VENDERE PER FARE CASSA

Roseto, vendita beni comunali, la Federazione di sinistra non ci sta

Il gruppo propone alternative

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Roseto, vendita beni comunali, la Federazione di sinistra non ci sta
ROSETO. Riqualificare, risparmiare e non vendere. E’ l’alternativa proposta dalla Federazione sinistra Roseto Prc/ Pdci alla vendita comunale di beni pubblici annunciata dal Comune.

Nella delibera di Giunta (la numero 59 del 22 giugno 2012) l’Ente ha mostrato l’intenzione di alienare alcune strutture (aree nella zona sud del lungomare Trieste di Roseto degli Abruzzi, l’ ex “Villa Clemente”, il mercato coperto comunale, l’ex scuola elementare in località Borsacchio, l’area dell’ex scuola sita in località Piane Tordino e l’ex scuola in località Giardino).
La notizia ha messo in allarme la Federazione preoccupata in particolar modo per le sorti di Villa Clemente.
La proposta alternativa del gruppo punta invece sulla valorizzazione del patrimonio esistente.«Dal momento che il Comune paga un canone d’affitto», dice il portavoce del gruppo Marco Borgatti, «per il centro dell’impiego di circa 39 mila euro, di cui circa 10 mila a carico del Comune di Roseto ed il resto suddiviso nei vari comuni dell’ente d’ambito e versa affitti per circa 21.900€ per rimesse e magazzini ed altri 9.000€ per uffici del settore commercio in centro, sarebbe meglio razionalizzare, ovvero riqualificare le scuole messe in vendita e i locali pubblici nell’ex area monti per spostare in quei luoghi uffici e magazzini. Questa operazione porterebbe alle casse comunali circa 60.000€ annui, una somma considerevole che di fatto renderebbe svantaggioso vendere questi locali. In dieci anni vuol dire avere oltre 600.000€ per risanare il bilancio ed investire poi sul territorio».
Borgatti ha poi tirato in causa il caso della vendita della farmacia comunale, «struttura in utile che potrebbe, con una corretta gestione offrire ampi servizi gratuiti ai cittadini».
La sensazione, secondo il gruppo è che invece il Comune «decida di perseguire metodi arcaici che li rendono uomini antiquati per i moderni canoni di gestione della cosa pubblica».