SANITA'

Gli ospedali dove curarsi: poche strutture sotto la media e poche eccellenze

I dati sono riportati nella ricerca del ministero denominata “Esiti”

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Gli ospedali dove curarsi: poche strutture sotto la media e poche eccellenze
ABRUZZO. L’interesse suscitato dalle graduatorie pubblicate sull’efficienza e sulla qualità delle cure ospedaliere con riferimento alle singole Asl merita un approfondimento.

PrimaDaNoi.it pubblica perciò una serie di tabelle dal Progetto Esiti dell’Agenzia sanitaria nazionale, realizzato sulle Sdo dal 2005 al 2010, da cui si può ricavare la qualità dei singoli ospedali abruzzesi in diversi settori dell’assistenza sanitaria ospedaliera, Case di cura private comprese. Le malattie scelte per il confronto sono: Infarto miocardico acuto, mortalità a 30 giorni; Ictus: mortalità a 30 giorni; Frattura del collo del femore: intervento chirurgico entro 48 ore; Bpco (bronco pneumopatia) riacutizzata: mortalità a 30 giorni dal ricovero; Colecistectomia, degenza entro 7 giorni.
Naturalmente ce ne sono molte altre ma gli esempi riportati possono bastare per farsi una idea del quadro generale del panorama sanitario abruzzese sulla capacità degli ospedali abruzzesi di essere nella media dell’assistenza nazionale, magari con qualche punta di eccellenza e anche con qualche esito di cura inferiore alla media nazionale. Come già scritto, il Progetto Esiti non ha la pretesa di indicare classifiche, vittorie di tappa, o maglie nere o rosa, ma solo di rilevare se gli ospedali operano nella media nazionale, se sono delle eccellenze e se lavorano con esiti inferiori alla media nazionale. Quindi si tratta solo di una fotografia dell’esistente al 2010, con margini di approssimazione e di errore già dichiarati, ma con un’efficacia che dipende dalla legge dei grandi numeri. Che fa sapere, ad esempio, se per una colecisti la degenza è inferiore o superiore ai 7 giorni o se un femore viene operato entro 48 ore o deve aspettare di più.
Quindi non uscirà fuori chi è più bravo, ma chi opera nella media generale oppure è migliore o peggiore.

Esempio: per il femore Giulianova, Lanciano, Teramo, Popoli e Penne operano con un esito più favorevole della media italiana, Vasto, Ortona ed Atri sono nella media, Avezzano, Chieti, Sulmona, Sant’Omero, L’Aquila, Pescara ed Atessa hanno esiti inferiori a quelli nazionali. 


E ancora, per la Bpco, gli ospedali in sequenza sono Teramo, Chieti, Pescara e L’Aquila. Più complessi i casi dell’Infarto e dell’Ictus. Per il primo, la mortalità a 30 giorni registra nella media nazionale Sulmona, Avezzano, Vasto, Giulianova, Chieti e Pescara. Ciò significa che curarsi qui è come essere assistito altrove.


 Lanciano, L’Aquila e Teramo registrano invece esiti inferiori alla media nazionale.

Per l’Ictus, la mortalità a 30 giorni, vede Villa Speranza di Città Sant’Angelo con un esito più favorevole rispetto alla media nazionale.
Nel gruppo che si situa nella media nazionale seguono: Clinica Pierangeli, ospedale di Vasto, Lanciano, Teramo, Penne, Chieti, Avezzano e Sulmona. Invece Pescara, L’Aquila e Giulianova hanno esiti meno favorevoli di quelli nazionali. 

Sulle colecistectomie i dati del Progetto riguardano 9 tipi di analisi: dalla degenza post operatoria entro 4 giorni alla degenza totale alla proporzione tra quelle laparoscopiche e le altre ecc. Nel grafico sulla degenza totale appare questa sequenza con tutti gli ospedali nella media nazionale: L’Aquila, poi a pari merito Popoli, Pescara e Chieti, subito dopo, sempre appaiati Pierangeli, Vasto e Spatocco.
Questo può significare, ad esempio, che per la degenza a 4 giorni, l’ospedale di Popoli potrebbe essere migliore di altri o viceversa. Il tutto dipende cioè dal parametro scelto per la comparazione.

Qualcuno, come Villa Pini, ha lamentato di non essere stato citato, pur essendo all’avanguardia nella laparoscopia mini invasiva della colecisti. Ma tutto dipende dal fatto che nel 2010 la clinica era ferma per il fallimento. Insomma promossi molti e bocciati pochi, ma eccellenze rare. Come si legge nelle avvertenze, i risultati del Progetto Esiti «nella maggior parte dei casi sono espressi come rapporti: al numeratore c’è il numero dei trattamenti o degli interventi erogati o il numero di pazienti che hanno sperimentato l’esito in studio (mortalità a breve termine, ospedalizzazioni per specifiche condizioni etc.). Al denominatore c’è il gruppo di pazienti che riceve quel trattamento/intervento o la popolazione a rischio. In altri casi, sono espressi come misure di durata/sopravvivenza/attesa (tempo di attesa per intervento dopo frattura del collo del femore)».


  Sono state considerate poi queste misure di “esito”: mortalità a breve termine, riammissioni a breve termine, ospedalizzazioni per specifiche condizioni, procedure chirurgiche, complicanze a breve termine a seguito di specifici interventi, tempi di attesa. Esistono sicuramente metodi più efficaci per la valutazione della qualità dell’assistenza, come ad esempio il “disease staging” che valuta le malattie secondo la loro complessità e non secondo l’esito finale (durata, complicanze, mortalità e così via). Ma la fotografia che esce da questa ricerca sembra molto vicina alla realtà della cronaca abruzzese: molta mobilità passiva e poche eccellenze ospedaliere.

Forse dipende da questo il saldo negativo tra chi parte e chi arriva per curarsi. Se escludiamo la mobilità passiva per motivi di contiguità geografica (dall’Abruzzo teramano è facile emigrare nelle Marche oppure dal Vastese è più facile andare in Molise) resta il fatto che se si va fuori regione per le cure, ciò significa solo che altri ospedali sono o sono percepiti migliori di quelli abruzzesi. Da quello che si capisce, per migliorare la qualità dell’assistenza ospedaliera la strada è quella degli investimenti e non del risanamento solo dei debiti. Infatti l’effetto indotto imprevisto - ma non tanto - dei tagli è stato l’aumento della mobilità passiva, perché non si tenuto molto in conto della ricaduta negativa sull’assistenza ai cittadini che hanno scelto di curarsi fuori Abruzzo.
 Sebastiano Calella