PASTROCCHI

Indennità illegittima: la Regione ammette l’errore che pagheranno i medici

Intanto il Tar ha respinto la richiesta di sospensiva

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Indennità illegittima: la Regione ammette l’errore che pagheranno i medici

Silvio Paolucci



ABRUZZO.  Con tre mesi di ritardo riscoppia il caso delle indennità dei medici richieste indietro dalla giunta regionale.

Un argomento portato alla luce lo scorso luglio da PrimaDaNoi.it a cui seguì un comunicato del presidente della commissione di vigilanza, Mauro Febbo, e poi più nulla mentre i medici hanno iniziato ad agitarsi e a capire come potersi opporre.

Si tratta in verità di uno di quei pasticci i cui nodi arrivano al pettine oggi per presunte forzature di dieci anni fa di cui ci si accorge ora. Sarebbe dunque illegittima una indennità versata dal 2006 ai medici di continuità assistenziale (medici delle guardie mediche) stabilito in una delibera di giunta (Del Turco), nel frattempo i medici hanno incassato legittimamente ed ora devono restituire somme che possono arrivare anche a 60mila euro per un errore non loro.


Ieri sul tema è intervenuto il M5s che ha ricordato come la giunta D’Alfonso ha deciso di eliminare  i 4 euro l’ora di indennità di rischio in formula retroattiva.


Si tratta di circa 400 unità in tutta la regione, sono medici di continuità assistenziale, ovvero quel personale che lavora nelle guardie mediche che sono aperte tutta la notte e nei giorni festivi. In Abruzzo  rappresentano un valore aggiunto irrinunciabile, soprattutto in quelle aree interne che sono poco servite dagli ospedali maggiori e che risultano ancor più isolate dalle politiche di depotenziamento e chiusura che ha investito i grandi ospedali d’Abruzzo.

Il motivo di questo taglio incondizionato «è una semplice richiesta di spiegazione su questa indennità di rischio ritenuta utile nel 2006 e che avrebbe dovuto colmare tutte le carenze relative alla sicurezza sul posto di lavoro. Una richiesta di delucidazioni da parte della Corte dei Conti a seguito della quale la Giunta regionale ha preferito disporre  l’interruzione della stessa».

Per il M5s si tratta di una richiesta ingiusta: «il Governo, autore di tagli sulla sanità senza precedenti, dovrebbe piuttosto valorizzare queste professionalità che rappresentano l’ultimo avamposto per il diritto alla salute. Ho presentato un’interrogazione regionale».



PAOLUCCI: «NESSUNA VOLONTA’ DA PARTE NOSTRA, SOLO RISPETTO DELLE NORME»

«Non c'è nessuna volontà da parte della giunta regionale di penalizzare o non valorizzare la professionalità dei medici di continuità assistenziale. La decisione di sospendere l'erogazione dell'indennità oraria aggiuntiva e di procedere al recupero delle somme già corrisposte, è dettata dal rispetto della normativa e dell'accordo collettivo nazionale di lavoro», ha spiegato  l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci.


Secondo Paolucci la scelta di bloccare la corresponsione dell'indennità è legata alla notifica, lo scorso 29 giugno, del decreto 4366 della Procura Regionale dei Corte dei Conti, nel quale, fra l'altro, si evidenziava un elevato pregiudizio alle pubbliche finanze derivante dalla pregressa e attuale erogazione in favore dei medici di continuità assistenziale del compenso aggiuntivo orario di 4 euro a titolo indennità per i rischi legati alla tipologia dell’incarico.

Indennità prevista da un accordo integrativo approvato dall'allora giunta regionale nell'agosto 2006.

In seguito al decreto della magistratura contabile è stata attivata un'istruttoria da parte degli uffici regionali, da cui è emerso che quell'indennità non trovava previsione nell'Accordo Collettivo Nazionale che, nel definire il compenso orario da attribuire ai medici di continuità assistenziale, stabilisce un importo lordo onnicomprensivo per ogni ora di attività, senza alcuna previsione di ulteriori compensi.

Di qui la presa di posizione di questa giunta regionale, volta a evitare il protrarsi di un potenziale pregiudizio per le finanze pubbliche.

Ed è proprio qui il punto perchè se è vero che la giunta crede di risolvere così il problema in realtà potrebbe essere la causa di uno ancora più grave.

Potrebbe essere proprio l’istruttoria la prova regina sulla quale si potrebbero basare centinaia di ricorsi dei medici i quali potrebbero benissimo sostenere che non possono pagare errori che hanno commesso altri avendo incassato l’indennità in base ad un atto legittimo, mai contestato prima e non impugnato.


Secondo Paolucci che infatti conferma che «la giurisprudenza ormai consolidata sia amministrativa che contabile, in tema di indebito retributivo configura in capo all’amministrazione un preciso diritto-dovere di ripetizione. Voglio anche precisare che il Tar Abruzzo, con ordinanza del 13 settembre scorso, quindi l'altro ieri, ha respinto la domanda cautelare di sospensione del provvedimento di giunta, avanzata da alcuni medici di continuità assistenziale, in quanto ha ritenuto la richiesta non fondata».

La questione non è così semplice ma di certo si doveva evitare quest’ennesimo pastrocchio che non fa onore a nessuno se solo la Regione fosse stata più attenta e scrupolosa nella formazione di atti che hanno poi impatti così pesanti.

Un danno c’è stato. Un errore c’è stato.

Al momento a pagarne le conseguenze sono solo i medici.