IL CONSIGLIO

Sanità occulta e propaganda: Paolucci parla ma non spiega i punti dolenti

Febbo incalza l’assessore e rilancia sei domande per chiarire

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Sanità. Per il Pd l’Abruzzo è già fuori dal commissariamento ma quanta strada da fare ancora

Silvio Paolucci

ABRUZZO. L’assessore Silvio Paolucci parla e prova a spiegare cosa è successo per Villa Pini chiarendo che si è trattata di una operazione per «salvarla» e quasi obbligata dal decreto Lorenzin che altrimenti l’avrebbe fatta chiudere nel 2017.

Poi una fonte anonima (sig!) a Il Centro spiega perché la richiesta dell’imprenditore Spatocco al Comune di Chieti riportava dati anticipando quelli poi formalizzati nel decreto del commissario Luciano D’Alfonso: «la Regione ha accettato i dati e le proposte del privato».

Dunque, se il privato anticipa di mesi quello che la Regione stabilirà poi con molta calma -peraltro aderendo pienamente alle “proposte” del privato- è tutto normale.

E per spiegare il pasticcio Villa Pini, Paolucci (che attacca Febbo che lo riattacca) cita i casi delle cliniche aquilane Sanatrix e Villa Letizia che pure hanno subito uno spostamento di posti letto.

Sanatrix, dopo il terremoto del 2009, è stata chiusa perché pericolante e rientrante in zona rossa. Villa Letizia, che sta sempre a L'Aquila, si è accollata l'acquisto salvando posti di lavoro.

Quello che interessa qui sul punto è che però il passaggio dei posti letto è avvenuto all’interno della Asl de L’Aquila.

Cosa che non è successo per il caso Villa Pini dove i posti letto arrivano anche alla Asl di Pescara ed ormai è chiaro che la legge del 2007 non prevede uno “scavalco” di confini dei posti letto per evitare spopolamenti e sovraffollamenti (che si sono creati nel caso Villa Pini).

Per quanto riguarda la clinica Santa Maria di Avezzano, di proprietà di Angelini, dopo le note vicende e il suo fallimento, essa è stata sfrattata dal proprietario, perché in affitto, ed è stata acquistata dalla clinica Immacolata di Celano, 24 posti letto, e sempre all’interno della stessa Asl.

Inoltre la grande incongruenza di Paolucci sta proprio nelle fondamenta della logica che la Regione ed il commissario avrebbero adottato: il decreto Lorenzin -che non detta obblighi ma linee guida-  viene applicato da Paolucci e D’Alfonso per Villa Pini («altrimenti chiude avendo meno di 60 posti letto») e disapplicandolo per la clinica Spatocco che dopo lo spostamento dei posti letto arriva ad avere 46 posti letto per acuti (da 72 che ne aveva) che è numero inferiore a quello stabilito dal decreto (60) per poter rimanere aperta.

Non è allora strano che dopo il riordino si arrivi al risultato che la clinica Spatocco abbia un numero di posti letto che confligge con il decreto se si considera che prima invece era in regola? Non è logico pensare che allora la Spatocco chiuderà a causa della Lorenzin se prima non interverrano altri “aggiustamenti”?

Posti letto che – si ricorda- sono stati tolti da Spatocco (Chieti) per finire a Pierangeli e Villa Serena (Asl Pescara).

Ma poi proprio per farla semplice semplice: se si voleva solo salvare Villa Pini non si poteva spostare un posto letto da una struttura pubblica alla clinica per farla rientrare pienamente nei limiti del decreto? Facile, anzi facilissimo. Troppo.

Incongruenza che non si spiega anche alla luce del fatto che l'ospedale SS Annunziata per via dei plessi pericolanti avrebbe perso tra 20 e 30 posti letto.

Oltre alle questioni specifiche non si chiarisce poi la mancanza assoluta di trasparenza o concertazione, la mancata pubblicazione sul sito ufficiale (avvenuta solo ieri) del decreto 4 e come possa una richiesta di un privato essere accolta basandosi su disposizioni della pubblica amministrazione che non ci sono ma che saranno ufficializzate successivamente?

Nel frattempo il presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo, replica alle dichiarazioni di Paolucci sul riordino delle cliniche private rigettando al mittente come «bugie» le argomentazioni politiche che investirebbero Febbo di qualche responsabilità in materia.

«Ero assessore all’agricoltura», dice Febbo, «il decreto è stato pubblicato quando la giunta Chiodi era già terminata (4 giugno 2014 e comunque entrato in vigore a giugno 2015 ndr). Quella di Paolucci è  “malafede” politica.  Inoltre l'assessore non spiega il perché tutto è stato fatto in sordina, in maniera omertosa, segretando atti,  senza trasparenza, tenendo all’oscuro amministratori, maestranze, malati e cittadinanza. Se tutto era ed è regolare perché non si spiegato il “progetto” magari in V Commissione Sanità? Perché non si è anticipato ai Sindaci e conseguentemente alla cittadinanza? E i dubbi restano nonostante l'intervento dell'assessore e di quell'anonimo ben informato che ha rilasciato intervista a un importante quotidiano locale. Questo Signore ha preferito l'anonimato perché? Teme ripercussioni ? Ha un ruolo sulla vicenda ? Conosce  altri misteri ?»

LE DOMANDE DI FEBBO A PAOLUCCI

Poi Febbo inoltre a mezzo stampa «semplici domande» all’assessore per poter chiarire tutti i punti ancora oscuri.

Ecco le domande:

1) Il trasferimento  di ben 142 posti dalla provincia di Chieti a quella di Pescara non produce squilibrio territoriale in termini di assistenza?

2) Lo squilibrio nel trasferimento di posti letto nel privato ha ripercussioni sulla sanità pubblica ?

3) Come faceva una clinica a conoscere in maniera così dettagliata e particolare il decreto ben 7 giorni prima della sua emanazione ?

4) E ancor prima, cioè nel mese di novembre 2015, vista la sua richiesta di “inizio lavori”, che iniziasse tutto l'iter che ha portato al decreto dell'11 gennaio 2016 ? 

5) E’ legittimo e regolare che i trasferimenti di reparti, personale e (forse)  dei malati  sia iniziato prima  della firma  del decreto (ormai questo sembra un dato acclarato), e già questo va spiegato e non solo alla opinione pubblica ?

6) E’ legittimo che si dia attuazione al decreto prima del rilascio delle autorizzazioni comunali di cui all'art. 4 della L.R. 32/2007 ? Attendo risposte, che non siano le solite chiacchiere per favore”.