SALUTE

Centri per riabilitare la vista in calo e senza personale

Relazione Ministero, non riescono a coprire domanda dei pazienti

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Centri per riabilitare la vista in calo e senza personale

ROMA. In calo, distribuiti in modo disomogeneo e privi di tutte le figure professionali previste dalla legge, tra l'altro assunte quasi sempre con contratti precari: questa la situazione dei centri di riferimento regionale che si occupano di riabilitazione visiva e prevenzione della cecità, che non sempre riescono a far fronte al fabbisogno di pazienti.

Ad evidenziarlo è la relazione al Parlamento del ministero della Salute sulla prevenzione della cecità e riabilitazione visiva riferita all'anno 2016.

Un'attività molto importante, se si considera che oltre l'80% di tutti i deficit visivi può essere prevenuto o curato. In Italia oltre un terzo degli anziani - 4,5 milioni di persone - soffre di limitazioni visive moderate.

Il 2% dai 15 anni in su ha invece gravi limitazioni, percentuale che sale al 5,4% tra chi ha più di 65 anni e all'8,6% per chi ha almeno 75 anni. Una platea di persone che non sempre riesce a ricevere l'assistenza necessaria.

Nel 2016 il numero di casi assistiti è sceso a 22.091, contro i 29.691 del 2015 (anche se si tratta di dati incompleti, visto che mancano quelli di Friuli Venezia Giulia e Campania che non li hanno inviati), con una sproporzione tra la riabilitazione visiva dell'infanzia (39,6%) e quella degli adulti, in particolare degli over65 (36,3%).

Tra l'altro anche per la riabilitazione visiva nell'infanzia non mancano le criticità: nel centro sud d'Italia cinque Regioni non hanno servizi pediatrici specifici per la diagnosi e la riabilitazione visiva. Complessivamente il numero dei Centri regionali di riabilitazione visiva è diminuito rispetto al 2015, passando da 70 del 2015 a 65 del 2016 (supponendo che sia rimasto uguale il numero dei centri di Friuli Venezia Giulia e Campania). Inoltre non hanno una distribuzione capillare sul territorio. Ben dieci regioni hanno infatti un solo centro, mentre il maggior numero è concentrato in Lombardia (15) e Sicilia (10). Un altro problema è l'assenza nei centri di tutte le figure professionali previste dalla legge. I più presenti sono gli oftalmologi e gli ortottisti assistenti di oftalmologia, mentre mancano psicologi, infermieri e assistenti sociali.

La maggior parte dei centri non possiede un'equipe completa, e nella gran parte dei casi non dispone di personale dipendente, ma assunto con contratti a termine, libero professionali, borse di studio. Il numero di prestazioni, rispetto alla diffusione di questi disturbi e fabbisogno, è estremamente ridotto e in circa il 40% dei casi, dopo il primo accesso al centro ipovisione, non è seguito il percorso riabilitativo. Una situazione su cui ha sicuramente inciso, rileva la relazione, la drastica riduzione dei fondi stanziati dalla legge 284 alle Regioni negli ultimi anni.