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Sanità, Paolucci riannuncia l’uscita dal commissariamento e questa volta…

Il Pd sconfessa i tecnici dei ministeri: prima la politica poi i numeri

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Sanità. Per il Pd l’Abruzzo è già fuori dal commissariamento ma quanta strada da fare ancora

Silvio Paolucci

L'AQUILA. «Nessun ritardo, ma tutto secondo le tempistiche: il prossimo Consiglio dei Ministri utile, anche quello di giovedì prossimo, essendo decorsi i 45 giorni dalla delibera di giunta del 26 luglio, potrà approvare la delibera di cessazione dello stato di commissariamento della sanità abruzzese».

Così l'assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, sull'uscita dal commissariamento della sanità a cui la Regione è sottoposta da circa nove anni per il deficit dei conti.

E’ l’ennesimo annuncio dell’assessore che, in oltre due anni, ha pronosticato l’uscita decine di volte e a giugno ne aveva confermato l’uscita dell’Abruzzo dal commissariamento.

Oggi invece, facendo un passo indietro e sconfessando se stesso, si ripete nuovamente.

Questa volta, però, potrebbe essere davvero diverso poichè da settimane gli uffici della Regione sono in fermento e soprattutto le relazioni politiche si sono strette intorno ad una serie di argomenti abruzzesi che di fatto vengono validati dal governo -sempre amico- di Renzi.

Il provvedimento tanto atteso doveva essere approvato già due Consigli dei ministri fa poi è slittato. La richiesta è arrivata a Palazzo Chigi ma per ragioni non chiarite è stato posticipato ancora.

Ma la questione più eclatante -che andrebbe rimarcata in ogni sede- è che di fatto con la prossima ratifica del Consiglio dei Ministri è la politica (della filiera Pd, in questo caso) a sconfessare pesantemente i tecnici del tavolo di monitoraggio, cioè i ministeri di Economie finanze e Sanità, che nei loro verbali avevano elencato tutta una serie di criticità irrisolte e operazioni non esemplari che dovevano necessariamente essere emendate per poter uscire dalla fase commissariale.

Tra le tante anche la spada di Damocle dei pignoramenti da parte di Synergo la società di Pierangeli e le fatture da pagare per l’extrabudget degli anni 2010-2011-2012.

I verbali del tavolo diventano invece un’opinione tanto che il governo la pensa diversamente. Almeno ci saranno ricadute positive -si spera- come la riappropriazione della sovranità territoriale in tema di sanità e l’abbassamento (forse) delle tasse.

Al riguardo lo stesso Paolucci annuncia come prioritario a seguito della fine del commissariamento, l'abbassamento del carico fiscale, aumentato proprio d'imperio per ridurre il deficit sanitario. Si vedrà.

Gli stessi tecnici non credono affatto possibile la diminuzione delle tasse. Anzi c’è chi da giorni è convinto che proprio questa forzatura politica impedirà l’abbassamento delle tasse.

Passaggio propedeutico all'attesa delibera del consiglio dei ministri sarà il parere della Conferenza Stato Regioni (una sede che ormai vede a proprio agio il presidente e commissario Luciano D’Alfonso), sulla delibera di giunta regionale del 26 luglio, con cui è stata adottato il Piano di riqualificazione del Sistema Sanitario Abruzzese 2016-2018, già approvato con Decreto Commissariale 55 del 10 giugno, il primo adempimento della prevista procedura che porterà all'uscita dal commissariamento del sistema sanitario abruzzese.

«La conseguenza - spiega Paolucci - sarà la riconquista dell' ente Regione di ampi margini di autonomia sulla programmazione sanitaria. E la priorità per noi è la possibilità di abbassare la tassazione, tenuto conto che non è stata toccata al rialzo in questi due anni, ma non sarà una sfida banale, ricordiamo infatti che i trasferimenti dello Stato per la spesa sanitaria a livello regionale sono diminuiti, e dovrà essere necessario ovviamente quadrare comunque i conti».

Una cosa è certa, aggiunge Paolucci, con l'uscita dal commissariamento «si alzerà l'asticella della sfida, ognuno in consiglio regionale dovrà tener conto di un carico di responsabilità maggiore, non si potranno più delegare le scelte anche difficili in materia sanitaria ad un commissario».

Ma allora come stanno davvero le cose?

La situazione si può riassumere grossolanamente così: il tavolo di monitoraggio in questi anni ha seguito le fasi del risanamento che era quasi concluso con Chiodi poi la spesa è riesplosa per ragioni che pure andrebbero chiarite e tra le quali ci sono di certo l’aumento del budget alle cliniche private.

Sono stati necessari i proverbiali “salti mortali” per mettere le cose in ordine e dare una parvenza di equilibrio, facendo ricorso ad azioni straordinarie e appostamenti che non potranno essere ripetuti. Non si tratta dunque di un vero e proprio riordino strutturale ma solo “estetico” come se un vestito strettissimo fosse stato fatto indossare ad un corpo che è già obeso e che aumenterà di peso nel prossimo anno.

Il rischio allora è che, usciti dal commissariamento, la spesa riesploderà e il debito continuerà a salire ma la Regione avrà mano libera di operare senza più i lacci e lacciuoli del tavolo di monitoraggio.

Ma se la spesa riesploderà senza controllo l’abbassamento delle tasse sarà un miraggio.

Allora anche in questo caso sembra di rivivere un eterno dejavù, facendo ripiombare l’Abruzzo al 2005, anno con il massimo indebitamento (400mln) grazie anche alle cartolarizzazioni, soluzione quasi obbligata dopo le maniche larghe degli anni precedenti.

Magari per “risolvere” il problema del debito si potrà pensare a nuovi mutui o nuove… cartolarizzazioni.

Anche su questo versante si ricomincia da capo…