ai nodi della crisi economica e sociale che vengono al pettine, si cominciano ad invocare tagli alla sanità. E, magari, dopodomani immaginiamo tagli agli altri comparti dello Stato sociale, allora vuol dire che siamo punto e a capo».
 E il coordinatore degli assessori regionali al Bilancio, Massimo Garavaglia, ipotizza, con eventuali tagli alla sanità, un aumento dei ticket, «non ci sono alternative».
 Nessuno vuole tagliare la sanità - viene poi sottolineato da fonti di Palazzo Chigi in vista della definizione della spending review - ma, aggiungono le stesse fonti, nessuno vuole gli sprechi.
«Ne prendo atto con soddisfazione, abbiamo fatto bene a porre il problema anche se siamo ancora di fronte a notizie di stampa», replica Chiamparino. E chiarisce «che un conto è se si dice che bisogna risparmiare nella sanità attraverso la riorganizzazione e modernizzazione, e su questo ci siamo impegnati con il Patto per la salute, ma se si vuole ridurre il Fondo sanitario ci opporremo».