RIORDINO DISORDINATO

Sanità d’Abruzzo, Guardiagrele e Atessa perdono i loro ospedali

Cialente: «non si pensi solo alla nomina del manager dell’Asl»

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OSPEDALE DI ATESSA


ABRUZZO.  Va avanti il confronto sul riordino della rete ospedaliera abruzzese in base alle disposizioni del Decreto Lorenzin.

Ieri si è tenuto il secondo incontro, a Pescara, nella sede dell'Agenzia Sanitaria Regionale, con le organizzazioni di categoria del comparto sanità e con le associazioni civiche. C’erano l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci insieme a 21 rappresentanze sindacali, intervenute con i propri organismi regionali e provinciali. Sono stati illustrati i provvedimenti conseguenti all'applicazione del Decreto, con particolare riferimento agli indicatori previsti per i presidi ospedalieri e per le singole discipline, che sono stati già sottoposti all'interlocuzione e al contributo delle 4 Asl, oltre che dei gruppi di lavoro che hanno lavorato alla riorganizzazione della rete ospedaliera e di quella dell'emergenza urgenza.

Una proposta tecnica, in ogni caso, aperta a contributi migliorativi, «purché si tratti di modifiche che rispettino il vincoli imposti dallo stesso Decreto».

L'assessore Paolucci, nel suo intervento, ha anche ribadito l'ipotesi di riordino della rete dei presidi ospedalieri (già presentata in bozza al Ministero della Salute), che prevede in Abruzzo 7 DEA di primo livello, 4 ospedali di base, 2 ospedali di area disagiata e 3 riqualificazioni di presidi ospedalieri.

«E' in corso anche l'elaborazione del piano regionale per il fabbisogno del personale - ha aggiunto Paolucci - e non appena sarà concluso, procederemo a tutte le valutazioni necessarie per la sostenibilità economica del riordino della rete. Nel frattempo chiederò ai direttori generali delle Asl l'introduzione di una serie di misure che porteranno a un monitoraggio più analitico della spesa farmaceutica e a un controllo più serrato sul capitolo di spesa dei beni e servizi».

Nel corso della riunione diversi interventi dei partecipanti si sono espressi a favore dell'istituzione, in futuro, di una Asl unica in Abruzzo. In mattinata, sul riordino della rete ospedaliera, c'era stata un'altra riunione con i rettori delle università dell'Aquila e Chieti, Paola Inverardi e Carmine Di Ilio.

Intanto cattive notizie arrivano dal Chietino dopo una nota del commissario ad acta D’Alfonso inviata alla Asl di Chieti e all’assessore alla sanità: seguendo i dettami del decreto Lorenzin, dal 1 marzo Guardiagrele e Atessa perderanno i loro presidi ospedalieri che saranno riconvertiti in strutture dedicate “a svolgere attività sanitarie di natura distrettuale, riabilitativa ed erogative di cure intermedie”. Questo vuol dire, si legge nella nota, “elisione delle attività assistenziali di ricovero e cura con conseguenze caducazione dei posti letto”.

«Mi chiedo innanzitutto, queste comunicazioni riguardano anche le altre Asl o coinvolgono esclusivamente la provincia di Chieti», domanda il presidente della Commissione Vigilanza, Mauro Febbo.

«Intanto, nel silenzio assordante di chi ieri si scagliava contro la riforma ospedaliera voluta dal governo Chiodi oggi assistiamo a questa spoliazione vestita da “riconversione”».  Il commissario invita pertanto il direttore della Asl Flacco a “valutare gli effetti conseguenti sulle attività della spesa, di acquisizione di beni e servizi nonché alle dinamiche del personale”.

«Le conseguenze peggiori però – conclude Febbo – peseranno sui cittadini e si tradurranno in disagi e oggettive difficoltà che chiaramente non sono valutate da chi esegue con freddezza i dettami romani. Intanto siamo ancora in attesa di capire quando usciremo dal commissariamento».

La conferma arriva anche da Paolucci che però ridimensiona e  spiega che da martedì primo marzo si avvierà la riconversione del presidio di Guardiagrele, mentre ad Atessa il processo partirà più avanti, tenuto conto che avrà nel frattempo 20 posti letto di lungodegenza.

