SOLDI E MISTERI

Centrale idroelettrica Vomano: che fine hanno fatto i soldi? Ed il Consorzio chiede nuova proroga sine die

Dopo 30 anni d’attesa niente da fare.

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Centrale idroelettrica Vomano: che fine hanno fatto i soldi? Ed il Consorzio chiede nuova proroga sine die
VILLA VOMANO. Forse qualcuno se l’era scordata (è difficile mantenere la conta delle incompiute d’Abruzzo). Ma la centrale idroelettrica del Vomano che da circa un trentennio aspetta di vedere la luce, ha “bussato” alla porta della Regione.

Ad udire il rintocco è stato il consigliere Idv Cesare D’Alessandro, lo stesso che due anni fa sollevò il problema. Com’è possibile, ha domandato D’Alessandro a Gianni Chiodi e all’assessore Febbo «che nonostante abbia ottenuto lauti finanziamenti (tre) e l’ennesima proroga dei lavori a fine 2010, per 15 mesi, l’impianto non sia stato più realizzato? ».
A ripercorre la triste vicenda della vecchia incompiuta la strada delle incongruenze è lunga e irta di domande senza risposte. L’impianto appartiene al sistema di centrali costruite lungo la Valle del Vomano, ribattezzato come il più grande dell'Appennino e d'Abruzzo.
Una prima tranche di danari per la realizzazione dell’opera (11 miliardi delle vecchie lire) fu stanziato nel 1983 e doveva servire a realizzare ben due centrali, di cui una a Pagliare di Morro D’Oro, completata e funzionante. Nel 1998, il Cipe intervenne con un secondo finanziamento di 6 miliardi e 600 milioni di lire, ma neppure questo secondo importo fu sufficiente a completare l’opera che, nel frattempo, era stata affidata al Consorzio Nord.

Poi la Regione, nel 2010 ha sfoderato un finanziamento di un milione di euro, concedendo due anni di tempo per completare definitivamente la centrale.
E qui sono arrivati i problemi, secondo D’Alessandro. «Dopo lo stanziamento di un milione di
euro per i lavori di completamento, appaltati con procedura d’urgenza il Consorzio è incorso in denunce per danni al cantiere di lavoro, a seguito di fenomeni calamitosi (le piogge) facendo trascorrere inutilmente tutto l’anno 2010. Il direttore dei lavori, da parte sua, ha preannunciato che gli importi dei lavori potrebbero subire incrementi sostanziali. Il Consorzio, a questo punto, si è affidato ad avvocati ed ingegneri esterni per dirimere la questione e cercare di terminare l’opera, spendendo la bellezza di un centinaio di migliaia di euro per i professionisti. L’unico a farne le spese è stato il direttore dei lavori, che è stato esonerato mentre la centrale è ancora ferma».
La situazione oggi è assai delicata e bisogna muoversi con cautela. Il Consorzio, secondo D’Alessandro, «già accusa problemi finanziari e potrebbe decurtare stipendi e disdettare gli accordi sindacali. Se poi si procede alla revoca dei finanziamenti (circa 4.400.000 euro) con conseguente liquidazione dell’Ente a farne le spese sarebbero anche gli incolpevoli consorziati».

FEBBO:«I LCONSORZIO HA CHIESTO UNA ULTERIORE PROROGA SINE DIE»
«La Regione ha inviato al Consorzio diverse diffide contenenti contestazioni circa la mancata realizzazione delle opere definitivamente finanziate e ammesse a contributo», spiega l’assessore Mauro Febbo, «La Determinazione per l'ulteriore finanziamento (datata novembre 2008 e adottata dalla precedente amministrazione), riporta chiaramente le motivazioni che hanno condotto alla concessione, le quali fanno perno sia sulle criticità sollevate da parte della Regione e sia sulle circostanze sostenute dall'Unità di Verifica degli Investimenti Pubblici (organo del Ministero dello Sviluppo Economico) con la quale sono ribaditi e compiti e le funzioni dei vari soggetti preposti all'attuazione dell'intervento. La realizzazione dell'intervento, dovrebbe saperlo D'Alessandro, è affidata al Consorzio di Bonifica Nord, il quale nel caso specifico, riveste il ruolo dell'ente attuatore dell'opera affidatagli e che è designato quale principale beneficiario dei ricavi sottesi».
Febbo parla anche di una ulteriore proroga chiesta dal consorzio e questa volta senza indicarne il periodo.
 «Gli uffici della Direzione politiche agricole stanno valutando questa richiesta ed hanno chiesto agli organi competenti del Consorzio tutta la documentazione necessaria per le verifiche del caso. L'interesse dell'amministrazione è veder completata l'opera», conclude Febbo, «per la quale sono stati concessi finanziamenti pubblici che in caso contrario dovrebbero essere restituiti. In quel caso il Consorzio rischierebbe il fallimento con tutte le conseguenze che esso comporta per lavoratori e consorziati senza dimenticare che la Centrale resterebbe, in quel caso, una grande incompiuta».