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Processo Villa Pini per truffa e rimborsi non dovuti: sfilano i testi dell’accusa

I fatti si riferiscono al periodo 2005-2007

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Processo Villa Pini per truffa e rimborsi non dovuti: sfilano i testi dell’accusa

 

 

 

            

       CHIETI. Nuova udienza ieri con l’ascolto di diversi testimoni per il processo che accusa Vincenzo Angelini di aver truffato la Regione con ricoveri gonfiati, cartelle cliniche moltiplicate e rimborsi chiesti ed ottenuti per specialità non accreditate.

Tra i vari testimoni dell'accusa sono stati ascoltati ex dipendenti (trai quali Giovanna D’Innocenzo) e militari del Nas di Pescara (Michele Pintauro) che hanno svolto le indagini parallele di Sanitopoli.

Si tratta di una serie di accuse emerse proprio in quel processo che di fatto era già una replica in molti aspetti del precedente processo sulla Sanità che coinvolse l’ex assessore regionale Vincenzo Del Colle e lo stesso Angelini.

 

Nel processo di oggi dinanzi al Tribunale di Chieti vede imputati Angelini, la moglie Anna Maria Sollecito ed un ex direttore  sanitario della clinica, Sergio Frezza, la cui posizione era  stata stralciata nelle scorse udienze. Le accuse sono  di associazione a delinquere, truffa continuata e falso, gli ultimi due reati prescritti.

     La vicenda da cui ha prende le mosse il processo è quella che, secondo l'accusa, ha consentito a Villa Pini, negli anni fra il 2005 e il 2007, di espletare attività sanitaria non coperta da autorizzazione o accreditamento provvisorio e di effettuare prestazioni a carico del sistema sanitario nazionale per discipline non accreditate quali l'ortopedia, l'oculistica, la cardiochirurgia, la chirurgia vascolare, la cardiologia, l'otorinolaringoiatria, le malattie e i disturbi dell'apparato riproduttivo femminile.

In seguito all’inchiesta Sanitopoli che coinvolse l’ex presidented elal Regione, Ottaviano Del Turco, la clinica privata è fallita e passata di mano venduta all’asta ad un raggruppamento diimprenditori che fanno capo a Luigi Pierangeli, presidente Aiop.

     La truffa, ovvero i crediti vantati in quel periodo da Villa Pini d'Abruzzo srl nei confronti della Regione e dalle Asl abruzzesi in relazione alle prestazioni diverse da quelle accreditate, ammonta, sempre secondo l'accusa, a 46.751.000 euro.

L'udienza di ieri, a cui gli Angelini non hanno partecipato, ha posto in risalto le criticità che si registravano soprattutto per la parte di Villa Pini che si occupava di patologie per malati acuti e in particolare il meccanismo dei ricoveri ''ripetuti'': eclatante al riguardo il caso di un paziente, citato proprio dalla D'Innocenzo, il quale a fronte di uno o due ricoveri, aveva a suo carico 46 cartelle

cliniche, maturando così in capo alla casa di cura, a fronte di cartelle cliniche che si aprivano e si chiudevano, il diritto ad ottenere dalla Regione altrettanti rimborsi della Regione.

La D'Innocenzo ha raccontato di quando partecipò ad una riunione presso la Regione in cui a Villa Pini vennero contestati l'uso improprio di discipline non accreditate e i ricoveri ''ripetuti'': «Ne ho parlato con Angelini e la Sollecito, inizialmente hanno risposto che nessuno gli aveva detto che non

si poteva fare - ha riferito la D'Innocenzo al Tribunale - Quando ho detto che stavano commettendo un reato sono stata  licenziata». 

    Quanto alle prestazioni per le quali non vi era accreditamento uno degli escamotage sarebbe stato quello di dimettere un paziente attraverso un reparto che aveva l'accreditamento ma dopo averlo trattato in un reparto che ne era privo: per esempio, l'intervento su un occhio si modificava, nel corso del ricovero, in trattamento di riabilitazione oculistica per il quale Villa Pini era convenzionata. 

L'ultima udienza del processo, quando verranno sentiti altri testimoni, e poi ci saranno camera di consiglio e sentenza, è fissata per il 20 settembre.