IL FATTO

Trasparenza zero: la Fira si rifiuta di dare le carte anche ai consiglieri regionali

Acerbo (Prc) e D’Alessandro (Idv): «ha senso sostenere la Fira»?

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Rocco Micucci

Rocco Micucci

ABRUZZO. La Fira Abruzzo non intende dare le carte ai consiglieri regionali Maurizio Acerbo e Cesare D’Alessandro. La finanziaria regionale controllata al 51% dalla Regione con finalità pubbliche non ci sta proprio a subire controlli dei consiglieri.

A dirlo è il suo presidente Rocco Micucci: «la Fira non è ente pubblico, non è una società in house, l’unico Ente ad effettuare controlli è la Regione e non i suoi consiglieri».
Dunque bisogna passare attraverso la Regione per saperne di più. Una situazione che definire singolare è poco e che mette Micucci e la Fira sulla strada della coerenza perchè le risposte rimangono le stesse di sempre e che può diventare però pericolosa per l'ente pubblico Regione che sostiene l'operato della finanziaria.
Così il consiglieri Cesare D’Alessandro che ha scritto a Chiodi per ottenere le carte dell'appalto sui lavori effettuati nella nuova sede Fira ottenendo che il segretariato generale della Giunta girasse la richiesta a Micucci. Quello che i consiglieri vogliono controllare è una aspetto dell'operato della finanziaria che continua ad dare appalti senza alcun tipo di trasparenza nè pubblicazione di atti. Ed ora negando le carte anche ai consiglieri.
Che senso ha allora, si domandano i consiglieri, avere la maggioranza della Fira?


TANTE DOMANDE NESSUNA RISPOSTA
La richiesta riguardava dei documenti riguardava il rilascio in copia di tutti gli atti e documenti nessuno escluso propedeutici, conseguenti ed a qualsiasi titolo connessi all’appalto ed all’esecuzione di tutti i lavori inerenti i nuovi uffici della Fira spa siti in via Ferrari a Pescara.  L’8 giugno tramite il segretario generale della presidenza della Giunta regionale Enrico Mazzarelli la Regione ha inviato la richiesta al presidente Fira.
L’11 giugno il presidente Micucci ha fatto sapere che non avrebbe assecondato le richieste adducendo come motivazione il fatto che solo la Regione può accedere agli atti e che il controllo deve essere svolto attraverso il collegio sindacale nel rispetto delle norme codicistiche ed a garanzia dei soci privati.
Micucci ha tenuto a ricordare l’enorme risparmio derivato dal trasferimento della vecchia sede nella nuova: l’affitto della sede di via Parini era pari ad 85.000 euro annui mentre quella attuale richiede un canone di 66.000 euro (un risparmio di 20.000 euro, 120.000 se si considera la durata del contratto di sei anni). Il risparmio complessivo per i prossimi sei anni sarà di 284.000 euro.
Cifre spontaneamente fornite, precisa D’Alessandro, «anche se non richieste, relative a presunti e futuri risparmi e che già campeggiano su quotidiani, blog e siti, previa diffusa ma non documentata comunicazione resa dallo stesso Micucci».
E’ proprio sulla natura dell’ente (pubblica o privata?) che si è giocata la partita più importante D’Alessandro Micucci.
Il presidente della Fira per difendere la natura privata della società ha ricordato la partecipazione di soci privati al 49%.
Ma il decreto legislativo 163 del 2006 dice D’Alessandro, «stabilisce che è pubblico un ente che persegue finalità di interesse generale, la cui attività sia finanziata in modo maggioritario dallo Stato o dagli enti pubblici territoriali. E la Fira sembra perseguire questo interesse pubblico visto è strumento di attuazione della programmazione economica regionale ed opera per lo sviluppo e per l’ equilibrio economico della Regione oltre ad essere finanziata dalla stessa Regione».
Insomma la solita brutta storia di un amministratore pubblico, nominato dalla politica, politico a tutti gli effetti che  amministra soldi pubblici e si comporta come molti prima di lui negando una trasparenza più che opportuna. E dire che Micucci aveva promesso tutto un altro mondo...

Risposta Presidente Della FIRA