SANITA'

D’Alfonso (commissario) salva le cliniche Villa Letizia e Ini di Canistro

Si trasformano posti letto per salvare accreditamento con sanità pubblica

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D’Alfonso (commissario) salva le cliniche Villa Letizia e Ini di Canistro

Villa Letizia

ABRUZZO. Basta poco “che ce vo’”, diceva un tormentone partenopeo che sottolinea l’importanza della volontà nel perseguire gli obiettivi. Ed, infatti, c’è voluto davvero poco all’ancora-commissario-quasi-ex, Luciano D’Alfonso, insieme a tutta la struttura sanitaria della Regione, per salvare le cliniche aquilane Villa Letizia (Villa Dorotea) di Scoppito e Ini di Canistro. E’ bastata la volontà di firmare il decreto 98 del 12 settembre 2016.

Il pericolo che incombeva sulle strutture sanitarie private da due anni era il famoso decreto Lorenzin che stabilisce la morte per ogni accreditamento per cliniche al di sotto dei 60 posti letto; dunque, per le strutture piccole niente ciccia pubblica.

In alternativa bisogna fondersi e creare -sotto un unico proprietario- poli sanitari importanti o per le cliniche che vengono riconvertite almeno 80 posti letto.

Villa Letizia fino al 12 settembre ne aveva 57 di posti letto accreditati per acuti  ma il giorno dopo ne aveva 60. Salva?

Il decreto Lorenzin, poi, dice che a questa regola non soggiacciono le strutture monospecialistiche.    

La clinica Ini il 12 settembre era polispecialistica, il giorno dopo monospecialistica. Salva.

E’ bastato davvero molto poco del resto non ci sono norme che lo vietano.

Il meccanismo utilizzato per lanciare la ciambella di salvataggio è semplice; per Villa Letizia sono stati trasformati 6 posti letto ordinari in 3 posti letto di Ortopedia e Traumatologia mentre per l’Ini i posti letto accreditati (30) sono diventati tutti di Ortopedia divenendo appunto monospecialistica e schivando al mannaia di Lorenzin.


Una vera fortuna toccata ai due gruppi industriali che potranno operare ancora e anche in regime di convenzione con lo Stato.

Ma il decreto 98 del commissario sembra un documento interessante per alte ragioni.



IL VERBALE DI MARZO
Per esempio, vi è allegato un verbale del marzo 2016 che sintetizza gli incontri tra Regione e cliniche private nel quale si stabilisce l’accordo della trasformazione dei posti letto.

Già qui sarebbe interessante capire perchè si sono attesi sette mesi per firmare il conseguente decreto, praticamente a ridosso dell’uscita dal commissariamento: si era atteso tanto, si poteva aspettare ancora un pò per far decidere la giunta regionale e il consiglio regionale e per dar modo di aprire al confronto e condividere la scelta.

Nel verbale c’è poi scritto nero su bianco che dopo il riordino della rete ospedaliera al dicembre 2015 solo tre cliniche hanno una soglia inferiore ai 60 posti letto accreditati (cioè impossibilitate ad essere accreditate con il pubblico) e sono Villa Letizia, Ini e Villa Pini.

Curioso che qui si accomunino tre realtà eterogenee con il medesimo destino iniziale (o problema) ma per due si decide “paradiso”, per l’altra “inferno”. Se la logica del commissario D’Alfonso di salvare le cliniche aquilane sta nel mantenere i posti di lavoro, si poteva, comunque, adoperare lo stesso criterio per Villa Pini che tra l’altro aveva dimensioni e peso specifico ben diverso.

Invece, per la clinica che fu di Vincenzo Angelini, poi avviata al fallimento dopo Sanitopoli e acquistata all’asta dal gruppo Pierangeli, si è deciso diversamente con il decreto 4/2016. Ad inizio anno, infatti, ci furono aspre contestazioni, scontri, denunce e inchieste giudiziarie per il travaso di posti letto dalla Asl di Chieti a quella di Pescara assecondando (meglio adeguandosi ex post) a quello che il privato aveva già deciso di fare con mesi di anticipo. In quel caso per ildecreto vi fu la preventiva approvazione del tavolo di monitoraggio.

Con il trasferimento di specialità e posti letto da Villa Pini alla clinica Pierangeli si sono razionalizzati i costi per il privato imprenditore che ha creato un polo sanitario unico ed il più grosso della regione di fronte l’ospedale di Pescara e, dall’altro, si è svuotata la clinica di malati, medici, dipendenti, depotenziandola quasi facendola sparire e rendendola irriconoscibile rispetto a 10 anni fa.       

Insomma per Villa Pini si poteva pensare non tanto ai dipendenti (molti dei quali non hanno perso il lavoro) ma per esempio valutare se fosse stato di interesse pubblico  mantenere un polo sanitario in quella zona del chietino ma evidentemente sono state applicate altre logiche.


