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Sanità, l’Abruzzo tra le regioni ‘malate’ d’Italia

Ricerca Demoskopika: perse 3 posizioni in un anno

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Sanità, l’Abruzzo tra le regioni ‘malate’ d’Italia

ABRUZZO. E' il Piemonte, la regione in testa per efficienza del sistema sanitario italiano, mentre l’Abruzzo è tra le 7 ‘malate’ del paese (perdendo 3 posizioni rispetto a 12 mesi fa).

Nonostante gli ottimi risultati sbandierati continuamente dalla politica locale abruzzese la ricerca rivela che la situazione appare decisamente critica e l’Abruzzo finisce nella parte bassa della classifica, largamente superata dalle 4 regioni definite “sane” e 9 “influenzate”.

Crolla il Lazio che precipita di ben 10 posizioni rispetto all’anno precedente, collocandosi nell’area delle regioni “influenzate”. Escono, inoltre, dall’area delle realtà sanitarie d’eccellenza, Umbria e Liguria. Al Sud la migliore perfomance spetta al Molise che guadagna sei posizioni lasciando l’area dei sistemi sanitari locali più sofferenti.

Nel 2016, inoltre, circa 10 milioni di italiani, pari al 17,6%, hanno rinunciato a curarsi per le lunghe liste di attesa o perché, non fidandosi del sistema sanitario della regione di residenza, non hanno potuto affrontare i costi della migrazione sanitaria ritenuti troppo esosi.

E' quanto emerge dall’IPS, l’Indice di Performance Sanitaria realizzato, per il secondo anno consecutivo, dall’Istituto Demoskopika sulla base di sette indicatori: soddisfazione sui servizi sanitari, mobilità attiva, mobilità passiva, spesa sanitaria, famiglie impoverite a causa di spese sanitarie out of pocket, spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, costi della politica.


LE PEGGIORI D’ITALIA

Sono tutte del Sud, infine, le regioni che contraddistinguono l’area dell’inefficienza sanitaria: Sardegna (277,9 punti), Basilicata (272,1 punti), Abruzzo (269,1 punti) e Campania (259,3 punti). Nelle ultime tre postazioni delle realtà sanitarie più “malate” si posizionano Puglia (243,3 punti), Sicilia (234,5 punti) e Calabria (223,8 punti).


LE SANE

A caratterizzare l’area dei sistemi sanitari più virtuosi ben quattro realtà del Nord. A guidare la graduatoria, in particolare, il Piemonte che con un punteggio pari a 492,1, conquista la vetta, spodestando il Trentino Alto Adige che, pur collocandosi nell’area delle regioni con un sistema sanitario “d’eccellenza” con 403,9 punti, ha registrato una retrocessione di tre posizioni rispetto all’anno precedente. La Lombardia, con 450,5 punti, mantiene saldamente la sua seconda posizione immediatamente seguita sul podio dall’Emilia Romagna con 438 punti.


LE INFLUENZATE

Nel gruppo, ben più consistente, delle regioni “influenzate” si collocano ben nove realtà: oltre al Lazio che, con 318,1 punti, si posiziona in coda all’area perdendo ben 10 posizioni rispetto all’anno precedente, si piazzano Valle d’Aosta (375,4 punti), Toscana (370,7 punti), Marche (364,7 punti), Umbria (351,8 punti), Molise (347,2 punti). E, ancora, Veneto (336,3 punti), Liguria (335,9 punti) e Friuli Venezia Giulia (319,6 punti).



SPESE LEGALI

Nel solo 2016, le spese legali per liti, da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, sostenute dal comparto sanitario italiano ammontano a poco più di 191 milioni di euro, circa 523 mila euro al giorno. Sono le strutture sanitarie meridionali ad essere più litigiose concentrando oltre il 60% delle spese legali complessive, pari a poco meno di 120 milioni di euro. È la Calabria, con una spesa pro-capite di 9,9 euro e un ammontare in valore assoluto pari a 19,6 milioni di euro, a guidare la graduatoria del comparto sanitario pubblico più “avezzo” a contenziosi e sentenze sfavorevoli.

