SOTTO ZELO

Indennità tolta ai medici, lo «zelante» Paolucci sfida il Consiglio regionale

Dice: «La risoluzione è inutile, solo propaganda»   

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1059

Intoppi segreti e incontri informali a Roma per sistemare la sanità abruzzese


ABRUZZO. Per una volta almeno la dice tutta e chiaramente. Peccato che le parole dell’assessore Silvio Paolucci sembrano sfidare il Consiglio regionale (che sarebbe ancora l’organo legislativo supremo degli eletti e non invece la giunta regionale come da alcuni anni pure siamo abituati a credere).  


«Una risoluzione che da sola non può produrre alcun effetto e che rappresenta solo un documento elettoralistico privo di qualunque valore a fini pratici, perché non può andare a modificare decisioni assunte in altre sedi», dice Paolucci ma se di propaganda si tratta deve essere una malattia che contagia proprio tutti poichè la risoluzione è stata approvata all’unanimità.


Ma Paolucci dimostra di conoscere a fondo le istituzioni: «il Consiglio regionale è il massimo organo della Regione ed è sovrano - spiega Paolucci - ma se davvero l'Assemblea vuole determinarsi diversamente rispetto alla decisione assunta dalla giunta (sulla base di un decreto della Corte dei Conti), deve presentare non una risoluzione, ma un provvedimento amministrativo, seguendo tutto l'iter previsto dalle norme e dai regolamenti, oltre al rilascio dei necessari pareri delle strutture regionali. Solo così l'atto è idoneo a produrre effetti, con tanto di responsabilità amministrativa e contabile in capo a coloro che ne votano l'approvazione. E' troppo semplice licenziare invece una semplice risoluzione, che non implica alcuna responsabilità patrimoniale per i consiglieri regionali, lasciando la stessa solo in capo alla giunta regionale e in particolare all'assessore alla sanità. Il documento approvato oggi serve solo a generare caos e false aspettative nei medici e nell'opinione pubblica al fine di accrescere il proprio consenso personale. Voglio infine ringraziare le organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale, che insieme alle Asl e all'assessorato alla Sanità, stanno individuando le forme legittime per restituire un'indennità aggiuntiva dietro specifici obiettivi».


Una vicenda davvero grottesca e tutta italiana che parte da un atto perfettamente legittimo di un organo istituzionale (la giunta regionale) del 2006 che stabilisce una indennità per i medici delle guardie mediche salvo poi -forse- accorgersi -ma solo dietro “l’input” della Corte dei Conti- che forse quell’indennità è illegittima.

Chi ha sbagliato? Il mistero rimarrà fitto forse per sempre.

Chi paga? Questa volta è chiaro e fino alla approvazione di un atto contrario saranno i medici; fino a 60mila euro ciascuno.

Soldi sui quali hanno persino già pagato tutte le tasse...    

«Quanto al passato», conclude Paolucci, «è di tutta evidenza che saranno i giudici, dunque né giunta né consiglieri a definire la questione. E naturalmente, se i magistrati dovessero ritenere legittima quella indennità definita nel 2006, siamo pronti a prenderne positivamente atto».


L’ultimo passaggio non fa che rinvigorire le polemiche dei sindacati dei medici secondo i quali la giunta avrebbe deliberato a giugno 2017 un atto viziato sotto diversi punti di vista poichè non risulta che vi siano state pronunce ufficiali (nemmeno della Corte dei Conti) che sanciscano  l’illegittimità della indennità.

In alternativa non risulta nemmeno che la Corte dei Conti abbia citato in giudizio tutti gli eventuali responsabili per chiedere a questi ultimi le somme che hanno causato un danno erariale.

In mancanza di una solida pezza d’appoggio la giunta ha comunque cancellato e richiesto il pregresso (proprio come se fosse una indennità illegittima).

Il tutto avviene dal 1 agosto 2017.

E se e quando la magistratura accerterà (come pure ipotizza Paolucci) che invece era dovuta, rifaremo da capo lo stesso teatrino al contrario con la Regione costretta a riversare i soldi ai medici ma nel frattempo l’ente, magari, li avrà spesi tutti.    

