SANITA'

Sanità, con la scusa del terremoto sospeso declassamento ospedali Penne e Popoli

Appena usciti dal commissariamento già vanificati alcuni provvedimenti “lacrime e sangue”

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L'ospedale di Popoli

I provvedimenti di sospensione della Asl di Pescara


ABRUZZO. Per anni gli abruzzesi si sono sentiti dire che c’era bisogno di provvedimenti lacrime e sangue per rientrare nei ranghi e pareggiare i conti della sanità. Poi appena usciti dal commissariamento, grazie alla vidimazione del consiglio dei ministri, sembra una corsa a vanificare quei provvedimenti.

Prima c’erano i controllori inflessibili che monitoravano ogni azione della sanità abruzzese e verificavano sprechi e scelte “irrazionali” con un unico obiettivo: evitare gli sprechi.

Tra questi sprechi ci è sempre stato detto c’erano anche ospedali di montagna o dei piccoli centri. C’erano anche pronto soccorsi o guardie mediche nei posti più impervi dell’Abruzzo.

Poi è successo che  il quasi ex commissario D’Alfonso ha  firmato la revoca delle chiusure delle guardie mediche teramane stabilite dal precedente governatore Gianni Chiodi, scongiurando così la chiusura dei servizi in alcuni comuni dell'entroterra: Castellalto, Campli, Cermignano, Colledara, Fano Adriano, Nereto, Valle Castellana.


Poi a distanza di ore è arrivata anche la sospensione del declassamento degli ospedali di Penne e Popoli, nosocomi che in nome della razionalizzazione della spesa, dovevano essere ripensati con nuove  e più «adeguate» funzioni. Lo ha stabilito con due provvedimetni fotocopia il manager della Asl di Pescraa, Armando Mancini.


In due delibere si modificano i “termini temporali” contenuti nel piano di riordino ospedaliero a causa del terremoto del 24 agosto 2016. Ci sono da fare nuove verifiche e sopralluoghi agli edifici e per questo non si può mantenere fede agli impegni temporali del piano che prevede il declassametno proprio dal 1 ottobre.

Tutto rimane invariato nell’eventuale riordino, le uniche cose cambiate sono state le date che vengono semplicemente espunte, cioè tolte come dire si farà ma quando chissà.


Dunque il riordino rimane ma di fatto potrebbe non entrare mai in vigore.

Della serie abbiamo scherzato.

Ma la domanda che nessun consigliere regionale si farà mai è: quel riordino era davvero utile a qualcosa?

Se la risposta dovesse essere sì, allora si vanifica un provvedimento utile; se, viceversa, non era utile vuol dire che più di qualcuno ha preso in giro gli abruzzesi.

Dunque per ora c’è solo spazio al giubilo per gli ospedali salvati in extremis di Penne e Popoli.

E l’assessore Paolucci che aveva spiegato per mesi il come ed il perchè del declassamento non è affatto contrariato perchè alla base del provvedimento ci sono ragioni di sicurezza innegabili: il terremoto c’è stato davvero.

 

GIUBILO SINDACALE

Il sindaco di Penne, Mario Semproni (centrodestra) è ovviamente contento: «Questa notizia, poi, testimonia come l'attuale amministrazione comunale sia autorevole e non tenga conto di logiche politiche quando deve tutelare gli interessi della comunità. La sospensione del termine previsto per il declassamento dell'ospedale - conclude Semproni - è solo un primo passo, ma non abbiamo ancora vinto la battaglia, la strada è lunga. Ora è necessario lavorare tutti insieme, sindaci dell'area vestina compresi, per salvare i servizi del nostro territorio».

A questo punto potrebbe essere stato vanificato anche il ricorso al Tar già intentato poichè la Asl con un atto “cautelativo”, più unico che raro, ha sgonfiato il ricorso.

L’ «autorevolezza»  della Regione -invocata dal sindaco di Penne che vorrebbe che le decisioni siano frutto di assoluta mancanza di «logiche politiche»- però sembrano non reggere all’analisi dei fatti un pò più accorta.

Sospendere provvedimenti presi e calati nei vari piani di riordino sanitari, comunicati ai ministeri, i quali poi hanno dato il loro assenso all’uscita dal commissariamento dell’Abruzzo, è un controsenso pericoloso perchè i controllori romani «attenti e imparziali» potrebbero non gradire questa inversione di rotta.

Allora perchè?

Solo i più ingenui non pensano a ragioni politiche anche perchè le ragioni ufficiali che hanno giustificato tali revoche non reggono: perchè sospendere la chiusura delle guardie mediche solo nel teramano? Nel Chietino e nell’Aquilano la situazione è forse anche peggiore perchè a loro no?



