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Poco personale in ospedale? A Cosenza ci pensa il sindaco

Un’ordinanza impone al manager di assumere medici ed infermieri

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Poco personale in ospedale? A Cosenza ci pensa il sindaco



 

ABRUZZO. Ospedale in tilt per mancanza di medici ed infermieri? Difficoltà ad assicurare le ferie a tutti, con necessità di chiudere reparti e sale operatorie? Niente paura: la soluzione c’è ed è a portata di mano. Almeno stando a quanto segnala l’Isa (Intersindacale sanitaria): a Cosenza il sindaco, che come in ogni città, è il responsabile della sanità pubblica e quindi della salute dei suoi cittadini, ha emesso un’ordinanza con cui obbliga il manager della locale Asl di assumere medici ed infermieri, nonostante il blocco delle assunzioni imposto anche alla Calabria (Regione in Piano di rientro dai debiti) dal Ministero dell’economia attraverso il Tavolo romano di monitoraggio.
«Ho segnalato questo documento anche al sindaco di Chieti – spiega il dottor Walter Palumbo, che coordina l’Isa – all’ospedale SS. Annunziata, ma un pò dappertutto nella Asl provinciale, la carenza di personale medico ed infermieristico si riflette sulla qualità dell’assistenza. E non si può più essere ostaggio delle decisioni del Tavolo Massicci che hanno un senso solo per l’aspetto economico. La salute è un’altra cosa».
 La storia di questa ordinanza del sindaco di Cosenza nasce dalle comunicazioni di allarme inviate dal locale manager al Comune soprattutto per il Pronto soccorso e la Rianimazione e rappresenta in fotocopia la situazione generale del SS. Annunziata di Chieti: «L’Azienda ospedaliera di Cosenza è centro Hub e, come tale, deve soddisfare le richieste di tutto il territorio provinciale. Nella realtà quotidiana, a causa della mancata risposta sanitaria da parte degli ospedali Spoke, è costretta a garantire anche molti servizi prettamente territoriali (quali, ad esempio, le
prestazioni dialitiche e di specialistica ambulatoriale), distogliendo forza lavoro a tutte le attività e prestazioni ospedaliere. Inoltre, essa è unico Centro di riferimento regionale per alcune attività di altissima specializzazione (quali, ad esempio, la Stroke-Unit (ictus) di 2° livello e il servizio h24 di Neuroradiologia interventistica) che necessitano un impegno in termini di personale ed attrezzature assai elevato».

 Ma la pianta organica è ridotta per i tagli e per il mancato turnover, il che mette in difficoltà  l’erogazione dell’assistenza, soprattutto in alcuni reparti, e l’attività chirurgica. In particolare al Pronto soccorso mancano medici ed infermieri, così alla Rianimazione ed altrove.
«Considerato che le attività di Pronto Soccorso e di Anestesia e Rianimazione non possono essere interrotte senza le immaginabili conseguenze per la “salvaguardia della pubblica incolumità”, si chiede un intervento per porre rimedio a questa emergenza sanitaria».
 Detto, fatto: il sindaco ha recepito l’appello ed ha emesso l’ordinanza che impone l’assunzione di medici e paramedici, sia per rispettare la tutela del diritto costituzionale alla salute sia per preservare pazienti e personale sanitario dal possibile aumento del rischio di malasanità dovuto allo stress da lavoro eccessivo. In sostanza, si legge nell’ordinanza, «si ravvisa l’urgente necessità di anteporre la salute dei cittadini, inclusi gli operatori sanitari, a qualsiasi altra diversa esigenza» di carattere economico. Quindi il sindaco «quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana».
 E ordina l’assunzione del personale mancante.

Sebastiano Calella