Ma politica e burocrazia hanno smarrito il buon senso da tempo ormai e a far riflettere dovrebbero essere le tantissime incongruenze e contraddizioni che pure sono spia di qualcosa che non va.  



DI MATTEO LO SA BENE MA… PRESO IN CONTROPIEDE

L’assessore Donato Di Matteo, assessore in giunta regionale di recente diventato famoso per la sua contrarietà…. alla giunta regionale (più a parole che a fatti) ci tiene a specificare che la famosa delibera venne approvata da una giunta in seduta straordinaria «e di conseguenza senza l’ordine del giorno, cosa che mi avrebbe consentito di prendere contezza di essa e che, sicuramente, per quell’occasione mi avrebbe visto presente a portare di persona il mio forte dissenso e la mia opposizione fattiva».

Di Matteo che è medico spiega anche che il medico di Continuità Assistenziale percepisce circa 2.000 euro al mese con spese di viaggio a proprio carico e con l’eliminazione dell’indennità in discussione lo stipendio scenderebbe a circa 1.500 euro al mese.

«Il medico», dice Di Matteo, «dovrebbe rimborsare circa 500 euro al mese in 10 anni, andando a lavorare quindi con tutti i rischi e le responsabilità della professione per 1.000 euro al mese. Questa non è certamente la giusta dignità da riconoscere ad un medico. In questi giorni ho espresso con determinazione e forza la mia posizione critica e di condanna all’operato dell’assessore Paolucci e agli altri che hanno deliberato. In particolare, ho stigmatizzato l’eccessiva e inopportuna fretta, la mancanza di concertazione politica con tutta la giunta e con le rappresentanze sindacali dei medici di guardia. Ho sostenuto, condividendole, tutte le loro sacrosante e giuste osservazioni. L’assessore Paolucci mi ha assicurato che si sarebbe impegnato a rivalutare tutta la vicenda con l’intento di trovare la soluzione più favorevole e rapida del problema».



TRA ZELO E STRABISMO

Tanto zelo e tanta velocità nel recuperare soldi che si presumono versati e non dovuti non si sono ravvisati per esempio nei confronti delle decine di milioni di euro che Paolucci e il suo nutrito staff non vogliono o non possono recuperare da oltre tre anni anche a costo di sottoporsi a spiacevoli Forche Caudine come i tavoli di monitoraggio.


Un concetto che viene evidenziato da Angelo Bucciarelli dello stesso partito di Paolucci (il Pd) e che non si fa troppi scrupoli.

«Sarà sicuramente vero ciò che dice Paolucci», attacca Bucciarelli, «cioè lui non ha assolutamente alcuna volontà di penalizzare i medici di continuità assistenziale, non ha intenzione di sospendere l'erogazione dell'indennità oraria aggiuntiva e di procedere al recupero delle somme già corrisposte, meno di 50 mila euro in 10 anni. Lui, il Paolucci, è stato costretto a fare ciò che non voleva fare, ma che ha fatto. Però, anche in questa vicenda c'è una sorta di strabismo da parte dell'assessore alla sanità della Regione Abruzzo. Uno strabismo che conferma un atteggiamento che dura da tre anni: la penalizzazione della sanità pubblica a favore di quella privata. Uno strabismo che porta Paolucci ad essere tanto zelante nel recuperare le modeste somme di 10 anni di lavoro delle guardie mediche, quanto pigro e indolente nel recuperare i milioni di euro dalle cliniche private abruzzesi. Perché, assessore Paolucci, nonostante siano passati ormai due anni da che lei, rappresentante dell'Abruzzo, venga richiamato, dal Tavolo di Monitoraggio, "circa l'invio delle note di credito da parte delle strutture private", non ha ancora diffidato le case di cura in modo da recuperare 8 milioni di euro, come è scritto sul verbale del 30/07/2017, a pag 25? Ce lo dica, assessore, e ci convinca della sua buona fede».