ATTO DI FORZA

Villa Pini, a cose fatte si sveglia il Comune di Chieti: «sospendere trasferimento»

Il decreto commissariale non è stato ancora pubblicato ma si avvia ad essere molto contestato

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Villa Pini, a cose fatte si sveglia il Comune di Chieti: «sospendere trasferimento»

ABRUZZO. Passano i giorni ma il decreto commissariale n.4 del 2016 che autorizza il trasferimento di posti letto da Villa Pini alle cliniche private di Pescara non è stato ancora pubblicato.

Intanto il fronte compatto del silenzio calato sull’argomento inizia a rompersi, anche se con molto ritardo.

Il primo a scendere in campo a cose fatte è il primo cittadino di Chieti, Umberto Di Primio, il quale dice di aver dovuto leggere le informazioni sui giornali -poi confermategli da alcuni contatti avuti con dipendenti della clinica.

Difficile ancora fare luce sul nuovo corso della clinica che fu di Vincenzo Angelini e passata nelle mani dei suoi competitor Pierangeli, Spatocco e Petruzzi.

Appare però molto strano che Di Primio abbia dovuto sapere dai giornali quanto stava accadendo da almeno due mesi a Villa Pini alla luce degli incontri e delle assemblee convocate dai sindacati.

Ma soprattutto il Comune di Chieti -secondo la procedura amministrativa- sarebbe dovuto essere stato informato per tempo e avrebbe dovuto comunque intervenire con un proprio parere nel trasferimento dei servizi.

La legge regionale 32 del 2007 al comma 5 prevede che «il Comune territorialmente competente rilascia il permesso al trasferimento della struttura sanitaria o socio-sanitaria previa verifica di….»

Il sindaco Di Primio sta dicendo con la sua lettera che il Comune non ha ricevuto alcuna richiesta da parte della clinica privata e non è stato emesso il relativo parere?

Nella missiva, inviata al commissario D’Alfonso, all’assessore Paolucci e al sub commissario Giuseppe Zuccatelli, il sindaco di Chieti  chiede di sospendere ogni decisione in merito al trasloco e di convocare istituzioni ed operatori per condividere con il territorio, mediante un confronto sereno, la migliore soluzione.

Anche perché Villa Pini così come si vociferava da anni rimarrà una scatola semivuota in vista di una futura lottizzazione.

«Tale azione – ha dichiarato il Sindaco - oltre a rappresentare un danno socio-economico per la mia città e l’intero circondario del capoluogo, rappresenta un danno per la offerta di prestazioni sanitarie del territorio e parrebbe essere anche un atto in contrasto con la normativa regionale e nazionale vigente in materia. Chieti e la sua provincia, infatti, secondo i dettami delle leggi e della programmazione sanitaria regionale, hanno diritto oggi a 123 posti letto per “acuti” che, invece, nel disegno di riordino, sparirebbero dal capoluogo e non verrebbero neppure ridistribuiti sul territorio provinciale.

Inoltre, tale scelta creerebbe un «pericoloso squilibrio tra offerta e domanda di prestazioni sanitario-assistenziali e ricadrebbe in termini negativi sulla attività del Clinicizzato di Colle dell’Ara già alle prese con problemi di insufficienza di posti letto e carenza di personale in alcuni reparti», dice Di Primio.

 

Secondo Di Primio non bisogna essere esperti analisti o conoscitori di politica sanitaria per comprendere come gli eventuali 123 posti in meno della sanità privata in convenzione, almeno in parte, determinerebbero una maggiore domanda di ricoveri al SS. Annunziata di Chieti, ospedale che, proprio in questi giorni, è finito più volte sui giornali a causa delle barelle in “corridoio”.

Già proprio così e anche per questo poi i controlli recentissimi dei Nas hanno potuto rilevare tra l’altro un eccessivo sovraffollamento dei reparti che significa condizioni indecorose per i malati che devono subire il cambio del catetere in mezzo al corridoio.

