Sanitopoli, l’ex vice di Del Turco in aula: «Ottaviano chiese a Fassino la mia testa»

Si è parlato anche degli accordi con la Deutsche Bank

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Del Turco, Quarta, Caiazza

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PESCARA. «Anch’io chiesi i famosi dati sui ricoveri delle cliniche così come fece Luigi Pierangeli ma non li ottenni» e poi «Del Turco chiese a Fassino le mia testa».

Tra gli argomenti trattati dall’ex vice presidente della giunta regionale, Enrico Paolini, nell’udienza di oggi del processo Sanitopoli ci sono il Piano di riordino dei posti letto e la delibera 58 riguardante la cessione dei crediti di Villa Pini alla Deutsche Bank.
Sullo sfondo la guerra intestina alla ex giunta di centrosinistra che di fatto si era da tempo spaccata fino a creare due blocchi contrapposti: quello che faceva capo a Del Turco e quello che invece era più vicino all’area Ds di Paolini. Non è un mistero che lo stesso Paolini disse di aver portato documenti in procura collaborando con il pool di magistrati Bellelli, Di Florio, Trifuoggi nella maxi indagine che poi fece scattare gli arresti del 14 luglio 2008.
Questa mattina nel corso della sua deposizione Paolini ha riferito ai giudici del tribunale di Pescara di un clima teso all'interno della maggioranza relativamente al Piano di riordino, «l'ex presidente Del Turco - ha detto Paolini - arrivò a chiedere le mie dimissioni a Piero Fassino, all'epoca segretario nazionale dei Ds».
L'ex vice presidente della giunta regionale ha parlato dei tredici emendamenti al Piano presentati dai Ds e da Rifondazione «per creare un equilibrio differenziato tra le cliniche private. Gli emendamenti sono stati inseriti nel testo definitivo con alcune modifiche. Parlai di questa cosa con il presidente della V commissione Antonella Bosco e mi disse che questo avrebbe potuto favorire alcune cliniche private - ha detto in aula. Sicuramente non avrebbe garantito l'equilibrio differenziato tra le cliniche».
Paolini ha inoltre raccontato che nelle due riunioni del 17 novembre 2007 chiese lo storico dei dati relativi alle dimissioni ospedaliere, come anche il presidente dell'Aiop Luigi Pierangeli. Nella riunione del pomeriggio del 17 novembre Angelini gli disse che era tutto regolare e che nei suoi confronti c'era un atteggiamento di pregiudizio.
«In quell'occasione - ha detto Paolini - Quarta annuiva alle proteste di Angelini nei mie confronti».


PAROLA A MARCO GELMINI (RC)
In mattinata è salito sul banco dei testimoni anche l'ex segretario regionale di Rifondazione comunista Marco Gelmini, che ha riferito dell'esposto presentato alle Procure abruzzesi per segnalare le anomalie rilevate dal partito riguardanti i dati sui posti letto.
«Abbiamo chiesto ripetutamente i dati alla Regione - ha detto l'ex segretario di Rifondazione - non avendo avuto risposte abbiamo attinto i numeri dalle tabelle pubblicate sul sito dell'Agenzia sanitaria regionale».
Gelmini ha detto ai giudici che analizzando le tabelle il gruppo di lavoro di Rifondazione ha notato che a Villa Pini i tassi di occupazione dei posti letto erano incongrui.
Fu proprio l’elaborazione dei dati di Rifondazione a “provare” per via logica l’assurdità dei numeri sui ricoveri di Villa Pini arrivando ad ammettere anche tre pazienti per letto. Concetto che doveva di fatto ammettere che venivano utilizzati in realtà più letti di quelli realmente ammessi al rimborso statale così concretizzando la presunta truffa di cui si parla anche in questo processo. Dati che vennero poi analizzati dalla giunta Del Turco che di fatto riaprì i controlli per l’anno 2005 e che portò ad una sanzione nei confronti di Villa Pini pari a 66 milioni di euro decurtati al gruppo di Vincenzo Angelini. Una sanzione che portò al tracollo del gruppo fino al fallimento.
I dati non sono mai stati smentiti fin dal lontano 2007 ma nell’udienza di oggi sia l’avvocato di Angelini che di Del Turco hanno tentato di mettere in difficoltà l’ex segretario di Rifondazione facendo emergere la sua impreparazione tecnica e specifica. «Ero il segretario di un partito e mi servivo di tecnici», ha chiarito più volte, «i dati sono stati elaborati dopo averli attinti dalla Agenzia sanitaria e non sono mai stati contestati. Per il resto non posso essere più preciso». 


ANTONIO BALESTRINO IN AULA

Testimonianza importante anche per Antonio Balestrino, ex manager della Asl di Pescara, che questa mattina ha ribadito la sua contrarietà alla firma della delibera che ammetteva la transazione con la Deutsche Bank ma senza avere la certezza sulla esigibilità dei crediti. «Sono stato chiamato il 14 febbraio 2008 con la convinzione di firmare una procura ed invece si trattava di firmare la transazione e a parole mi hanno assicurato che i crediti sarebbero stati certificati dopo venti giorni. Ho chiesto che la cosa venisse formalizzata ma così non è stato».
Balestrino di fatto fu l’unico dei manager ad opporsi alla operazione finanziaria che trasferiva i debiti delle Asl verso le cliniche in capo alla banca. La rottura del manager poi portò alle sue dimissioni sette mesi dopo, all’alba del primo commissario della sanità abruzzese, Gino Redigolo