L'OPERA CONTESTATA

Filovia, l’appello di Acerbo: «la Procura sequestri il cantiere»

Faieta (Pdl): «la Gtm ha l’obbligo di andare avanti»

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Filovia, l’appello di Acerbo: «la Procura sequestri il cantiere»
PESCARA. La Gtm non può bloccare i lavori, deve andare avanti. Lo dicono con fermezza il presidente della Provincia Guerino Testa e il capogruppo del Pdl Angelo Faieta.

Anche dopo l’apertura dell’inchiesta e l’avviso di garanzia a Michele Russo e a due tecnici delle ditte costruttrici  il messaggio che arriva dall’ente provinciale è chiaro: non ci si deve fermare. Un messaggio di supporto non secondario che giunge nel pieno delle polemiche delle ultime settimane che si sono rifatte feroci e pressanti.
La commissione Via ha di fatto messo in mora la Gtm ed ha intimato a questa di «non realizzare la posa in opera e la messa in esercizio di qualunque tipo di dispositivo che farebbe configurare il sistema proposta a guida vincolata immateriale … con l’avvertenza che il comitato in difetto prenderà provvedimenti». I lavori sono andati avanti. Il Wwf lo ha segnalato alla Regione, i cittadini contrari al progetto sono scesi nuovamente in strada a protestare. C'è stata una nuova sollecitazione da parte di comitati e associaziooni alla procura che però ha i suoi tempi.
«Si tratta di una polemica che andrebbe ricondotta a ragionevolezza e concretezza perché arriva fuori tempo massimo», dicono Testa e Faieta.
«Da tempo, molto tempo», dice Faieta, «è stata superata la fase della concertazione e della partecipazione dei cittadini al processo decisionale. Un processo chiuso già da anni dopo il via libera arrivato da tutti i livelli istituzionali, dal Governo ai Comuni di Pescara e Montesilvano superando analisi e approfondimenti di amministrazioni di entrambi gli schieramenti. Nessuno, fino ad oggi, ha mai bloccato l'iter per la realizzazione della filovia e di certo non può farlo un gruppo di cittadini. La Gtm ha l'obbligo di legge di andare avanti, commetterebbe un reato a bloccare tutto, e solo cause di forza maggiore o la magistratura potrebbero imporre uno stop in questa fase. Far credere all'opinione pubblica che il rischio sia solo quello di pagare una penale - come fa il Pd - è falso e fuorvivante per cui è opportuno evitare di fare confusione».
A questo proposito il presidente Testa annuncia di voler avviare una fase di riflessione e approfondimento: «voglio promuovere un incontro pubblico - dice - per far capire come si sia arrivati ad oggi, ripercorrendo l'iter partito molti anni fa. Bisogna spiegare ai cittadini chi ha deciso cosa, evitando strumentalizzazioni politiche da parte del centrosinistra che ha sempre partecipato al processo decisionale e ha mostrato di avere posizioni diverse, spaccandosi in più occasioni al suo interno. E chi oggi polemizza prima era al governo della città».
Ma il consigliere comunale e regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, chiede di riflettere attentamente su quanto si sta facendo: «oggi si discute di una procedura di appalto evidentemente viziata da gravi irregolarità su cui pendono ipotesi di reato come truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture e falso».

I super-esperti incaricati dalla Procura hanno confermato gli elementi evidenziati negli esposti presentati proprio da Acerbo e da comitati e associazioni, e hanno anche aggiunto ulteriori rilievi.

«Oggi non è in discussione qualche aspetto della procedura eventualmente sanabile ma la regolarità dell'intero appalto della filovia», sottolinea ancora l’esponente di Rc. «Ormai è più che lecito dubitare che il Phyleas percorrerà un giorno le strade di Pescara. La mancata sospensione dei lavori da parte della Gtm è davvero irresponsabile».
Ma Acerbo contesta anche il comportamento della Regione, in particolare del direttore Sorgi che «evita di esercitare i poteri attribuitigli dall’ordinamento» e lascia a Russo l’interpretazione della “messa in mora” inviata dal Comitato Via alla Gtm. «Vista la latitanza dell’assessore Morra e del presidente Chiodi diventa indispensabile il sequestro del cantiere da parte della Procura per evitare un inutile spreco di denaro pubblico».