«Alla luce di quanto espresso – ha stigmatizzato il Sindaco – credo che qualsiasi decisione in merito al trasferimento dei posti letto, stante l’impatto che avrebbe sulla qualità della offerta del sistema sanitario e sulla economia della città e del suo hinterland, debba necessariamente essere ripensata e condivisa anche con il territorio mediante un confronto sereno, non di parte e che abbia quale unico obiettivo la tutela della salute dei cittadini attraverso una offerta di prestazioni sanitarie adeguata e di qualità. Per tale ragione, ho chiesto al Presidente D’Alfonso di sospendere ogni decisione in merito e di convocare istituzioni ed operatori per valutare la migliore soluzione».

Alla fine della fiera, però, il decreto del commissario straordinario alla sanità, D’Alfonso, ha già  dato il via libera alla società Santa Cecilia al trasferimento di 170 dei 480 lavoratori che hanno già preso servizio nelle nuove sedi pescaresi.

Sono stati “travasati” 17 medici, 5 coordinatori infermieristici, 84 infermieri, 50 ausiliari e 14 fisioterapisti delle chirurgie.

La Chirurgia è andata a finire nella clinica di Villa Serena a Città Sant’Angelo, i reparti di Medicina sono stati suddivisi tra la clinica Pietrangeli a Pescara e la Spatocco di Chieti.

Anche i posti letto si sono spostati da Chieti a Pescara mentre, secondo alcuni, la legge lo vieterebbe.

C’era, però, fretta di arrivare alla meta e così non c’è stato nemmeno bisogno di varare la Asl Unica che avrebbe reso molto più semplice la riorganizzazione interna al gruppo che oggi possiede Villa Pini.

Ma quanto accaduto non ha solo rilevanza sul piano privato o campanilistico perché come è chiaro riguarda molto da vicino anche le strutture pubbliche che oggi sono in grande affanno e domani molto di più.

FEBBO: «VADO IN PROCURA»

«Ancora una volta mi sono visto costretto a presentare un esposto alla Procura per fare luce su quanto sta accadendo in questi giorni sull’asse Chieti – Pescara - Città Sant’Angelo».

Lo dice Mauro Febbo, consigliere regionale di Forza Italia e presidneted ella commissione di vigilanza che ricorda che le notizie erano state anticipate in parte anche nella stessa commissione dall’assessore Paolucci.

Febbo ribadisce le eventuali violazioni di legge già illustrate nei gironi scorsi da PrimaDaNoi.it

«In base a quanto stabilito dalla Legge n.32 del 2007 e al fabbisogno dei posti letto che secondo le norme vigenti hanno una base provinciale, tutto ciò sarebbe vietato», conferma Febbo, «il tutto è ribadito dal Decreto n.45/2010, che nel riorganizzare la rete ospedaliera regionale ha definito il fabbisogno dei posti letto sempre su base provinciale. Peraltro, sempre dall’interno della clinica Spatocco, mi giungono informazioni relative alla presentazione al Suap di Chieti, in data 4 gennaio, della richiesta di cambio di destinazione d’uso dell’immobile in viale Amendola in struttura residenziale assistita: questo confermerebbe il trasferimento delle chirurgie e dei relativi posti letto in altra clinica privata a Pescara».

 «Visto che non è possibile conoscere gli atti ufficiali che mi vengono costantemente negati», aggiunge Febbo, «nonostante le numerose richieste, sminuendo e mortificando il mio ruolo di Consigliere regionale nonché di Presidente della Commissione di Vigilanza, considerato che non mi è ancora possibile leggere il contenuto del fantomatico decreto n.4 (che sarebbe stato firmato nei giorni scorsi dal commissario ad acta D’Alfonso, sempre da indiscrezioni giornalistiche) e di cui non c’è traccia neanche sul web, ho dovuto nuovamente, per far valere i miei diritti e quelli degli abruzzesi, rivolgermi alla Procura della Repubblica perché a quanto pare è l’unica strada percorribile di fronte a tale modo di agire».

«Oltretutto», aggiunge, «rispetto a quanto starebbe avvenendo con il trasferimento di degenti, reparti e personale si profilerebbe una evidente violazione anche degli accordi sindacali relativi alla cessione di Villa Pini. Per questo auspico che si faccia piena luce su quanto sta accadendo e se ci sia il rispetto delle norme. Mi auguro che al più presto vengano resi pubblici atti e documenti ufficiali e si cessi con omissioni e omertà nel gestire la cosa e soprattutto la Sanità pubblica».