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Day Hospital oncologia pediatrica a Chieti, che fine ha fatto?

Dopo l’inaugurazione in pompa magna di 9 mesi fa ancora tutto fermo

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Day Hospital oncologia pediatrica a Chieti, che fine ha fatto?

CHIETI. Inaugurazione in pompa magna con rappresentati delle istituzioni e del clero, ben 9 mesi fa, per il day-hospital di oncologia pediatrica a Chieti, ma ad oggi è ancora tutto chiuso.

Cosa è successo? Lo ha chiesto Aldo Cerulli (Cittadinanza Attiva) con una lettera formale indirizzata all’assessore alla Sanità, Silvio Paolucci, e al manager dell’Asl, Lanciano Chieti Vasto, Pasquale Flacco.

Eppure l’annuncio dopo il taglio del nastro era stato trionfalistico: «da lunedì prossimo (ovvero dal 22 febbraio 2016, ndr) la Clinica Pediatrica di Chieti, diretta da Francesco Chiarelli, avvierà nei nuovi locali i primi servizi ambulatoriali in day-hospital per i bambini che necessitano di cure oncologiche, in sinergia con l’Ematologia Clinica di Pescara».

Un servizio importantissimo se si considera che mediamente ogni anno in regione vengono diagnosticati 70 nuovi casi di cancro nei bambini e al momento sono oltre 1.000 i piccoli abruzzesi malati di tumore.

Proprio all’inizio dell’anno era stato completato l'intervento di ristrutturazione e sistemazione degli arredi del day hospital, grazie ai lavori finanziati per intero e direttamente gestiti dall’Associazione Onlus Morgan Di Gianvittorio di Notaresco. Un traguardo importantissimo per permettere ai malati della regione di curarsi vicino casa e non essere costretti ad andare fuori.

«È evidente», denuncia Carulli nella sua missiva inviata per conoscenza anche alla Procura regionale della Corte dei Conti, «che il mancato utilizzo di una simile e di importante struttura ospedaliera oltre a comportare un grave danno alla salute dei bambini affetti gravi patologie evidenzia un danno erariale in quanto sia motivo di ritenere che oltre alla copertura dei costi sostenuti dalla onlus siano intervenute integrazioni finanziarie per il completamento dell'opera da parte della Asl».

Per questo Carulli, oltre alle informazioni sulla mancata apertura, chiede di vedere anche i documenti ufficiali sul caso («avendone titolo diritto in qualità di associazioni di tutela dei diritti del malato»).

Proprio dalle carte il segretario regionale vuole conoscere gli eventuali costi integrativi sostenuti dalla Asl per il completamento dell'opera ma soprattutto le motivazioni della mancata entrata in funzione del reparto, completato definitivamente, così come aveva dichiarato il 20 febbraio il manager Flacco.

Carulli sostiene, inoltre, che anche la Onlus sia parte lesa e a loro chiede di fornire i vari costi sostenuti «per un'opera meritoria vanificata dalla mancata e ingiustificata entrata in funzione».

E’ stata mandata anche una segnalazione alla Procura regionale della Corte dei conti per valutare l’eventuale danno erariale.


Alessandra Lotti