GIUBILO DALL'OPPOSIZIONE

Un ulteriore indizio lo fornisce Giorgio D’Ignazio (Ncd) attualmente all’opposizione che ha voluto pubblicamente ringraziare il governatore: «Mi fa piacere che D'Alfonso abbia saputo ascoltare le istanze dei territorio che chiedevano il mantenimento di questi importanti presidi. E' vero che dal punto di vista del servizio strettamente sanitario queste strutture non sono risolutive», dice D'Ignazio, «ma per i cittadini rappresentano una sicurezza. Molti amici sindaci mi hanno rappresentato come la scelta di tagliare le guardie mediche fosse letta dai residenti come un ulteriore segnale di abbandono da parte della politica».

Allora le domande potrebbero essere: perchè D’Alfonso ha ascoltato i territori solo una volta uscito dal commissariamento? E perchè ha voluto ascoltare solo quei territori dove oltre D’Ignazio sono di casa  i Pd, Sandro Mariani e Luciano Monticell,i e l'assessore Dino Pepe?



QUANTO CONTA IL CASO ACA E L'ACCORDO CON NCD?
Le incongruenze sono state già fatte notare dal consigliere di Fi, Mauro Febbo, che ribadisce  «ancora una volta la Regione delle tasse e delle chiacchiere dimostra di seguire la odiosa logica di figli e figliastri. E’ singolare la giustificazione trovata per sospendere la decisione perché Penne non rientrava prima e non rientra oggi nel cosiddetto Cratere; quindi legare il destino dell’ospedale agli eventi sismici appare più una scusa per “mascherare” altro. Qualcuno potrebbe malignare che la vicenda sia più semplicemente collegata a quanto è accaduto intorno alle nomine Aca. A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina diceva qualcuno: non vorrei che il sindaco di Penne (centrodestra) si sia fatto convincere a sostenere lo schieramento di centrosinistra mentre Ortona è a guida centrosinistra e quindi il voto non “doveva essere ricompensato”; purtroppo Guardiagrele e Atessa non sono componenti dell’Aca.   

Dopo la decisione del presidente della giunta D’Alfonso di sospendere la chiusura delle Guardie mediche della provincia di Teramo – aggiunge il presidente della Commissione di Vigilanza - e lasciare chiuse quelle di Chieti  si conferma come anche in tema di Sanità siano preponderanti le scelte di campanile e di opportunità da parte del governo regionale di centrosinistra che, non è la prima volta, “stranamente” sta punendo Chieti e la sua provincia. D'Alfonso, Paolucci  & C. dovrebbero farsi un giro per gli ospedali di Chieti, Lanciano e Vasto per capire  quello che sta accadendo in termini di disservizi agli utenti e in merito alle condizioni di lavoro del personale medico e paramedico che sono arrivate al limite della sopportazione. Il tutto causato dalle ulteriori ingiustificate chiusure delle strutture di Ortona, Atessa e Guardiagrele».



ATESSA (ANCORA) NO

Anche il consigliere comunale di Atessa, Gilberto Testa, di Forza Italia, illustra presunti scambi e in un vechio comunicato accostava le dichiarazioni del Leader di Abruzzo Civico, Giulio Borrelli, il quale sosteneva che i Consiglieri Regionali di suo riferimento, Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri, rispettivamente Assessore regionale e Presidente della V Commissione Sanità, avrebbero sottoscritto un accordo col Presidente D’Alfonso per salvaguardare l’Ospedale di Atessa, ed appena qualche giorno dopo, lo stesso Gerosolimo aveva votato favorevolmente alla Delibera n. 505, approvando di fatto il “nuovo piano di riqualificazione del sistema sanitario abruzzese 2016-2018”, che sancisce la chiusura definitiva del Pronto Soccorso e del Laboratorio Analisi dell’Ospedale “San Camillo De Lellis” di Atessa.

«In quell’occasione – afferma Testa – conclusi il mio comunicato con una supposizione: “non è che i due esponenti regionali di Abruzzo Civico, con la complicità del Presidente D’Alfonso, si stanno prendendo gioco del loro stesso Leader Borrelli, barattando qualcosa a solo vantaggio dei loro territori di riferimento ed a scapito di altri!?”. Purtroppo questa supposizione oggi è divenuta certezza»


Dunque anche per i “cattivi” Testa e Febbo le ragioni della sospensione del declassamento dei due ospedali di Penne e Popoli sono da ricondurre a motivi politici e auspica che «all'interno delle indagini che la Magistratura sta portando avanti sulle vicende dell’Aca si tenga in debita considerazione anche questo episodio. Intanto, di fronte a questo scenario  - conclude Febbo - è quanto mai sconvolgente il silenzio assoluto del Pd provinciale di Chieti e soprattutto dei Sindaci dei territori interessati».