LA NUOVA GEOGRAFIA

Accorpamento Province, arriva la proposta ‘salva Pescara’

Pescara, Chieti e Teramo insieme nella Provincia Appennino Adriatica

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Mascia e Di Primio

Mascia e Di Primio

PESCARA. Sarà pubblicato domani il Decreto che definirà in maniera precisa i criteri che verranno utilizzati per decidere quali Province accorpare e come farlo.

A Pescara l’idea che spaventa di più è l’accorpamento con la città teatina e la conseguente denominazione ‘provincia di Chieti’ che si vuole sventare a tutti i costi. Così, proprio da Pescara, parte l’idea della nascita di una nuova provincia, quella Appennino-Adriatica che accorperà Teramo, Chieti e Pescara (quest’ultima sarà il capoluogo perché più popolosa rispetto alle altre due) mantenendo intatta quella de L’Aquila.
L’ipotesi è stata annunciata dal sindaco Luigi Albore Mascia, dal senatore Andrea Pastore e dal presidente della Provincia Guerino Testa.
La proposta (che prevede comunque per Pescara «un ruolo centrale») è stata già protocollata e inviata al presidente del Consiglio Mario Monti, al ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, al ministro dell’Economia e delle Finanze Vittorio Grilli e al ministro per la Pubblica Amministrazione e Semplificazione Filippo Patroni Griffi.
«Ritengo legittimo, oltre che doveroso, quale sindaco», scrive Mascia nella missiva, «sottoporre all’attenzione del Governo alcune considerazioni, partendo innanzitutto dal perfetto equilibrio territoriale oggi esistente, anche in termini demografici, con l’attuale divisione in quattro Province: la provincia de L’Aquila ha 310mila abitanti, Chieti ne ha 397mila, Teramo 312mila e quella di Pescara 323mila, con il capoluogo di provincia più popoloso, 123mila abitanti a fronte dei 72mila residenti della città de L’Aquila, 51.600 residenti nella sola città di Chieti, e 55mila a Teramo città».
«Signor Presidente e signori Ministri – si legge ancora nella nota – vorrei sottolineare come il sostanziale equilibrio attuale tra le quattro province abruzzesi, sarebbe sicuramente stravolto da una così violenza rivoluzione territoriale. Da ciò nasce il giustificato timore che potrebbero ridestarsi antiche e devastanti rivalità campanilistiche, soprattutto tra le città di Pescara e L’Aquila, faticosamente superate attraverso una soluzione consacrata nello Statuto regionale, su cui è necessario riflettere in termini istituzionali».

«PESCARA SARA’ IL CAPOLUOGO DELLA NUOVA PROVINCIA»
Da qui la proposta «ottimale» della costituzione della Provincia Appennino-Adriatica, o Adriatico-Appenninica, da ottenersi attraverso l’accorpamento per fusione delle attuali Provincie di Pescara, Chieti e Teramo. «Tale soluzione», spiega Mascia, «collimerebbe con la effettività geografica, orografica ed economica dei territori ricompresi i quali riconoscerebbero in un’unica realtà amministrativa coerente ed organica una omogeneità demografica e storica che favorirebbe la redistribuzione dei servizi burocratici e, infine, rappresenterebbe, attraverso l’eliminazione di due Province su quattro, un autentico contributo nel rispetto delle popolazioni interessate e coinvolte».
«Questa», ha commentato il senatore del Pdl Andrea Pastore, «è la soluzione più razionale, perché anche Chieti in realtà è sulla graticola nella valutazione dei criteri, e l’accorpamento delle tre Province sarebbe l’ipotesi più operativa non tanto per Pescara, ma perché salverebbe l’Abruzzo dalla frammentazione del territorio che deriverebbe dall’accorpamento di Teramo con l’Aquila, visto che molti Comuni del teramano andrebbero con le Marche, impoverendo il nostro territorio, e una parte con Pescara. Del resto consideriamo che, se c’è un’indicazione già chiara giunta dal Governo, è che, nell’accorpamento, il Capoluogo di Provincia sarà fissato nella città più popolosa, e detto questo penso che la questione del campanile possa essere archiviata».
«La fusione delle tre Province – ha sottolineato il presidente Testa – potrebbe essere una giusta intuizione per l’omogeneizzazione del territorio, per la dimensione ottimale sulla base dei criteri fissati dal Governo, per la densità abitativa e l’attrazione socio-economica».

«Reputo interessante, e degna di considerazione tale ipotesi», commenta il senatore del Pdl Fabrizio Di Stefano, «però ritengo anche che, forse, sarebbe stato opportuno farne oggetto di un comune momento di riflessione per un'attenta valutazione. Qualcuno potrebbe vedere tale proposta come dettata da sentimenti di campanile. Questo dei campanili è un argomento particolarmente sentito e delicato nella nostra Regione, per cui credo vada affrontato con massima circospezione».