RISPARMI MORTALI

Sanità. Le emergenze? Senza personale solo i miracoli possono salvare chi necessita di cure

Dove sono finiti tutti? Cattiva gestione del personale o troppi buchi non tappati?

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ABRUZZO. Agosto, le ferie, il piano di “risanamento” della sanità. Tre fattori purtroppo mortali se si incrociano simultaneamente.

Ecco che allora accade in Abruzzo che ad agosto lo sfortunato di turno abbia necessità di cure urgenti e di una sala operatoria funzionante (cioè con il personale in grado di poterla sfruttare).

Capita che nei due ospedali abruzzesi dotati di sala operatoria in grado di poter operare per quel tipo di emergenza non vi sia la possibilità di procedere ad un intervento chirurgico urgente e non previsto. Capita che dopo due ore il paziente viene trasportato fuori regione ma non ce la fa.

Poteva capitare ad uno qualsiasi degli abruzzesi (1,2 mln di abitanti) è capitato invece a Lorenzo di Nino, 69 anni di Pratola Peligna (L’Aquila), colpito da un aneurisma all'aorta.

Una tragedia che si doveva evitare in un paese civile ed ora sarà la magistratura ad evidenziare eventuali reati od omissioni.

Però il problema da risolvere è chiaro: evitare che questa tragica “fatalità” si ripeta. E non sarà facile.

La principale causa dell’evento tragico sta nella mancanza di personale medici, infermieri, anestesisti che contemporaneamente devono risultare liberi e disponibili tutti nello stesso ospedale. Non un evento raro ma nemmeno così frequente ad agosto.

Il punto è: dove sono finiti tutti?

Nella grande ubriacatura della riorganizzazione sanitaria dove si tagliano reparti, ospedali, dove il personale viene spostato e riallocato accade anche che venga tagliato. Poco meno di 500 persone, in gran parte amministrativi, non ci sono più e non sono stati sostituiti e non è un dato che può contribuire a far funzionare meglio la sanità.

Il personale “scomparso”, tagliato, andato in pensione, non rinnovato, semplicemente non è stato sostituito lasciando buchi e deficienze qua e là a macchia di leopardo in tutte le strutture pubbliche abruzzesi.

Perchè il personale fuoriuscito non è stato sostituito?

Semplice: è stato ritenuto superfluo e la cifra non spesa ha contribuito al pareggio di bilancio dichiarato che forse permetterà l’uscita dal commissariamento dell’Abruzzo.

Poi capita anche che ci siano nuovi concorsi contestati e chiacchierati sempre per nuovi amministrativi...

Nel 2015 il costo del personale dipendente e non dipendente è stato pari a 773,2 mln di euro ed è diminuito rispetto al consuntivo 2014 di 2,1 mln di euro.

Il costo del solo personale sanitario (641,541 mln di euro), è aumentato di 1,338 mln di euro rispetto al consuntivo 2014 mentre il personale non sanitario, valorizzato per 131,648 mln di euro, diminuisce di 2,148 mln di euro, sempre rispetto al consuntivo 2014.

Rispetto al numero di teste, a consuntivo 2015, si è osservato, in confronto al consuntivo 2014, un decremento complessivo di 468 unità di personale, composto da -257 unità riferite a categorie residuali (Co.co.co. ed altre forme flessibili) e -154 unità riferite al tempo determinato e da -57 unità riferite al tempo indeterminato.

Per quanto riguarda la spesa del personale sanitaria si tratta per lo più di contratti a tempo determinato che vengono rinnovati ogni tre mesi e con questo tipo di inquadramento non è facilissimo far combaciare turni e coprire tutte le carenze di organico, cosa che si potrebbe fare solo con nuovi concorsi e contratti a tempo indeterminato.

Invece sebbene le Asl chiedano di fare i concorsi, fino ad ora è stato impedito e le cose non cambieranno a breve visto il disavanzo di 6,8 mln di euro.

Anzi una nuova recente strigliata è arrivata dal commissario straordinario (che è ancora in carica perchè l’Abruzzo non è uscito dal commissariamento) all’indirizzo delle Asl con due decreti con i quali si mettono in mora i direttori generali affinchè rispettino la spesa programmata.

Per Pescara si teme infatti un disavanzo di 30mln, mentre Chieti viaggia sui 60mln, a chiusura 2016. Il punto è che tutte le manovre di copertura una tantum effettuate per pareggiare il 2015 nel 2016 non saranno possibili per questo il pareggio dovrà essere “reale”.

Ma non sempre il dramma dei conti influenza l’operato perchè quando le cose si vogliono fare i soldi si trovano sempre.

Del resto è risaputo che fuori dalle carte che raccontano persino un incremento della spesa per pagare gli stipendi a medici e paramedici, la carenza di personale c’è. I sindacati lamentano -non da oggi- turni massacranti e difficoltosi proprio per mancanza di forze fresche.

In estate poi l’assetto muta ulteriormente perchè si fanno accorpamenti in un contesto di riorganizzazione generale che forse ha destabilizzato anche gli uffici se è vero che nessuna sala operatoria poteva essere utilizzata nel momento di quella particolare emergenza.

Del resto è chiaro che è inconcepibile che in una regione in cui ci sono due cardiochirurgie non si riesca ad operare una persona in emergenza.

Evidentemente le sale operatorie d'urgenza o erano entrambe impegnate (cosa difficile e che aprirebbe altre questioni… ) oppure non avevano personale per farle funzionare. Una sala per le emergenza deve sempre funzionare anche perchè su una popolazione di 1,2 mln le emergenze ci sono e questo sta alla capacità dei vari manager.

Ma se la causa della tragedia dell’uomo di Pratola Peligna non è la mancanza di personale si deve per forza di cose ammettere che a venir meno è l’organizzazione delle forze.

In questo contesto continuano ad allungarsi le liste di attesa e presto la situazione scoppierà.

Allora si può dire che servono di sicuro nuove unità lavorative anche sanitarie?

Il sindacato dei medici dirigenti per esempio ritiene che per abbattere le liste d’attesa, ridurre la mobilità passiva, dare risposte alle esigenze dei cittadini occorrono investimenti, sia sul personale che in apparecchiature. «Se persiste il turn-over al 50 per cento, per sostituire Medici in ospedale, con concorsi la cui durata è almeno di due anni, se permane il blocco delle assunzioni di personale a tempo determinato, se nella sanità pubblica abruzzese è presente strumentario con più di vent’anni, non crediamo si raggiunga nessun obiettivo minimo accettabile».

La Uil, invece, contesta l’assunzione di quattro nuovi dirigenti amministrativi alla Asl di Pescara mentre ci sarebbe bisogno di infermieri, tecnici, operatori socio sanitari e medici, tra l’altro in concomitanza di un divieto imposto dalla Finanziaria.

Mai come in questo caso si può dire che la riorganizzazione della sanità è una questione vitale.