SANITA'

Chiodi: «la mobilità passiva diminuisce» ma continua l’emorragia di soldi

Nel frattempo si impongono tetti alle cliniche private locali

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Chiodi: «la mobilità passiva diminuisce» ma continua l’emorragia di soldi
ABRUZZO. In Abruzzo la mobilità sanitaria passiva ha invertito la tendenza: mentre prima cresceva, nel 2011 è diminuita, di poco, ma è diminuita (come aveva anticipato 11 giorni fa PrimaDaNoi.it).

La conferma dell’inversione di tendenza c’è stata per il dato economico-contabile, con 169 mln di mobilità passiva a fronte di 101 mln di attiva, con la differenza negativa tra mobilità attiva e passiva che ha fatto registrare negli ultimi tre anni un sostanziale blocco sui 66-67 mln di euro.
 E c’è stata soprattutto per il numero dei ricoveri. Infatti si è passati dai 44 mila nel 2009 ai 47 mila l’anno successivo e ai 45 nel 2011 (cioè la differenza tra i 137 mila ricoveri passivi e gli 87 mila attivi). Ieri il presidente Gianni Chiodi ha solo aggiunto qualche slide a colori e qualche grafico per spiegare visivamente il fenomeno e si è tolto dalle scarpe qualche sassolino politico.
«E’ la prima volta che si inverte la tendenza alla crescita di questo fenomeno negativo per le casse regionali, costrette a pagare l’assistenza erogata da altre regioni – ha dichiarato Chiodi – e questo è merito delle scelte messe in campo dalla mia amministrazione. Dopo il default della sanità abruzzese, il cui punto più basso come reputazione è stata la firma sul Piano di rientro dai debiti che avevano raggiunto cifre colossali, abbiamo risalito la china e da regione canaglia siamo diventate regione virtuosa. E con il pareggio di bilancio adesso le Asl hanno riattivato le assunzioni (ci sono già più medici e più infermieri) ed hanno avviato un piano di aggiornamento delle tecnologie. Questa ripartenza farà sentire il suo effetto sulla mobilità passiva ancora di più nei prossimi anni: più Tac, più robotica, più eccellenze, meno viaggi fuori regione. Perciò per il futuro sono ottimista».

I numeri, come si vede, danno ragione a Chiodi: anche se di fronte alle statistiche una sana prudenza non guasta anche per le alchimie legate ai soldi ed ai saldi (la differenza in meno potrebbe dipendere da un aumento della mobilità attiva).
Bene ha fatto perciò il presidente a fermarsi sul dato assoluto dei ricoveri che mostrano un trend alla diminuzione. Certo siamo di fronte ad un’operazione per gran parte solo contabile, ma anche aver tagliato sprechi è un merito. Resta però il dato politico di non aver saputo coordinare gli sforzi per il risanamento del bilancio in sanità con il mantenimento della qualità dei servizi al territorio, per cui resta un pò indigesto e contraddittorio salutare come un successo la chiusura dei piccoli ospedali che ha lasciato sguarniti i territori dell’interno. Ai dati forniti da Chiodi non crede invece Carlo Costantini, Idv, secondo il quale sarebbero cambiati i metodi della tariffazione intraregionale per cui non sarebbe vera e sostanziale la diminuzione vantata, frutto invece di un’operazione contabile e basta, di quelle che nei bilanci fanno apparire come attivo un sostanziale passivo. Stranamente però Chiodi non ha forzato l’interpretazione politica di questo successo, limitandosi a notare che tutto sommato si tratta di un 2,5% del bilancio «e che significa tutta questa attenzione».

Ed invece significa. Il dato della mobilità misura infatti lo stato di salute della sanità regionale e il disagio dei cittadini. Se ci fossero tutti ospedali di eccellenza, saremmo qui a registrare solo gli incassi e non i pagamenti. Invece – e purtroppo – si viaggia ancora intorno ai 170 mln di euro, un’emorragia di soldi che partono dall’Abruzzo verso le regioni più ricche ed attrezzate sottraendo lavoro e soldi agli abruzzesi. La mobilità passiva è un sintomo importante come lo possono essere le infezioni urinarie da catetere in un reparto o le infezioni contratte in ospedale: questi eventi sono le spie che indicano che quel reparto o quell’ospedale non vanno, anche se si effettuano centinaia o migliaia di interventi.

Allora giova ripetere due concetti essenziali: il primo è che la mobilità passiva significa che la qualità della sanità abruzzese non è ancora di eccellenza (guarda caso i reparti migliori fanno registrare mobilità attiva), il secondo è che si tratta di lavoro sottratto agli abruzzesi, che siano essi ospedali, cliniche private o personale sanitario. Resta infatti incomprensibile il blocco imposto con tetti assurdi alle cliniche che volevano lavorare per abbattere questi numeri negativi, così come denuncia l’Aiop che parla di verbali in cui si prometteva lavoro per la mobilità, cosa che poi non è stata mantenuta.

Il secondo concetto è che la sanità è anche qualità percepita o effettivamente erogata. E su questo versante la tendenza non si è invertita: mancano i servizi sul territorio, i distretti non fanno filtro, i medici di medicina generale ed i pediatri non sono stati raggiunti da nessuna riforma, la rete dell’emergenza urgenza è affidata in appalto alla Croce rossa ed alle Misericordie, la sanità abruzzese è sbilanciata verso il mare lasciando le zone interne desertificate dal punto di vista assistenziale e chi più ne ha più ne metta. I numeri tornano? Sarà pure. Ma viene in mente il  famoso detto: “operazione chirurgica riuscita, paziente morto.”
Sebastiano Calella

SANITA' ABRUZZO. mobilita 2011