POLITICA E VELENI

Aca, Di Cristoforo: «Di Marco giocattolo nelle mani di D’Alfonso»

E lui replica: «impudenti e fangodottisti»

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Aca, Di Cristoforo: «Di Marco giocattolo nelle mani di D’Alfonso»

Di Marco e Di Cristoforo

 

 




PESCARA. Torna a parlare l’ex presidente dell’Aca, Ezio Di Cristoforo, ormai fuori dalla spa che gestisce il servizio idrico.
Da giorni viene tirato in ballo nello scontro tra le fazioni opposte del Partito Democratico, ormai dilaniato dopo l’elezione di Vincenzo Di Baldassarre, nominato amministratore unico dell’Aca per i prossimi tre anni

anche grazie anche ai voti di alcuni sindaci di centrosinistra che sarebbero vicini al deputato Antonio Castricone, accusato dal partito di aver tramato alle spalle dei vertici che aveva chiesto il sostengo al candidato Papa.
Tra chi ha votato per Di Baldassarre c’è ad esempio Silvina Sarra, sindaco di Bolognano e moglie di Di Cristoforo, ma anche i comuni di centrosinistra Catignano, Cepagatti, Spoltore, Vicoli, Cugnoli, Corvara, Farindola, Picciano e Tocco da Casauria.
Da giorni, si diceva, tra il sindaco di Abbateggio Antonio di Marco e Castricone c’è un duello a colpi di recriminazioni e accuse. Ieri Di Marco rivendicava la sua richiesta di svolta alla vigilia della rielezione di Ezio Di Cristoforo ma oggi proprio l’ex presidente lo smentisce e chiede a che gioco si stia giocando.
Ad un passo dalle elezioni, insomma, il Partito Democratico appare dilaniato da bagarre tutte interne che puntano, senza esclusioni di colpo, a screditare i colleghi di partito. Un gioco pericoloso con il quale bisognerà fare i conti, tanto che è stato richiesto un incontro con la segreteria regionale per riuscire a capire chi è ancora disposto a fare gioco di squadra.

Come detto anche Di Cristoforo, come Castricone, va a gamba tesa su Di Marco e c’è da aspettarsi a stretto giro un’altra replica al vetriolo.
«Il sindaco Di Marco ha la memoria corta», dice Di Cristoforo, «e dimentica che sono stato eletto presidente dell’Aca per la seconda volta anche grazie al suo sostegno, come testimoniano i verbali dell’assemblea. E’ stata proprio la volontà dei sindaci, infatti, a farmi eleggere per ben due volte, e non certo l’appoggio del partito».
Ma Di Cristoforo smentisce anche l’ingerenza della politica all’interno dell’Aca, considerata da molti anni un giocattolo in mano al centrosinistra. «Dai tempi di Donato Di Matteo a oggi – sostiene l’ex presidente – i partiti non sono mai entrati all’Aca, ma sono sempre stati i sindaci soci a prendere le decisioni. Pertanto, è stato lo stesso Di Marco a sostenere la mia seconda elezione come Presidente dell’Azienda Acquedottistica, in piena autonomia. Se invece Di Marco è diventato soltanto un giocattolo nelle mani di Luciano D’Alfonso, allora ci sarà il tempo in cui i giocattoli si rompono e, in tal caso, mi auguro che il sindaco di Abbateggio ritrovi la serenità vicino alla propria famiglia».

DI MARCO: «ACA COMPAGINE IMPUDENTE E FANGODOTTISTA»

«Gli esponenti del partito dell’ACA, compagine impudente e fangodottista, hanno deciso di eleggermi a loro prediletto idolo polemico», replica Antonio Di Marco.

«Sia pure, non credo di dover rispondere a chi si trova nella condizione di dover lui rendere conto, spero con buon esito, di questioni collettivamente ben più rilevanti di una schermaglia politica. Osservo solo che quanto detto su di me in conclusione da chi ha amministrato l’Azienda negli ultimi anni, prova meglio di ogni altra cosa quanto imparziale e terzo egli sia stato: il suo intervento è la sentenza più chiara sulla questione. Ad ogni modo, per quanto mi riguarda confermo di aver sempre svolto un impegno politico opposto rispetto alle logiche dei maggiorenti dell’ACA e dei loro patroni politici, in testa il deputato Castricone».

Di Marco va avanti: «ho partecipato da sindaco alla rielezione del precedente presidente dopo averla contrastata, avendo perso il confronto interno al nostro gruppo di amministratori, nel quale la linea Castricone si è imposta. A quel punto ho pensato fosse più responsabile non spaccare il gruppo, formato come sono a discutere all’interno e poi a seguire la decisione assunta dalla maggioranza. Vedo, invece, che questa condotta non è seguita dai membri del partito dell’ACA, per i quali conta solo tenere le mani su quell’azienda, anche a costo di dover dare vita a una alleanza trasformista. Soprattutto voglio rassicurare Castricone che non mi difetta la memoria, di cui anzi dispongo almeno nella misura larga di cui lui è provvisto di ben altre doti da Mazzarino. Nel gran libro di questa mia memoria ho rubricato in particolare tutte le sue gesta. Cercheremo di evitare di fargliene commettere di nuove, malgrado egli possa sempre contare sull’adagio antico per il quale “le fregature non si somigliano mai”. Staremo attenti a non dargliene l’occasione. Molto attenti».