CIRULLI CHI?

Sempre dal verbale, poi, si apprende che a rappresentare Villa Letizia c’è anche il dottor Gianluca Cirulli, magari un omonimo di quel Giovanni (detto Gianluca) che figura nell’inchiesta Fira e sodale di Giancarlo Masciarelli il vertice della finanziaria regionale fino al 2006, quando la procura spezzò l’incantesimo e la cappa di torpore che era scesa sull’Abruzzo in quel periodo.

Se di omonimia trattasi sarebbe buffo davvero visto che Vittorini e Villa Letizia hanno incrociato più volte la strada proprio di Masciarelli nei trascorsi 15 anni.

Tra l’altro si sono perse le tracce di un processo che vedeva imputati i due con l’ipotesi  di tentata estorsione nei confronti di Vincenzo Maria Angelini, ex patron di Villa Pini e di Sanatrix. La prima udienza del processo era fissata al 21 gennaio 2013 poi...l’oblio.

Buffo che secondo gli inquirenti Masciarelli e Vittorini avrebbero cercato di costringere Angelini a cedere la casa di cura Sanatrix e i posti letto in favore dello stesso Vittorini il quale avrebbe poi beneficiato di «rapporti privilegiati» con rappresentanti della giunta regionale guidata da Ottaviano Del Turco. Masciarelli all’epoca ufficialmente era consulente della clinica poi i rapporti sono continuati anche negli anni seguenti, dopo gli arresti ed il patteggiamento.


Fondata nel 1994, Villa Letizia è sempre appartenuta alla famiglia Vittorini e guidata per anni da Enrico Vittorini, 130 posti letto e strutture attrezzate nelle aree chirurgica, medica, riabilitativa e dell’emergenza. La Rsa è nata nel 2005 ed impiega circa 100 dipendenti. Dopo l’uscita di scena di Vittorini il gruppo di famiglia ha attraversato mesi burrascosi per poi ritrovare nuovi equilibri societari proprio nel 2016 con nuove cessioni di quote societarie.

Storia diversa per l’Ini di Canistro, struttura più piccola fondata da Delfo Galileo Faroni, gruppo diffuso in tutta Italia che conta in totale circa mille posti letto in diverse strutture.


STATI IN CLINICA

Attualmente a dirigere la clinica c’è l’assessore al Verde del Comune di Avezzano (giunta Di Pangrazio), Daniela Stati, ex assessore alla protezione civile della Regione e figlia di Ezio Stati storico esponente di Forza Italia, lo stesso partito che avrebbe beneficiato di ingenti fondi neri grazie ai buoni uffici del solito Masciarelli.

La Stati ha preso il posto di Giovanni Tavani e prima di questi il ruolo di direttore era stato ricoperto da Armanda Coco, moglie di Angelo Di Paolo, ex assessore regionale, e dal 2014 nuovamente sindaco di Canistro.



ACCREDITAMENTO PER TUTTE

  Alla fine del mese di settembre è arrivato poi -a due giorni dal gong- il decreto 116 che stila la lista delle cliniche accreditate finalmente della Regione Abruzzo e che mette fine ad una situazione incerta durata anni con i pre accreditamenti.

Nella lista ci sono ovviamente tutte le clinche e non ci sono grandi sorprese: c’è anche Villa Letizia con i suoi 60 posti letto accreditati nuovi di zecca.

Settanta: numero, più che fortunato, stregato, perchè a voler leggere proprio attentamente il decreto Lorenzin potrebbero non bastare. Nel profluvio di norme e divieti si legge chiaramente che le cliniche sotto i 60 posti letto devono o accorparsi o riconvertirsi. Villa Letizia non si è accorpata ed è pacifico che sia stata riconvertita ma Lorenzin prosegue fissando a 80 posti letto il nuovo limite per essere accreditati ( «la soglia dei pl letto complessivi non può essere inferiore ad 80»).

Che si fa allora con l’accreditamento per la clinica dei Vittorini?  Tutta fatica sprecata?

  

Ultima curiosità che emerge (e questa è davvero molto buffa): entrambi i decreti 98 e 116 (l’ultimo del 28 settembre 2016 cioè emanato dopo il decreto del Consiglio dei ministri che ha sancito l’uscita dell’Abruzzo del commissariamento) recano due righe che è difficile interpretare in maniera diversa: « ...trasmettere copia ai dicasteri affiancanti il piano di rientro per la prescritta approvazione».

Cioè sembra di capire che entrambi i decreti debbano essere inviati al tavolo di monitoraggio per l’approvazione.

Perchè tutto questo se l’Abruzzo è uscito dal commissariamento?

ABRUZZO Decreto98 VILAL LETIZIA E INI by PrimaDaNoi.it on Scribd

ABRUZZO Decreto116 ACCREDITAMENTO CLINICHE by PrimaDaNoi.it on Scribd