IL FATTO

Sasi, respinto ennesimo ricorso. Di Stefano: «inconcepibile paralisi»

Di Giuseppe: «pronto un altro ricorso»

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Fabrizio Di Stefano

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LANCIANO. Situazione sempre piu' paralizzata alla Sasi con il provvedimento del Giudice delle Imprese che di fatto mette fuori da registro delle imprese l' azienda.
«Il cda non è più legittimato a prendere decisioni», denuncia il deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano, a proposito della situazione dell'azienda che si occupa di gestire il servizio idrico per conto dei comuni del comprensorio frentano. Dopo il provvedimento del Giudice delle Imprese che ha respinto definitivamente il ricorso della Sasi, la quale intendeva opporsi al rifiuto di iscrizione al registro delle imprese, «la situazione è sempre più paralizzata» spiega Di Stefano nella nota.
«A questo punto - aggiunge - non mi rivolgo nemmeno più al presidente Scutti, a cui non riconosco più il ruolo, ma al quale chiederò invece nei prossimi giorni di alcune consulenze specifiche, bensì ai sindaci del PD, che devono spiegarci come intendono uscire dallo stato di impasse che perdura da giorni. Di fatto si è sancita la paralisi che la Sasi».
Il blocco è arrivato il 7 ottobre scorso, quando Scutti non ha voluto ratificare il risultato emerso dall'assemblea dei sindaci.
«Oggi la Sasi è fuori dal registro delle imprese e, pertanto, il suo presunto cda non è legittimato a prendere qualsivoglia decisione e ad assumere atti gestionali che lo competono», denuncia Di Stefano.
Il parlamentare abruzzese di Forza Italia si rivolge poi ai sindaci di centrosinistra che nell'assemblea hanno sostenuto e votato la riconferma di Scutti. «I sindaci del PD, a cominciare da quello di Lanciano, devono rendere conto ai propri amministrati dei danni che il loro uomo di fiducia sta provocando all'Ente, e quindi, alla comunità. Impongano il ripristino della legalità a Scutti azzerando il cda e nominando quello che, legittimamente, è stato eletto dall'assemblea dei sindaci», conclude Di Stefano.

«PRONTO UN ALTRO RICORSO»
«Sarà il tribunale di Chieti in formazione collegiale a stabilire se una legge dello Stato sulla revisione della spesa pubblica, meglio conosciuta come spending review, che implica l'ineleggibilità di uno dei candidati nominati in sede di assemblea,  debba o meno essere applicata nel caso in questione, per di più essendo state impartite precise indicazioni dall'Ente d'ambito e dalla Regione. Il provvedimento in questione non è definitivo e per questo domani mattina sarà presentato un ricorso», spiega Camillo Di Giuseppe. 
In sostanza, la spending review indica la riduzione dei Consigli di Amministrazione a tre componenti di cui due dipendenti degli Enti soci, nella fattispecie due dipendenti dei Comuni facenti parte della Sasi, l'altro componente, ossia il Presidente, può essere nominato all'esterno. 
«D'Ercole, come è evidente», va avanti Di Giuseppe, «non possiede le caratteristiche per essere eletto non essendo dipendente comunale. Il problema, dunque, non riguarda la legittimità del Presidente Scutti ma il solo componente del Cda. L'attività della Sasi procede con lo stesso impegno e il rispetto delle leggi e delle procedure come sempre».
«La paralisi di cui parla il senatore Di Stefano è sicuramente un suo auspicio ma non corrisponde alla realtà», continua. «Di Stefano continua ad accanirsi verso questa società che è ben gestita e che è fuori oramai da certe logiche. I conti parlano chiaro rispetto a chi si occupa in modo corretto della cosa pubblica. I danni riguardano altre società e non certo la Sasi che il governo regionale di centro destra indica come la migliore società di gestione. Di Stefano non mi risulta sia un Sindaco di uno dei comuni soci nè in qualche modo c'entri qualcosa con la Sasi. Eppure è interessato in modo compulsivo. Certo a pensar male si fa peccato ma spesso si azzecca. Di Stefano lasci ai Sindaci la gestione della Sasi e si occupi dei problemi dei suoi amici del centro destra regionale. I sindaci di centro destra, poi,  non mi sembrano così agitati dal mancato insediamento di D' Ercole. Che piaccia solo a Di Stefano?»
«PRONTO UN ALTRO RICORSO»

«Sarà il tribunale di Chieti in formazione collegiale a stabilire se una legge dello Stato sulla revisione della spesa pubblica, meglio conosciuta come spending review, che implica l'ineleggibilità di uno dei candidati nominati in sede di assemblea,  debba o meno essere applicata nel caso in questione, per di più essendo state impartite precise indicazioni dall'Ente d'ambito e dalla Regione. Il provvedimento in questione non è definitivo e per questo domani mattina sarà presentato un ricorso», spiega Camillo Di Giuseppe. In sostanza, la spending review indica la riduzione dei Consigli di Amministrazione a tre componenti di cui due dipendenti degli Enti soci, nella fattispecie due dipendenti dei Comuni facenti parte della Sasi, l'altro componente, ossia il Presidente, può essere nominato all'esterno. «D'Ercole, come è evidente», va avanti Di Giuseppe, «non possiede le caratteristiche per essere eletto non essendo dipendente comunale. Il problema, dunque, non riguarda la legittimità del Presidente Scutti ma il solo componente del Cda. L'attività della Sasi procede con lo stesso impegno e il rispetto delle leggi e delle procedure come sempre».«La paralisi di cui parla il senatore Di Stefano è sicuramente un suo auspicio ma non corrisponde alla realtà», continua. «Di Stefano continua ad accanirsi verso questa società che è ben gestita e che è fuori oramai da certe logiche. I conti parlano chiaro rispetto a chi si occupa in modo corretto della cosa pubblica. I danni riguardano altre società e non certo la Sasi che il governo regionale di centro destra indica come la migliore società di gestione. Di Stefano non mi risulta sia un Sindaco di uno dei comuni soci nè in qualche modo c'entri qualcosa con la Sasi. Eppure è interessato in modo compulsivo. Certo a pensar male si fa peccato ma spesso si azzecca. Di Stefano lasci ai Sindaci la gestione della Sasi e si occupi dei problemi dei suoi amici del centro destra regionale. I sindaci di centro destra, poi,  non mi sembrano così agitati dal mancato insediamento di D' Ercole. Che piaccia solo a Di Stefano?»