DIETRO LE SPALLE

Maltauro, la Regione vuole il nuovo ospedale ma ha autorizzato lavori per 70mln sul vecchio

Adeguamento antisismico, aggiornamento di strutture e impianti: lavori fino al 2014

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Maltauro, la Regione vuole il nuovo ospedale ma ha autorizzato lavori per 70mln sul vecchio

CHIETI. C’è somma urgenza. La Regione ha grande fretta di firmare l’accordo con il raggruppamento capeggiato da Maltauro. La “somma urgenza” è più dell’attuale giunta capeggiata dal commissario straordinario alla sanità, Luciano D’Alfonso, ancora saldamente in carica nonostante le promesse di chiudere con l’eccezionalità di una gestione che esautora il consiglio regionale.

Sta di fatto che anche gli uffici tecnici della Regione avrebbero bisogno di un relazione tecnica che dimostrerebbe l’assoluta «necessità e urgenza» di un nuovo ospedale e pare che negli ultimi mesi, dopo tanti sforzi, sia arrivata e pronta per l’uso. Tutto questo dimenticando i 70 milioni di euro spesi solo qualche anno fa per la vecchia struttura.

La nuova relazione dimostrerebbe l’utilità pubblica dell’opera di Maltauro. L’offerta è arrivata alla Asl tra capo e collo e «spontaneamente» e sul progetto però permangono i soliti misteri. Infatti non si sa su quali basi tecniche sia stato redatto il progetto preliminare e da chi siano stati forniti i dati in possesso dell’Asl stessa.

Quello che si sa è che un giorno (il 4 aprile 2014) il futuro raggruppamento scrive alla Asl di Chieti, allora capeggiata dal bocconiano Francesco Zavattaro, per fare la proposta del mega ospedale da affiancare a quello vecchio.

All’ex manager la proposta piace subito e si attiva per perorare la causa in ogni sede.

Ma quello è un periodo molto delicato perché ad aprile in Regione c’è ancora Chiodi con le valige praticamente pronte e la corazzata D’Alfonso già scalpitante e certa della vittoria; poi il cambio di giunta si formalizzò con il voto di maggio.

 

LA PROPOSTA NEL PERIODO DI TRANSIZIONE

Curioso anche il momento della proposta “inaspettata e improvvisa” che di solito si fa quando c’è certezza almeno sull’interlocutore. Maltauro ad aprile 2014 aveva l’unica certezza che l’interlocutore sarebbe cambiato come poi effettivamente è stato: via Zavattaro, via Chiodi.

E come si ricorderà la proposta fu presentata proprio in quel periodo dallo stesso ex manager della Asl di Chieti e anticipata da PrimaDanoi.it. Ma per D’Alfonso non fu amore a prima vista.

Si ricorderà che il neo presidente in campagna elettorale e per alcuni mesi dopo la sua elezione continuò a propagandare un nuovo mega ospedale «nella striscia di Gaza» cioè tra Pescara e Chieti in un non meglio identificato terreno a San Giovanni Teatino il cui proprietario secondo alcuni però era già stato identificato.

Scoppiarono polemiche e poi calò il silenzio di pochi mesi perché nel frattempo nell’area vastese c’era chi si muoveva dietro le quinte, come sempre per favorire abboccamenti e qualche cena con i vertici della sfortunata Maltauro, finita nelle tempeste giudiziarie di Expo e del Mose.

 

I PRIMI INCONTRI

Verso la fine del 2014 ci furono i primi incontri, di cui qualcuno ufficiale alla Regione, per poi proseguire nei primi mesi del 2015 fino a sfociare nella riunione di agosto 2015 abbondantemente pubblicizzata dallo stesso D’Alfonso. L’accordo e il placet della giunta di centrosinistra era però maturato qualche mese prima di quell’incontro, il tempo di leggere e trovare qualche carta utile a ricostruire una storia dell’ospedale teatino così sfortunato e cadente, ma oggi così utile per «migliorare la sanità» provinciale.