Per il futuro, invece, il progetto prevede di trasformare quelle strutture in ospedali di comunità, con un'adeguata dotazione di posti letto territoriali: «un nuovo modello di assistenza», sostiene l’assessore, «più rispondente alle esigenze dell'utenza di riferimento (composta in gran parte da over 65). In tal senso occorre ricordare che la nostra offerta attualmente copre il 50 per cento del fabbisogno, rispetto alle domandale di assistenza di cronici fragili non autosufficienti. Non ci sarà, quindi, alcuna perdita di posti letto». Sia a Guardiagrele, che ad Atessa, ci saranno fino a 20 posti letto per l'ospedale di comunità, a cui si aggiungeranno alcune decine di altri posti destinati a residenze sanitarie assistite per anziani non autosufficienti, semiresidenze per anziani e altri servizi, fino a 80 posti letto. A questo si affiancheranno i laboratori analisi, il centro raccolta sangue, la diagnostica per immagini e ambulatori specialistici. «Parlare di chiusura, ancora una volta, mi sembra grave, perché si ingenerano timori ingiustificati nella popolazione», sostiene l’assessore.

Paolucci torna poi su quanto aveva disposto il precedente commissario Chiodi, nel decreto 45 del 2010. «In quell'atto - conclude l  assessore - era stata cancellata integralmente la dotazione di posti letto in quei presidi, in cui erano previsti solo ambulatori specialistici e un'assistenza medico-infermieristica limitata a 12 ore giornaliere. La maggioranza di cui Febbo faceva parte aveva dunque previsto zero posti letto, come avvenuto poi effettivamente a Casoli. Questo governo regionale, invece, è intervenuto per correggere le scelte della maggioranza di chi oggi accusa, che avrebbe smantellato tutto. Noi abbiamo scelto un'altra strada, dando una risposta ai tanti abruzzesi che il governo di Febbo aveva totalmente abbandonato».

Ma anche nell’Aquilano c’è agitazione.

Contestazioni arrivano dal sindaco Massimo Cialente che sostiene che la Regione stia percorrendo la strada della «balcanizzazione della sanità».

Secondo il primo cittadino pensare di riorganizzare il settore guardando solo agli aspetti tecnici, su una mera base numerica, e senza un ragionamento politico, significherebbe non andare da nessuna parte: «se per riorganizzazione si intende prendere il decreto Lorenzin e calarlo nella realtà locale, allora può farlo un qualsiasi dirigente del Ministero. Per preservare il comparto sanitario dalla deriva bisogna invece partire da un ragionamento politico. Innazitutto, si fanno due ospedali di secondo livello o uno solo? Questa è la prima domanda. Voglio capire come si organizzerà, alla luce di questo, l'assistenza ospedaliera rispetto a un milione e 300mila abruzzesi. E ancora, quale sarà il destino delle due facoltà di Medicina, le possiamo mantenere entrambe o no?»

Cialente teme che la facoltà dell'Aquila sia stata svenduta ma butta l’occhio anche al dibattito sul nuovo manager.

Lui sostiene Rinaldo Tordera, ex manager della Carispaq che al momento sembra in pole position sebbene non presente nella lista regionale degli idonei.

«Gli unici che potevano esprimere un parere, non un nome, erano i quattro sindaci rappresentanti del territorio di riferimento, invece sono intervenuti tutti», dice Cialente. «Mi chiedo perché. Personalmente ritengo che una cosa è il medico e un'alta è il manager. Tuttavia trovo curioso che, in questo momento in cui rischiamo di perdere la facoltà di Medicina, il dibattito sia incentrato solo sul direttore generale. Mi chiedo, e chiedo alla città, perché mai ci sia un interesse che, altrove, non c'è stato. Nessuno si pone questo problema mentre tutti si pongono quello della professione e forse anche del sesso del nuovo manager. Invito tutti, - ha concluso il sindaco - maggioranza e opposizione, ad affrontare politicamente la questione della riorganizzazione. Non devono pensare, dalla Regione, di poter calare queste decisioni dall'alto. Ho l'impressione che ci siano lobbies che vogliono tutelare e portare avanti i propri interessi e a cui non interessa nulla né della facoltà né dei nostri reparti».