GIUSTIZIA

Inchiesta ex Delverde, la prescrizione ferma la giustizia

Masciarelli tra gli indagati per concussione

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Inchiesta ex Delverde, la prescrizione ferma la giustizia
LANCIANO. I reati risalgono al 2004 e dopo otto anni il processo non ha superato nemmeno l’udienza preliminare ma il tempo a disposizione della giustizia italiana è scaduto.

Tutto prescritto, dunque, è non si conoscerà mai la verità giudiziaria. Infatti non si procederà per intervenuta prescrizione relativa al reato di peculato nei confronti dell'ex presidente della Fira Giancarlo Masciarelli, l'imprenditore di Altino Marco Picciotti, Franco Alberto Picciotti, Manola Giangiulio e Rita D'Alonzo, madre di Marco Picciotti.
La decisione è stata presa del gup di Lanciano Francesca Del Villano Aceto che, calendario alla mano, non poteva fare diversamente.
Il presunto reato di peculato aggravato in concorso, risalente al 2004, riguardava un finanziamento di un milione e 900 mila euro ottenuto dalla Regione e non destinato alla finalità prevista ma pronto per l’acquisto della Delverde, già ammessa alla procedura concordataria.
Per tutti, il pm Rosaria Vecchi aveva chiesto il rinvio a giudizio. Negli ultimi anni le varie udienze hanno subito diversi rallentamenti a causa di rinvii e richieste di incompatibilità territoriale tanto che l’inchiesta sul presunto fallimento del pastificio è stato smembrato in più parti e diviso tra i Tribunali di Chieti, Vasto, Lanciano e Roma. Se a Lanciano è approdato il filone che oggi si chiude con un nulla di fatto, a Vasto è finito il concorso in concussione e false comunicazioni sociali contestati a Marco Picciotti, Alessandro Giangiulio, Pietro Anello, Carmela Alimonti, Leonardo Alimonti, Rocco Iezzi e Francesco Corazzini.
A Chieti il tribunale si è occupato dell’accusa di bancarotta contro Masciarelli, Picciotti, Giorgio De Gennaro,Giorgio Guido Canella, Antonio Di Loreto, Anello, Carmela e Leonardo Alimonti. A Roma, invece, era approdato il filone della presunta ricettazione, indagato l’avvocato Pietro Anello.
L’ex pastificio Delverde nel 2003 viveva una situazione di disagio e di perdite. Venne tentato un aumento di capitale che non andò a buon fine e si diede mandato a settembre a tre legali (Giancarlo Tittaferrante, Augusto La Morgia, Giuliano Milia) di cercare nuovi partner esterni. Anche questo tentativo ebbe esito negativo. In questa situazione di difficoltà e disagio, verso fine ottobre 2003, si inserì la figura di Masciarelli, allora promessa del governo Pace, voluto a tutti i costi dall’assessore Vito Domenici a presiedere il braccio operativo della Regione, la Fira.
Gli inquirenti hanno potuto appurare che Masciarelli conosceva molto bene l'azienda perchè era stato informato nei dettagli da Ernesto Talone, membro del Cda, e da un'altra preziosa conoscenza, l'avvocato Pietro Anello di Roma (che ha svolto un ruolo importante anche per le cartolarizzazioni dei debiti della sanità e consulente esterno della Carichieti).
Anello era, infatti, consulente all’epoca della Molino Alimonti la quale deteneva una quota della Delverde, dunque, il professionista poteva conoscere bene grazie al suo incarico come stavano le cose.

* TUTTO SULL’INCHIESTA DELVERDE