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Abruzzo. Sanità, numeri e verità sulla mobilità passiva

Per Chiodi sono solo 68 mln, il Pd ne denuncia almeno 100: depistaggi da campagna elettorale

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Abruzzo. Sanità, numeri e verità sulla  mobilità passiva




ABRUZZO. La campagna elettorale si avviluppa sui dati tecnici della sanità ed è tutto un turbinio di numeri di difficile comprensione e di accuse reciproche.
Ieri nel mirino è finita la mobilità passiva, cioè il numero di persone che dall’Abruzzo si recano fuori per curarsi: “viaggi della speranza” che producono un costo per le casse regionali chiamate a rimborsare la sanità delle regioni di arrivo.
 Chiodi insiste sul fatto che il saldo è di 68 mln di euro, cioè la differenza tra i 170 mln totale di mobilità passiva ed i 102 di mobilità attiva e che il trend negativo è in diminuzione rispetto agli scorsi anni. Si tratta di un’interpretazione rilanciata in questo periodo elettorale ma già diffusa a caldo nell’estate scorsa all’indomani della pubblicazione dei dati sulla mobilità 2012 da parte dell’Agenzia regionale sanitaria (dati che – come si sa – ritardano sempre di circa due anni). Con l’aggiunta, che Chiodi utilizza per minimizzare il fenomeno che alla fine si tratta solo del 2,3% della spesa complessiva di 2 miliardi e 300 mln per la sanità, quindi siamo di fronte ad un costo trascurabile.
Risponde il Pd che il dato sulla mobilità passiva è molto più pesante e si avvicina ai 100 mln, posizione condivisa dai sindacati (in particolare dalla Cisl) e desunta dalla lettura dei verbali del Tavolo di monitoraggio romano.

A sorpresa proprio la reportistica dell’Agenzia sanitaria sulla mobilità passiva indica in 47 mln e 48 mln il costo per il 2010 ed il 2011 e quindi usare il dato 2012 di 68 mln come un’inversione del trend negativo appare alquanto forzato.
In realtà a dire che i numeri non sono sicuri lo scrive proprio il verbale del Tavolo romano di monitoraggio, che a pagina 8 e successive si sofferma sulle “criticità” rispetto alla contabilizzazione dei costi della mobilità extra regionale, che le Asl registrano in modo diverso e che a volte comprendono anche i costi della mobilità estera.
E per questo il Tavolo romano, cioè il Governo attraverso il Mef (ministero dell’economia) invita la Regione ad essere più precisa nella redazione dei conti nella loro trasmissione, uniformando la contabilizzazione di queste spese. Ciò non toglie però che lo stesso Tavolo riconosca alla fine i progressi contabili della sanità abruzzese sbloccando fondi per 40 mln (pag. 69 del verbale).

LA MOBILITÀ PASSIVA È UN PROBLEMA COMPLESSO ED ESSENZIALMENTE POLITICO
Allora il tema della mobilità passiva è molto più complesso di una polemica elettorale ed è essenzialmente politico, quindi non può essere ridotto solo al costo di una voce in bilancio; sia perché esistono diversi tipi di mobilità (c’è quella di confine, quella per specialità, il viaggio della speranza ecc.) sia perché anche le motivazioni sono le più differenti (da quelle alberghiere, a quelle per le specialità inesistenti in Abruzzo, alla necessità di ricoverarsi vicino ai parenti residenti in altre regioni). Ecco allora che il discorso si fa essenzialmente politico, cioè interessa quelle scelte che la politica sanitaria regionale dovrebbe fare per limitare al massimo la mobilità: incrementare la qualità dell’assistenza ospedaliera, creare centri di eccellenza nei settori più richiesti, migliorare l’aspetto alberghiero, aumentare l’offerta di prestazioni in Abruzzo, anche attraverso l’utilizzazione della sanità privata. Cose che negli ultimi anni, per i lacci del Commissariamento, non sono state fatte.
In particolare è stata impedita anche la cosa più semplice, cioè coinvolgere la sanità privata che invece – a differenza delle altre regioni anche confinanti come le Marche – è stata esclusa da questa operazione con l’applicazione di tetti rigidi di spesa nei contratti con la Regione e senza la possibilità di operare sulla riduzione della mobilità passiva.
Di qui le polemiche sulla mobilità passiva, perché non conta solo il dato numerico 68 mln oppure 100: ogni viaggio fuori regione è un aggravio di spesa anche sociale per i disagi ed i costi delle famiglie interessate. E quindi ogni ricovero fuori regione è un problema e di questo chi governa dovrebbe interessarsi di più.
 Anche perché si tratta di cifre imponenti, stavolta sicure viste che provengono dal Ministero della salute, Direzione generale della programmazione sanitaria, e sono desunte dalle Sdo, cioè dalle schede di dimissioni ospedaliere.
Nel 2012 – ultimi dati disponibili - in Abruzzo ci sono stati 157 mila ricoveri in ospedale per acuti e di questi 25 mila sono fuori regione. Sono invece 61 mila i ricoveri in DayHospital (11 mila fuori), 6.764 i dati della Riabilitazione (1343 extra regione), 1919 le lungodegenze (158 fuori), 7575 parti (677 non in Abruzzo di cui ben 327 nelle Marche). Se dunque sono almeno 40 mila le famiglie interessate da questa odissea (un totale del 10% della popolazione residente), pur togliendo la mobilità di confine e qualche altro aspetto, resta pur sempre un gran numero di cittadini abruzzesi ai quali si dovrebbe dare qualche possibilità in più di curarsi a casa. Con tutte le ricadute positive sul versante occupazionale e senza strumentalizzazioni elettorali.

Sebastiano Calella