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Sanità e ‘progetti obiettivo’: milioni di euro mai rendicontati tra sprechi e cattiva gestione

L’Intersindacale da mesi chiede alla regione di poter vedere cosa sta accadendo

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ABRUZZO. Un incontro urgente, l’ennesimo in pochi mesi, è stato chiesto dall’Intersindacale per analizzare la gestione dei progetti obiettivo.

Tutto ruota intorno ai fondi aggiuntivi assegnati dallo Stato alle Regioni (oltre i fondi del piano sanitario nazionale) per specifiche aree di intervento. Risorse importantissime che, però, si perdono tra mille rivoli senza lasciare traccia se è vero, come denuncia l’Intersindacale, che è praticamente impossibile vedere uno straccio di rendicontazione.

Eppure si parla di fondi pubblici... e non di qualche briciola ma di ben 160 milioni di euro. Non una novità ma anche in passato ci sono precedenti simili e qualche volta si è preferito utilizzare quei fondi che dovrebbero essere vincolati per tappare i debiti.

Il CIPE annualmente, su proposta del Ministro della Salute in base all’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, ha vincolato e poi assegnato alle Regioni italiane negli anni 2010, 2011, 2012, 2013 e 2014 le risorse per garantire la realizzazione di varie progettualità.  Alla Regione Abruzzo sono stati assegnati 35 milioni di euro l’anno dal 2010 al 2014 che la stessa, con l’adozione annuale di specifiche delibere di Giunta Regionale, ha ripartito per quota parte (quota capitaria della popolazione residente) ad ognuna delle Asl con l’obbligo della rendicontazione.

Solo per il 2015 per l’Abruzzo sono stati previsti 21,8 milioni di euro finalizzati a 6 linee progettuali: attività di assistenza primaria, sviluppo di processi di umanizzazione in alcune aree assistenziali (pediatria, oncologia, assistenza domiciliare, solo per citarne alcune), cure palliative e terapia del dolore, piano nazionale di prevenzione, reti oncologiche e gestione delle cronicità.

Si tratta di sei linee progettuali che dovrebbero risolvere molte delle criticità assistenziali che affliggono il Servizio Sanitario Regionale e che hanno sempre bisogno di liquidità e risorse.

L’intersindacale, come sempre, sperava in una condivisione di progetti e linee guida ma anche questa volta è rimasta delusa. Ed oltre alla mancanza di partecipazione l’interrogativo più grande resta quello sulla distribuzione e l’utilizzo dei fondi, una montagna di soldi pubblici per i quali non è stato mai elaborato un rendiconto e c’è il sentore che possano essere utilizzati per ripianare i debiti.

Soldi in molti casi spesi male o forse non spesi per mancanza della capacità di programmare in capo alle strutture di assegnazione.

Tra i tanti casi di mala gestione spiccano sicuramente le migliaia di euro per lo screening e la prevenzione del cervicocarcinoma nelle donne (in particolare alla Asl di Chieti): alla fine la Regione al tavolo Lea risulta inadempiente proprio sugli screnning oncologici.

Ci sono poi altre migliaia di euro assegnate  per la formazione nell'ambito del risk management ma alla fine è stato organizzato un solo corso.

E che manchi una ricognizione generale lo ripete ancora oggi l’Intersindacale nell’ultima lettera inviata venerdì scorso al presidente D’Alfonso quando sottolinea che «non è stato ancora possibile, nonostante le ripetute richieste al Dirigente responsabile di settore il dottor Tobia Monaco, avere la rendicontazione dell’utilizzo delle risorse che negli anni 2010, 2011, 2012, 2013 e 2014 sono state assegnate in quota parte alle Asl». Come si giustifica una tale mancanza?

La richiesta al dirigente Monaco è del 24 giugno scorso: in 8 mesi nulla è accaduto.

E quella della rendicontazione, si badi bene, non è certo una facoltà ma un obbligo.

Alessandra Lotti