SANITA'

Rinnovi contratti pubblici, Nursind smentisce: «notizia falsa alla vigilia del referendum»

Nei giorni scorsi la firma tra Governo e Cgil, Cisl e Uil

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ROMA. Nei giorni scorsi è stata ufficializzata l'intesa tra sindacati e Governo Renzi che sblocca la contrattazione nel pubblico impiego prevedendo un incremento contrattuale non inferiore a 85 euro mensili medi.

Ma il Nursind, sindacato degli infermieri smentisce: «è una notizia falsa in vista del voto referendario di domenica».

Eppure il ministro Marianna Madia ha definito l'accordo "innovativo" sottolineando come si sia «ridato spazio alla contrattazione». E sono state fornite anche le cifre: l'impegno finanziario per rinnovare i contratti in tutta la Pubblica Amministrazione sarà pari a 5 miliardi nel triennio 2016-18. Per l’anno prossimo la cifra prevista è di 850 milioni.

E lo stesso premier, Matteo Renzi, aveva annunciato che il governo era pronto a chiudere. Chiedendo 85 euro i sindacati - ha spiegato - hanno voluto dire che il loro aumento è più alto di quello dato dal governo Renzi e io ho detto 'bravi'. Poi, dopo la firma, ha postato su Twitter la propria soddisfazione:

Ma come detto il Nursind prende le distanze: «si tratta di una firma con le sigle sindacali storiche di un documento riportante alcuni principi generali che dovrebbero fare da cornice ai rinnovi dei contratti del pubblico impiego e promesse di modifica di assetti normativi e di finanziamenti da trovare in vista della legge di bilancio 2018 per raggiungere una misera media di 85 euro lordi mensili mettendoli prevalentemente nei redditi più bassi. Guarda caso», continua il Nursind, «un governo la cui vita è appesa al voto del 4 dicembre, chiama i sindacati dopo anni che li ha ignorati e messi alla berlina, convoca tavoli separati dai sindacati della dirigenza e dai sindacati autonomi, per trovare un accordo politico pieno di promesse di modifica di leggi e di qualche soldo magari messo in qualche bonus sul welfare aziendale – cioè un incentivo alla privatizzazione della sanità – o sulla previdenza complementare, e chiedere in cambio cosa? Il miglioramento delle condizioni lavorative dei dipendenti pubblici e dei servizi pubblici?»

Se questo fosse vero, sempre secondo il Nursind, non ci sarebbe stata la fretta di chiudere la questione questa settimana ma si sarebbe potuto condividere anche con le forze sindacali autonome un documento di proposte per la stesura dell’atto di indirizzo per il rinnovo dei contratti e per le modifiche legislative necessarie per riaprire la contrattazione pubblica.

«Evidentemente la fretta è giustificata da altri fini per cui quanto contenuto in quel documento è da leggersi come un via libera di condivisione del sindacalismo confederale storico sulle politiche governative e sulla campagna per il referendum. La realtà dei fatti è che di contratto se ne parlerà forse a partire dal giugno del 2017 dopo che saranno almeno disponibili i 20 euro mensili (10 dal 2016 e 10 dal 2017) e soprattutto sarà disponibile la revisione del Testo unico sul pubblico impiego la cui delega al governo scade il 27 febbraio 2017».