POLITICA E BUFALE

Democrazia all'italiana: anche il Referendum diventa una bufala e un affare

Due le iniziative lanciate (e contestate) per abolire privilegi della Casta. Sul web pioggia di contestazioni

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Democrazia all'italiana: anche il Referendum diventa una bufala e un affare
ITALIA. Un monito sinistro arriva dal blog di Beppe Grillo. Suona più o meno così «italiani attenti diffidate dai referenda anticasta potreste trovare le vostre firme su altri documenti».

Il messaggio è a firma del consigliere del M5S torinese Vittorio Bertola.
Il riferimento è al referendum abrogativo per il taglio parziale delle indennità parlamentari, i cosiddetti stipendi d’oro organizzato da ben due comitati: Unione Popolare ed il Comitato del Sole. Mentre il Comitato del Sole ha rinunciato al suo obiettivo per carenza di firme (non ha raggiunto il quorum), Unione Popolare tira dritto per la sua strada in barba a tutti i dubbi di legittimità sollevati.
Ecco le maggiori perplessità del referendum: è legittimo visto che c’è una legge che attesta il contrario? I gruppi promotori prenderanno rimborsi? E’ una trovata pubblicitaria? Perché se è tutto ok Unione Popolare ha annunciato che ad ottobre ci sarà la seconda tornata di raccolta firme?
Cerchiamo dunque di fare un po’ di chiarezza. Innanzitutto è importante precisare che i referendum sono due: il primo promosso del Comitato del Sole e il secondo dal partito Unione Popolare. E questo ha ingenerato molta confusione.
Il referendum promosso da Unione Popolare chiede soltanto l’abolizione della diaria di soggiorno dagli stipendi dei parlamentari, il rimborso delle spese che i deputati dovrebbero sostenere per risiedere a Roma e che ammonta a 3500 euro al mese per ogni deputato e senatore. L’abolizione della diaria consentirebbe un risparmio annuo di circa 50 milioni di euro. Il comitato per non incorrere nel rischio incostituzionalità del referendum ha proposto l’abrogazione solo dei rimborsi di soggiorno e non anche dell’intera indennità costituzionalmente garantita. Questo referendum scade il 31 luglio.
Era possibile votare nei Comuni di appartenenza magari contattando direttamente l’ufficio relazioni con il pubblico (urp) oppure via email.
Si sono registrati diversi problemi organizzativi. In molti Comuni non è stato possibile votare, così come non si è capito chi siano i referenti locali cui rivolgersi.


Il referendum anticasta promosso, invece, dal Comitato del Sole e ritirato per insufficienza di firme chiedeva molto di più: l’abrogazione delle spese di segreteria e rappresentanza, della diaria, dei cumuli d'indennità per partecipazione a commissioni giudicatrici di concorso, missioni, commissioni di studio e commissioni d'inchiesta, degli aumenti periodi di stipendio, dell’avanzamento di carriera, trattamento di quiescenza, trattamento di previdenza, assistenza sanitaria, assicurazione previdenziale, indennità mensile esente da ogni tributo, indennità mensile non sequestrabile o pignorabile.
L’iniziativa, si apprende dal sito web del gruppo  è stata ritirata e riprenderà ad ottobre. Il motivo ufficiale: «le poche firme raccolte finora (circa 250.000) e l'esiguo tempo rimasto per il raggiungimento del minimo di 500.000 firme necessarie per attuare la richiesta di referendum». Ma, fa sapere il comitato, «è stata presa la decisione di ripartire con la raccolta firme ad ottobre al fine di organizzare una struttura operativa più capillare su tutto il territorio nazionale che dia maggiore forza ed incisività all'iniziativa referendaria».


RACCOLTA CONTRA LEGEM?
Le firme raccolte tra maggio e luglio dai comitati potrebbero essere nulle. In base alla legge del25 maggio 1970, n. 352 è vietato il deposito delle firme nell’anno anteriore alla scadenza di una delle Camere. E viste le prossime elezioni politiche le firme si possono raccogliere ma devono essere depositate solo dal primo gennaio 2013 per il referendum dell’anno successivo, nel 2014.
C’è poi anche un problema di validità delle firme raccolte perché l’articolo 28 del testo stabilisce che «tutti i fogli contenenti le firme e dei certificati elettorali dei sottoscrittori deve essere effettuato entro tre mesi dalla data del timbro apposto sui fogli medesimi a norma dell’articolo 7». Le firme depositate quindi non devono essere più vecchie di 90 giorni e quelle raccolte sarebbero scadute da un pezzo.
C’è poi il dubbio sui rimborsi spettanti al comitato organizzatore della raccolta firme. Per ogni firma raccolta il comitato percepirà 0,52 centesimi ma è anche vero che i rimborsi non si ottengono semplicemente raccogliendo le firme ma esclusivamente se il referendum viene indetto e se si raggiunge il quorum (50% + 1 degli aventi diritto).
Nel caso in cui dovesse andare tutto in porto Unione Popolare ha detto che rinuncerà ai rimborsi. Anche il comitato del Sole farà lo stesso e devolverà il tutto in beneficenza al Centro Risvegli ibleo, all’ ospedale Palombara Sabina, all’ospedale pediatrico Meyer, all’Anmar, all’ associazione nazionale malati reumatici onlus.


GRILLINO PARLANTE
Intanto i grilli parlanti del Movimento a 5 Stelle hanno sollevato un’ altra perplessità.
In particolare il consigliere del M5S torinese Vittorio Bertola, che ha definito l’intera operazione una bufala, si è scagliato contro il segretario politico dell’Up Maria Di Prato.
Oltre alla illegittimità della raccolta firme, Bretola ha paventato il rischio di un possibile utilizzo delle firme dei cittadini per altri scopi. «Qui a Torino», ha ricordato, «abbiamo anche un’altra esperienza: ricorderete quel Renzo Rabellino che riesce a far eleggere consiglieri qua e là con coalizioni di liste improbabili, come Grilli Parlanti, Lega Padana e Forza Toro. È ormai appurato che molte persone che avevano firmato per presentare petizioni contro il canone Rai o contro le strisce blu, persino personaggi famosi come Luciana Littizzetto, avevano ritrovato la propria firma magicamente apposta sotto le liste elettorali di Rabellino. È per questo che mi permetto di sospettare che tutte queste centinaia di migliaia di italiani che ora corrono a firmare fogli dal primo che passa per “far finire questo schifo dei politici” potrebbero a loro insaputa, l’anno prossimo, presentare alle elezioni politiche le liste di qualche nuovo partito pieno di riciclati».
La Di Prato ha confermato che l’Unione Popolare correrà alle prossime elezioni politiche. «Il nostro è un movimento fatto di cittadini», ha dichiarato, «e abbiamo fatto tutto per ridare equità al Paese, dal referendum contro i nominati in Parlamento a questo contro i privilegi dei parlamentari».
E c’è chi ha “osato” malignare: «non è che il referendum è stato usato come pubblicità pre elettorale?».

Marirosa Barbieri