SANITA'

Mobilità passiva in calo nel 2011: rimane a quota 45mln

Continuano i viaggi della speranza: la qualità percepita dell’assistenza resta bassa

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Mobilità passiva in calo nel 2011: rimane a quota 45mln
ABRUZZO. In Abruzzo la mobilità sanitaria passiva diminuisce. Di poco (circa 2 milioni in meno), ma diminuisce. E passa dai 47 milioni del 2010 ai 45 del 2011.

Sono dati provvisori del tutto ufficiosi, ma molto attendibili, che andranno confermati da approfondimenti più puntuali. Il quadro che emerge è infatti leggermente diverso da quello riportato - ad esempio – nel bilancio della Asl di Chieti e dai report dell’anno scorso, quando per il 2010 si parlava di una mobilità passiva di 50 mln, frutto della differenza tra i 133 mln di quella passiva e gli 83 di quella attiva. Al di là degli arrotondamenti e degli scostamenti, un fatto però è chiaro: si viaggia ancora attorno ai 45 mln, che sono comunque una cifra considerevole. E visto che il dato resta fermo su valori alti, la mobilità passiva si conferma come un fenomeno strutturale e non congiunturale.
Quest’anno non si può invocare il terremoto come causa né si possono ridurre i viaggi della speranza ad un dato di costume o di moda, oppure di comparaggio dei medici o addirittura di sfiducia dovuta ai tagli in sanità e alle chiusure dei piccoli ospedali. Probabilmente le cause della mobilità passiva sono più di una, però, l’entità del fenomeno non depone a favore di un’immagine sanitaria di eccellenza degli ospedali abruzzesi che perdono pazienti a favore di Marche, Lazio, Molise, Campania e Puglia che sono le regioni che pescano meglio in Abruzzo.

Appare evidente, almeno dai dati provvisori ed ufficiosi che PrimaDaNoi.it ha potuto consultare, che le cause del fenomeno potrebbero essere almeno due: la più importante è la minore qualità percepita dell’assistenza sanitaria a Chieti e a Teramo (che registrano i dati più alti della mobilità passiva: rispettivamente 36 mln e 42) che si traduce anche in una più modesta mobilità attiva (21 mln e 8). All’Aquila si registrano invece 47 mln di mobilità attiva e 30 di passiva, a Pescara 26 di attiva e 24 di passiva. La seconda causa del fenomeno sembra la scelta autolesionistica della Regione che ha imposto tetti alla sanità privata che voleva recuperare la mobilità passiva. Il che di fatto ha impedito di tamponare il fenomeno ed ha prodotto meno lavoro per medici, infermieri e amministrativi abruzzesi. Su quest’ultimo aspetto del problema, per due anni (gestione Baraldi) si è parlato di possibili accordi di confine con le Regioni viciniori per limitare il danno. E non si è voluto ammettere che queste Regioni (come ha confermato a PrimaDaNoi.it il presidente delle Marche) mai e poi mai firmeranno accordi per limitare il loro guadagno. Preoccupante perciò appare – se confermato – il progetto del nuovo sub commissario Giuseppe Zuccatelli che pensa ancora agli accordi di confine. La via obbligata per limitare il fenomeno, in alcuni aspetti però incomprimibile, resta perciò solo quella della offerta sanitaria più qualificata, con più efficienza e servizi.

Si tratta cioè di trasformare molti reparti in punti di riferimento nazionali in alcuni settori e di rendere comunque più efficienti gli ospedali.
«Infatti l’Agenzia Nazionale Sanitaria (Agenas) ha dimostrato che la mobilità passiva abruzzese è strutturata soprattutto per patologie di media e bassa complessità», scriveva ad inizio 2012 Davide Farina della Cisl Fp che contestava anche le cifre della mobilità in quanto saldi tra quella passiva e quella attiva. In realtà il fenomeno andrebbe valutato nella sua interezza: cioè parlare della mobilità passiva 2011 significa riferirsi ad un fenomeno che costa 132 mln e non il saldo tra mobilità passiva ed attiva. Se dunque le cifre ufficiose fossero confermate, a fronte dei probabili tagli ancora prevedibili per le politiche nazionali, l’Abruzzo avrebbe margini di recupero molto interessanti e potrebbe creare molti posti di lavoro in più.
Sebastiano Calella