TRUFFE E FONDI PUBBLICI

Fira, fondi Docup: Vincenzo Angelini condannato a risarcire 67mila euro

Il progetto fantasma ottenne il finanziamento della finanziaria regionale

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Angelini e Masciarelli

Angelini e Masciarelli

ABRUZZO. Ancora una condanna della Corte dei Conti sui fondi Docup gestisti dalla Fira di Giancarlo Masciarelli.

Solo qualche mese fa una analoga condanna era stata comminata a Vittorio Forte .
Con la sentenza del 16 maggio 2012 depositata il 13 giugno scorso la Corte dei Conti sezione giurisdizionale della regione Abruzzo ha condannato Vincenzo Maria Angelini al pagamento di 67.018,46 di euro nei confronti della Fira e della Regione per aver intascato illegittimamente soldi pubblici utilizzandoli per altri scopi.
L’imprenditore era titolare di tre società (Sistemi Organizzativi srl, Verde srl e Gestioni Manageriali srl) tutte destinatarie a vario titolo di contributi pubblici. In particolare Angelini ha incamerato fondi Docup (Documento Unico di Programmazione, per gli interventi strutturali comunitari nella Regione Abruzzo, anni 2000-2006) fornendo una documentazione fasulla, come accertato dalla Guardia di Finanza.
I giudici parlano dell’uso «disinvolto di false fatturazioni e/o dichiarazioni irregolari o non corrispondenti al vero da parte di Angelini».
Il trucchetto è noto. Angelini ha dichiarato di voler realizzare con danari pubblici un progetto riguardante incentivi per l’abbattimento del tasso d’interesse (con la s.r.l. Gestioni Manageriali srl), l’ammodernamento, consolidamento e ampliamento del tessuto produttivo con abbattimento tasso d’interesse (con Sistemi Organizzativi srl e Verde srl). E per fare questo ha presentato una documentazione attestante locali, progetti e rendicontazione delle somme impegnate per procurarsi gli strumenti.
Carte e certificati che si sono rivelati falsi in quanto «l’unico scopo era l’indebita intercettazione di contributi pubblici in danno dell’amministrazione e di altri soggetti che avrebbero meglio potuto impiegare quelle risorse». 


In particolare la Guardia di Finanza ha riferito che le tre società facenti capo ad Angelini avevano la propria sede operativa in un garage di circa 25 mq; che il sito si è però rivelato un semplice recapito postale, privo di un'effettiva attività imprenditoriale; che non è stata ritrovata la gran parte del materiale tecnologico indicato invece come acquistato nelle fatture rendicontate.
Dunque una truffa a tutto tondo che ha costretto la Regione a revocare i contributi erogati a vario titolo alle società. Una parte delle somme ricevute dalle società sono state già restituite. Anche il curatore fallimentare della società “Sistemi Organizzativi srl”, Giuseppina Ivone, ha ravvisato la responsabilità personale del signor Angelini.
E’ innegabile, si legge in sentenza dei magistrati Martino Colella, Federico Pepe e Gerardo de Marco, «l’esistenza di condotte trasgressive e illegittime dell’incolpato contrarie allo svolgimento di una funzione pubblica conforme ai noti principi del buon andamento amministrativo che obbligano i pubblici amministratori e/o dipendenti ad operare sempre con imparzialità, trasparenza e correttezza, nonché al legittimo ricorso all’acquisizione di contributi pubblici da parte dei soggetti privati investiti, attraverso l’erogazione di risorse, dello svolgimento di un programma economico di rilievo pubblico».
Così come nella sentenza non manca la riflessione dolente rivolta agli imprenditori onesti: «il finanziamento pubblico acquisito indebitamente dalle predette società attraverso una serie di oggettive irregolarità contabili e amministrative poteva essere erogato ad altre imprese che correttamente acquisiscono e utilizzano le risorse della collettività».
Poteva, ma così non è stato.


Marirosa Barbieri