SANITA'

Poche risorse e niente contratto, scioperano medici del Servizio sanitario  

Stop il 12 dicembre, 'la Sanità non è più sostenibile'

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ROMA.  Il Servizio Sanitario Nazionale soffre di 'sottofinanziamento cronico' e, in assenza della svolta più volte richiesta ma sempre rimandata dalla politica, i camici bianchi, medici, veterinari e dirigenti sanitari, incrociano le braccia. Lo sciopero proclamato per il 12 dicembre, sottolineano i promotori, già in stato di agitazione da diversi giorni, è solo la prima di una serie di iniziative.

Al centro della protesta c'è la legge di bilancio in discussione al Senato da cui ci si aspettava una attenzione maggiore per il settore, a partire dai fondi per finanziare i rinnovi dei contratti fermi da otto anni. "Stiamo assistendo da qualche mese ad un balletto indecente in cui prima il Governo e poi le Regioni dicono che litigano per capire chi deve mettere i soldi per il rinnovo - afferma Andrea Filippi della segreteria nazionale Fp Cgil medici - poi c'è stata la solita storia che rinnovare dirigenti voleva dire levare soldi al comparto, ora, cosa più grave, dicono che finanziare il rinnovo significherebbe levare soldi ai Lea. Noi ci battiamo per un finanziamento del Fondo Sanitario nazionale e riteniamo che una ripresa del Ssn non può che ripartire dalla legittimazione dei ruoli professionali, di chi ha le competenze". Nella finanziaria ci dovrebbe essere un miliardo di euro in più per la sanità, ma secondo i medici una buona parte della cifra è già impegnata. "Il problema nasce dal fatto che il Fondo Sanitario Nazionale dovrebbe aumentare di circa un miliardo nel 2018, ma in realtà l'incremento è già opzionato - sottolinea Carlo Palermo, vicesegretario dell'Anaao, il sindacato dei dirigenti medici - c'è il contributo all'equilibrio di finanza, che le Regioni sono chiamate a dare, che è oltretutto aumentato per il rifiuto a contribuire di quelle a statuto speciale, più 300 milioni chiesti direttamente alla sanità per l'equilibrio delle finanze dello Stato". A conti fatti, sottolinea Palermo, mancano almeno 600 milioni al comparto.

"Siamo ormai al capolinea, chi vive in prima linea come me si rende conto che ormai è difficile organizzare i servizi, il personale è diminuito, si è avuta una riduzione del personale medico di 9mila unità dal 2010, a questi sono da aggiungere 50mila per il resto del personale. I servizi vanno in sofferenza anche per il blocco della spesa per le assunzioni, che abbiamo chiesto che sia non sia più prorogato, più il solito problema soprattutto nelle regioni in piano di rientro del blocco del turnover. In questa situazione è impossibile erogare i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, i Lea hanno un costo, hanno necessità di strutture organizzative per la loro erogazione. Non vorremmo ci sia competizione tra la necessità di concludere il contratto dopo otto anni e dall'altra parte quella di vedere adeguatamente finanziati i Lea".

Prima dello sciopero le organizzazioni sindacali Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fp Cgil medici e dirigenti Ssn, Fvm Federazione veterinari e medici, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr), Cisl medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici, Uil Fpl coordinamento nazionale delle aree contrattuali medica e veterinaria, che hanno proclamato l'astensione, spiegheranno le proprie ragioni in una manifestazione il 30 novembre a Roma.