PROMESSE INFINITE

Sanità, è ancora tempo di chiacchiere e promesse (ma senza carte)

L’occasione un convegno organizzato dalla Uil dove si dice: «commissariamento verso la fine»

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Sanità, è ancora tempo di chiacchiere e promesse (ma senza carte)

ABRUZZO. Più che probabilmente imprecisa la notizia di una imminente uscita dal commissariamento della sanità fa sorridere e meraviglia per come ormai da un anno si continui a recitare lo stesso ritornello smentito decine di volte.

Eppure lo show è andato in onda ancora una volta ieri in un convegno organizzato dalla Uil che è stato l’occasione di analisi, critiche, complimenti, e nuove promesse ma anche qualche bugia, sempre possibili grazie alla totale assenza di trasparenza in questo scorcio di gestione della sanità.

Tutto sarebbe più chiaro se le carte fossero pubbliche, tra cui i resoconti degli uffici tecnici della Regione sui bilanci e le spese della sanità, le consulenze superpagate dell’advisor, i verbali dei tavoli di monitoraggio che da oltre 8 mesi non vengono resi pubblici.

Meraviglia che dopo le notizie di circa 43 mln di euro di debiti accumulati in appena due anni di gestione del centrosinistra ci sia ancora chi abbia la voglia di discutere senza conoscere i numeri o le carte.

Ma tant’è.

Ieri nella sala Figlia di Jorio della Provincia di Pescara, la Uil Abruzzo ha interrogato la Regione su rete ospedaliera, commissariamento, assistenza, territorio, medicina, servizi, rapporto pubblico-privato e quanto ruota attorno alla voce principale del bilancio regionale. A fare gli onori di casa, il segretario regionale Roberto Campo, che ha evidenziato come «il ritorno alla libertà, con la fine del commissariamento, può essere un'opportunità, a patto che si usi bene questa libertà, non come in passato. Per questo, è necessario considerare la sanità nel suo complesso: non solo cura di patologie ma anche servizi socio-assistenziali».

Sul primo versante, Campo ha rimarcato l'importanza di «spostare l'assistenza sanitaria dall'ospedale al territorio, rimettendo il paziente al centro», mentre l'assistenza sociale «deve essere finanziata di più, perché oggi rappresenta il fanalino di coda delle politiche regionali».

A quale fine del commissariamento e per quali ragioni si faccia riferimento rimane un mistero. E finora continuarlo a ripetere non ha sortito effetti positivi.

Da parte sua, il direttore dell'Agenzia Sanitaria Regionale, Alfonso Mascitelli, ha ribadito che «il riordino della rete ospedaliera è un obbligo. In un contesto dove sono richiesti sempre più produttività ed efficienza, fino ad una nuova interpretazione dell'articolo 32 della costituzione, in Abruzzo abbiamo evitato di fare interventi ragionieristici, prendendo decisioni che hanno consentito di salvaguardare strutture che altrimenti sarebbero state ridimensionate, come nel caso di Avezzano. Ora la sfida si sposta sul territorio: alcune scelte già fatte garantiscono gli interventi di emergenza-urgenza in tutto la regione, come il potenziamento di ambulanze ed elicotteri, o la rete di interventi per traumi complessi, infarti ed ictus».

«Definanziamento della sanità e spending review sono gli stretti paletti entro i quali si deve muovere la Regione» ha detto Silvio Paolucci, che è al tempo stesso assessore alla Sanità e al Bilancio.

«Ci sono azioni che richiedono tempo: noi abbiamo dovuto rimettere in ordine una situazione complessa, ma ora ci sono le condizioni per uscire dal commissariamento. Sugli obiettivi di salute, infatti, il ministero ci considera adempienti, nonostante stiamo attuando un piano di rientro che, diversamente dal passato, ha anche considerato qualche investimento. Non dimentichiamo, infatti, che il riordino del materno-infantile, con tutto ciò che riguarda il potenziamento dei punti nascita, per la Regione è stato un costo. Ma il problema grande è di gestione: la Regione fa programmazione, poi sono le Asl che devono attuare. Per questo, la Asl unica rimane per noi un obiettivo da raggiungere con convinzione. La sanità abruzzese paga, dunque, lo scotto del policentrismo: tante asl e tanti ospedali. Ma la moltiplicazione dei centri non significa più qualità. Dunque, il nostro piano rappresenta il massimo equilibrio possibile tra decreto ministeriale 70, razionalizzazione e qualità».

