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Sanità. La legge taglia-esami ferma: mancano le norme applicative

Medici: «inattuabile»; Ordine Roma chiede incontro a Regione

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 Sanità. La legge taglia-esami ferma: mancano le norme applicative

ROMA.  E' ufficialmente in vigore ma, di fatto, e' al palo, la cosiddetta legge sull'appropriatezza delle prestazioni, quella che introduce una stretta su oltre 200 esami e prestazioni specialistiche.

Mancano, infatti, le indicazioni ed i criteri applicativi delle nuove norme con il risultato che, ad oggi, in nessuna regione le nuove regole sono ancora applicate. A descrivere la situazione ''preoccupante'' ed ''estremamente confusa'' che si sta determinando dal Nord al Sud dell'Italia sono le stesse organizzazioni mediche, che denunciano anche veri e propri ''errori'' che rendono il decreto ''inapplicabile'' da parte dei camici bianchi.

Preoccupazione per la mancanza di indicazioni sull'applicazione delle nuove disposizioni arriva, tra gli altri, dall'Ordine dei medici di Roma, che chiede un incontro urgente con la regione Lazio. ''I medici sono fortemente preoccupati per le conseguenze delle nuove disposizioni e la preoccupazione deriva anche dalla previsione di sanzioni a nostro carico'', afferma il presidente dell'Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri Roberto Lala. Ma i timori sono anche legati all'impossibilità pratica di dare applicazione alle norme, a partire, sottolinea Lala, dalla ''mancanza di software gestionali aggiornati per effettuare le prescrizioni, con l'impossibilità di modificarle come richiesto con note e sigle che, ad oggi, non sono previste nelle ricette elettroniche''.

Una situazione di ''caos'', denuncia il segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo, ''anche perchè non sono ancora state indicate le modalità di controllo e valutazione con cui le aziende sanitarie dovranno monitorare l'operato dei medici; modalità che dovrebbero a nostro parere giungere dalla Conferenza Stato-Regioni''. E in attesa di un 'orizzonte più chiaro', la Fimmg ha diffuso una sorta di linee guida o 'istruzioni pratiche' proprio per aiutare i medici a comprendere cosa prevede nel dettaglio il decreto e come in teoria dovrebbero essere prescritti gli esami sulle ricette, ma anche per evidenziare ''i tanti errori e assurdità'' di questo provvedimento. Senza contare, afferma Milillo, che l'applicazione di tali norme ''andrà a totale svantaggio dei cittadini''. Bastano alcuni esempi: ''Si prevede - spiega il segretario Fimmg - che l'esame delle transaminasi, essendo uno di quelli 'sotto osservazione' per l'appropriatezza, vada prescritto su ricetta singola e non con gli altri che solitamente un paziente effettua se ha problemi epatici. Ciò significa che il paziente pagherà più ticket per più ricette''.

Ed ancora: ''Le nuove norme dicono che il colesterolo buono hdl se è basso si può fare ogni 5 anni, se alto più spesso. Ma, essendo un indice positivo di riduzione del rischio, ha senso ripeterlo più spesso proprio quando è basso e non il contrario''. La risonanza magnetica nucleare della colonna, poi, ''e' appropriata solo in presenza di dolore persistente per 4 settimane e se c'è un trauma, ma se ci fossero altri sintomi preoccupanti secondo il medico, l'esame non potrebbe essere fatto a carico del Servizio sanitario nazionale''. Errori ''formali e di logica che rendono il decreto inapplicabile''. Da qui, conclude Milillo, ''la decisione di diverse Regioni di sospendere l'attuazione del decreto, rimandando a valutazioni condivise con la professione''.