Un dato ancora più rilevante se si considera che la spesa pro-capite italiana è di poco superiore ai 3 euro. A seguire, nella parte più bassa della classifica, la Basilicata con 6,9 euro di spesa pro-capite (4 milioni di euro), l’Abruzzo con 5,7 euro pro-capite (7,6 milioni di euro), la Toscana con 5,7 euro pro-capite (21,4 milioni di euro), la Sicilia con 5,6 euro pro-capite (28,3 milioni di euro) e la Campania con 5,5 euro pro-capite (32 milioni di euro).


COSTI POLITICA

Mantenere il management delle aziende ospedaliere, delle aziende sanitarie e delle strutture sanitarie, più in generale, è costato circa 311 milioni di euro nel 2016 con un lieve incremento, pari all’1%, rispetto all’anno precedente (308 milioni di euro). A livello locale, a emettere più mandati di pagamento, in termini pro-capite, per indennità, rimborsi, ritenute erariali e contributi previdenziali per gli organi istituzionali sono state le strutture sanitarie del Trentino Alto Adige con 10,1 euro di spesa pro-capite (10,7 milioni di euro), dell’Abruzzo con 9,8 euro di spesa pro-capite (13 milioni di euro), la Valle d’Aosta con 8,4 euro di spesa pro-capite (1,1 milioni di euro), la Sicilia con 8 euro di spesa pro-capite (40,6 milioni di euro) e il Veneto con 7,6 euro di spesa pro-capite (37,4 milioni di euro).

Al contrario, a spiccare per maggiore “parsimonia” nell’impiego del management sanitario, le Marche con 1,5 euro di spesa pro-capite (2,3 milioni di euro), il Molise con 1,8 euro di spesa pro-capite (564 mila euro), la Campania con 2,5 euro di spesa pro-capite (14,6 milioni di euro), la Toscana con 2,5 euro di spesa pro-capite (9,3 milioni di euro) e la Calabria con 2,8 euro di spesa pro-capite (5,6 milioni di euro).



IMPOVERIMENTO SANITARIO

L’indicatore “famiglie impoverite” esprime, in termini percentuali, le famiglie residenti che a causa delle spese sanitarie out of pocket (farmaci, case di cura, visite specialistiche, cure odontoiatriche, etc.) sono scese al di sotto della soglia di povertà.

A finire nell’area dell’impoverimento, a causa delle spese sanitarie out of pocket, sono soprattutto le famiglie in Calabria (6,9 punti) con una quota del 3,48% quantificabile in circa 28 mila nuclei familiari.

Seguono la Sicilia (7,1 punti) con una quota dell’3,39% pari a poco meno di 69 mila famiglie, l’Abruzzo (10,1 punti) con una quota del 2,72% e la Campania (9,8 punti) con una quota del 2,46% coinvolgendo nel processo di impoverimento rispettivamente 15 mila e 53 mila nuclei familiari.

Capovolgendo la classifica, è il Piemonte a meritare il ranking migliore in questa graduatoria parziale dell’Indice di Performance Sanitaria (IPS 2016) di Demoskopika, con una quota percentuale di appena lo 0,24% di nuclei familiari scesi al di sotto della soglia di povertà e stimabile in circa 4.800 famiglie. A seguire, il Trentino Alto Adige (96 punti) con una quota dello 0,25% pari a circa 1.000 famiglie, l’Emilia Romagna (75 punti) con una quota pari allo 0,32% pari a poco meno di 6.400 nuclei familiari e la Lombardia con una quota dello 0,36% pari a circa 16 mila famiglie.

«Ciò che balza subito in evidenza»,  commenta Mauro Febbo (Forza Italia) «e' la perdita di ben tre postazioni rispetto al 2015, quindi le nostre analisi severe e giudizi negativi  su questi trenta mesi di (mala) gestione sanitaria ci danno, purtroppo ragione, non erano solo posizioni strumentali dell'opposizione. La  "cura da cavallo" imposta agli Abruzzesi  pur di appiccicarsi la medaglietta della uscita dal Commissariamento le prestazioni e i servizi sono precipitati, così come l'offerta territoriale».