In merito alla centralità del territorio, Paolucci ha detto che «tutti ci chiedono risorse per il personale, ma non ce ne sono, anche perché abbiamo fatto investimenti sui 118, la telemedicina e altro».

Sul ruolo dei privati «il loro apporto è minimo, rappresentando il 5 per cento dell'intero fondo. Anzi, quest'anno abbiamo anche aumentato la loro parte. Ora - ha concluso - dobbiamo restituire la fiscalità di svantaggio, ma per farlo dobbiamo riallineare il bilancio e portare avanti riforme per tagliare rendite».

«ALTRO CHE TAGLI»

«Altro che tagli. Il Piano di riordino della sanità che abbiamo presentato è ad invarianza di posti letto e l'offerta sanitaria ne esce qualificata», ha aggiunto Paolucci, «sono già previsti, infatti, 27 milioni di euro - ha confermato Paolucci - da destinare a telemedicina, cure domiciliari ed Unità di cure primarie complesse, le cosiddette UCPC. Tutto questo nonostante un quadro macro-economico che ci impone di fare i conti con la spending review anche in sanità. Nel frattempo, - ha sottolineato l'assessore - per la prima volta, la Regione Abruzzo ha centrato i cosiddetti punteggi LEA riuscendo a garantire l'adempienza piena sugli indicatori degli obiettivi di salute. Un fattore chiave - ha rimarcato - che ci ha permesso di fare investimenti sia sul territorio che sulla prevenzione».

«Il dato incoraggiante - ha affermato - è che abbiamo finalmente delle risorse a disposizione non più della cosiddetta tassa di scopo, cioè della fiscalità di svantaggio, ma risorse che possono essere restituite ai cittadini. Infatti, - ha aggiunto - tra l'uscita dal commissariamento ed il riaccertamento dei residui e quindi il riassottigliamento dell'indebitamento che pende sulle spalle della Regione, saremo in grado di cominciare a parlare anche di restituzione di tasse ai cittadini».

Secondo Paolucci, se ne saprà di più entro il 30 giugno dopo che sarà stato portato a termine il riordino dei conti della Regione e si potrà conoscere l'ammontare effettivo delle risorse accantonate per far fronte al debito e l'ammontare relativo alle risorse che potranno essere restituite ai contribuenti.

Parole tante, fatti e carte meno.

L’assessore Paolucci dovrebbe affermare sempre il vero e dovrebbe anche portare a supporto di quanto afferma prove, il suo ruolo è quello di pubblico ufficiale amministratore non di venditore.

Finora quello che si sa è che il piano di riordino (a cui spesso fa riferimento) è stato bocciato dal ministero.

È da novembre scorso che di questo fantomatico riordino si parla dicendo tutto e il contrario di tutto e finora non si è fatto nulla.

L’assessore dovrebbe sentire l’obbligo di dire quando verrà approvato, se mai verrà approvato. E se questo non dovesse succedere dimettersi, visto che ogni girono che passa la sua attendibilità diminuisce se non altro per le promesse disattese.

Per ora tra i punti fermi ci sono risorse tolte al territorio per 25 mln di euro che sono servite per aumentare il budget delle cliniche private.

Uno schema quasi ripetuto nel decreto 10/2016 sul riordino della riabilitazione psichiatrica che, a fronte di una diminuzione dei posti letto, mantiene inalterato il budget tutto a discapito del territorio.

Anche sui Lea Paolucci si vanta ma in realtà non fa che elogiare il suo predecessore Chiodi visto che i dati validati dal ministero sono quelli del 2014.

E per quanto riguarda l’uscita dal commissariamento ora se ne parla il«30 giugno 2016» eppure l’Abruzzo doveva uscire «il 30 giugno 2015», «il 30 agosto», «il 31 ottobre», «la fine di novembre», «il 20 dicembre», «la metà di gennaio 2016», «poi febbraio», «marzo» ed ora «il 30 giugno 2016».

Tanti auguri a noi.