In attesa di vedere tutte le carte che riguardano la procedura amministrativa del project financing e, dunque, capire quale storia è stata raccontata per giustificare l’investimento ciclopico che sfiorerebbe i 900 mln di euro, secondo i calcoli del M5s, e che si trascinerà dietro di certo tra gli altri costi per gli affitti delle strutture nuove per 30 anni per 12mln di euro all’anno, più 65 mln di euro per canone di concessione dei servizi. Comunque un affarone secondo Zavattaro, l’allora direttore amministrativo Stefano Spadano, Pasquale Flacco, oggi manager voluto da Paolucci e D’Alfonso.

 

LA REALIZZAZIONE TRA IL 1973 E IL 2008

Per capire cosa accadrà nei prossimi mesi è però necessario non perdere di vista il recentissimo passato per cui è fondamentale “la” storia recente dell’ospedale Colle D’Ara.

Il nosocomio venne pensato alla fine degli anni ’60 e realizzato tra il 1973 e il 2008, i tempi chiariscono subito che si tratta di un perfetto esemplare di opera pubblica della prima Repubblica ma piaciuta molto anche alla seconda.

Per realizzarlo piovvero su Chieti decine e decine di miliardi di vecchie lire dall’allora Cassa del Mezzogiorno grazie ai buoni uffici dello Zio Remo (Gaspari), fondi erogati anche grazie a leggi specifiche per l’edilizia sanitaria e persino per la lotta contro l’Aids… il tutto tra intoppi e varianti, tra migliorie ed aggiornamenti del progetto che invecchiava.

Dalle carte emerge che ufficialmente il Santissima Annunziata è stato terminato nel 2008 e appena pochi anni dopo l’amara scoperta di alcune strutture particolarmente fragili e vulnerabili: sui corpi C ed F vennero riscontrati da alcune perizie cemento impoverito, cioè chi lo aveva costruito aveva fatto la cresta sui materiali o utilizzando quelli non adeguati.

Nella perizia si legge:

«l’ospedale nel suo complesso presenta alcune criticità quali i materiali con caratteristiche scadenti di resistenza, i giunti tecnici non sempre conformi a quanto richiesto dalla normativa vigente e conseguente rischio di martellamento in caso di sisma e forma irregolare dei fabbricati tali da subire in caso di sisma un incremento delle sollecitazioni preventivamente non valutati».

Insomma va bene i materiali ma anche il progetto (gli edifici di forma irregolare) costituirebbero un bel problema per le norme antisismiche di oggi.

 

70 MILIONI DI EURO SPESI PER LAVORI

E solo negli ultimi anni per questi lavori sono stati spesi ben 70 mln di euro di lavori iniziati nel 2007 e nel 2014 ancora attivi come ricordano le cronache.

Poi c’è stato il sisma del 2009 che per fortuna non ha comportato danni strutturali (quelli c’erano già da prima) e comunque i danni furono valutati in 320 mila euro pure spesi.

A conti fatti dunque dopo anni di riunioni tra Asl e Regione in cui unanimemente si decise di investire sul “vecchio” plesso e consolidarlo negli ultimi mesi l’orientamento è cambiato.

Eppure quelle opere di consolidamento sono state inserite anche nel piano triennale delle opere della Asl di Chieti.

La messa in sicurezza per i soli corpi C ed F è costata 16 mln di euro lavori avviati nel 2011 e terminati nel 2014. Per il corpo C arrivarono altri 4,5 mln di euro sempre per il consolidamento.

Fin qui la storia amministrativa fino ai primi mesi del 2015 quando poi “improvvisamente” tutto cambia grazie alla proposta “improvvisa” di Maltauro.

Ma quali sono le circostanze che hanno indotto la Asl ad accogliere e valutare positivamente la proposta di Maltauro e di fatto cambiare idea a consolidamento avvenuto?

Non potrebbe apparire “insano” vanificare gli investimenti per oltre 70mln di euro per i lavori eseguiti l’altro anno? E poi visto che a fine 2015 la Regione ha accumulato debiti per 43 mln di euro ha davvero la capacità economica per impegnarsi in questo onerosissimo project financing?

Eppure fino a qualche mese fa c’era chi anche in Regione riteneva maggiormente conveniente continuare gli interventi di consolidamento. Prima di essere destinato ad altro incarico.

a.b.