Perquisizioni alla ricerca di documenti su Castiglione e la sua compagna

Cesarone indagato: quella fuga di notizia che rischiò di far saltare le indagini

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Alfredo Castiglione

L'assessore Alfredo Castiglione

PESCARA. Il sospetto è che l’assessore e vice presidente della regione, Alfredo Castiglione, fosse interessato in prima persona ad un progetto internazionale.


PESCARA. Il sospetto è che l’assessore e vice presidente della regione, Alfredo Castiglione, fosse interessato in prima persona ad un progetto internazionale.
Non un progetto a caso ma uno che erogava finanziamenti che poi potrebbero essere finiti anche all’associazione della sua compagna, Marina Kozina.
Ancora una volta una inchiesta penale lambisce le stanze della presidenza della regione. Alfredo Castiglione, che ai giornali si dice completamente estraneo alle vicende contestate, è nel mirino della procura de L’Aquila perché avrebbe interessi diretti e personali in almeno una vicenda che gli inquirenti stanno cercando di approfondire. Nulla di certo per ora, anche le ipotesi accusatorie rimangono sfumate. Sta di fatto che questa mattina e fino al pomeriggio gli uomini della Squadra mobile diretti da Pierfrancesco Muriana hanno svolto perquisizioni approfondite alla ricerca di documenti e prove sia negli uffici della Regione di Alfredo Castiglione in via passo Lanciano che nella sede della associazione Rassijanca di via Cavour dove c’è la scuola di danza della Kozina.
La scuola di danza grazie agli aiuti ministeriali ottenuti può svolgere anche corsi di formazione professionale che negli ultimi mesi svolgono tantissime associazioni che hanno vinto bandi pubblici anche della Regione.
Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali la polizia è riuscita a sapere di alcuni interessi di Castiglione e della ditta Cyborg in un progetto che si chiama Sigesia. In realtà, sempre nell’ambito dei fondi erogati da Ipa Adriatico, figura una lista di progetti approvati per finanziamenti di centinaia di milioni di euro.
Quello che sembrava interessare la cricca abruzzese è quello denominato Net Accademy che è finanziato per 2.486.000 euro. Quando il marito della dirigente Giovanna Andreola, Galdi, si è recato in Albania per seguire l’evolversi di questo progetto viene invitato dalla moglie, a sua volta “sensibilizzata” da Castiglione, ad occuparsi anche di questo argomento. Dalle telefonate gli inquirenti arguiscono che si tratta di «fatti personali» e «interessi» diretti del vicepresidente della Regione.
Sembrerebbe, infatti, che Galdo si sia interessato in prima persona contattando una serie di personaggi, anche istituzionali, direttamente in Albania arrivando addirittura a diplomatici italiani e viceministri.
In un’altra intercettazione è Andreola che chiama Alfredo Castiglione e gli dice: «la mia ragazza (espressione in codice per dire marito, sostiene la procura ndr) è in Albania… ti ricordi quel fax del ministro albanese?... me lo dovresti rimandare». Gli inquirenti scopriranno che quel fax sarebbe poi giunto direttamente nelle mani di Galdo che era in quei momenti in Albania in attesa di incontri importanti per chiudere l’intesa.
L’associazione che fa capo a Marina Kozina ne ha tratto benefici? C’è stata una assegnazione? La procedura burocratica si è da poco conclusa. Gli inquirenti stanno cercando di capire in queste ore, spulciando i documenti sequestrati, se le ipotesi della prima ora possano essere confermate oppure no. Quello che trapela è che siano stati trovati documenti di interesse ma solo il tempo dirà se e come Castiglione abbia pensato di favorire o aiutare semplicemente una persona a lui molto cara.

CASTIGLIONE:«SONO ASSOLUTAMENTE ESTRANEO»
«Sono estraneo a tutta questa vicenda, in termini oggettivi e soggettivi all’ipotesi di accusa formulata dal pm. Di sicuro non ho mai inquinato l’esercizio delle mie funzioni ed attività pubbliche ed istituzionali connesse e correlate alle cariche con il perseguimento di interessi di carattere privatistico».
Nello specifico non mi sono mai speso per favorire il raggiungimento di obbiettivi di presunte  associazioni illecite e di non aver mai speso la mia autorevolezza e la mia influenza politico-istituzionale per l’aggiudicazione pilotata di commesse pubbliche, né tantomeno per garantire in favore della ditta Cyborg S.r.l. l’ottenimento di finanziamenti comunitari, come si ipotizza da parte della Procura della Repubblica Aquilana dietro contropartita della promessa di erogazione di fondi in favore dell’associazione Rassianka, di cui è direttrice e non presidente, la signora Kozina Marina, attuale mia compagna. Ho motivo di ritenere che l’indagine a mio carico e l’ipotesi di accusa formulata nei miei confronti siano derivate da un equivoco che mi propongo di chiarire al più presto, presentandomi non appena possibile dinanzi al Magistrato inquirente per spiegare i motivi della mia estraneità alla vicenda».


LA FUGA DI NOTIZIE: CESARONE INDAGATO
Tra gli indagati figura anche Camillo Cesarone, già arrestato come Lamberto Quarta nell’inchiesta Sanitopoli. E’ lui che verso il mese di marzo o aprile 2010 riesce a parlare con il solito uccellino che lo avverte che c’è una grossa indagine in corso che riguarda suoi amici e fatti che possono essere legati a certi appalti.
Lui non lo sa ma la polizia segue in tempo reale il propagarsi della notizia tra gli indagati.
In quel momento l’indagine iniziata da alcuni mesi è già in fase avanzata ma il rischio di compromettere tutto è molto concreto. In quel momento l’inchiesta è incardinata a Pescara e la Squadra mobile ha già ben chiaro il quadro. Dopo pochi mesi il faldone si sposterà verso L’Aquila per essere affidato alla procura e ai procuratori Alfredo Rossini e Antonietta Picardi che poi hanno dato nuovi impulsi.
A maggio 2010 però gli indagati già sapevano della inchiesta e si passano la notizia con la frase «è positivo il fatto» che potrebbe voler dire che in seguito alla verifica effettuata da qualcuno risulta che effettivamente vi sia una inchiesta anche se molti particolari erano a loro ignoti.
La procura sta accertando anche l’origine di questa fuga di notizie che rispetta di fatto una tradizione consolidata delle grandi inchieste sulla politica: anche in Sanitopoli vi fu la soffiata di imminenti arresti, così come anche D’Alfonso e Cantagallo furono sempre costantemente informati sulle attività degli inquirenti in corso. Il record assoluto spetta all’ex sindaco di Montesilvano che seppe dell’inchiesta Ciclone dopo appena una settimana ma non riuscì comunque a mettersi in salvo e scampare l’arresto. Diversamente andò nel 2003.
Alessandro Biancardi