SCENARI

La sanità occultata e le strategie divergenti dei politici Paolucci e D’Alfonso

Il loro futuro elettorale sta condizionando le scelte della riforma sanitaria

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La sanità occultata e le strategie divergenti dei politici Paolucci e D’Alfonso

D'Alfonso e Paolucci

ABRUZZO. Se c’è un male originario di cui ha sofferto e soffre l’Abruzzo è la politica che invade la sanità nelle varie forme più o meno invasive e oppressive.

E’ successo nel passato con esiti anche eclatanti (vedi inchieste varie, tra cui Sanitopli…) e succede anche oggi in forme di sicuro diverse e rinnovate, magari anche lecite, ma ad una attenta lettura potrebbero essere evidenti gli effetti di alcune galassie di interessi politici non più convergenti.

I fatti.

 Da mesi si parla di piano di riforma della sanità, piano tenuto segreto per ragion mai chiarite. Ieri il blog della informata Lilli Mandara racconta il documento predisposto dall’assessore Silvio Paolucci che lui starebbe spingendo per l’approvazione al tavolo di monitoraggio.

Cosa che però non è ancora avvenuta.

Anzi anche le ultime riunioni sono avvolte da mistero e nessun documento (nemmeno il verbale) è stato pubblicato. Nemmeno le censure che lo stesso tavolo ha mosso alla Regione che è dovuta correre ai ripari e cercare di recuperare su alcuni punti.

Di fatto da mesi la sanità agita animi ed interessi ma è bloccata e questa riforma, che piaccia o no, in realtà non riesce a passare anche perché le grane (sempre politiche) sono molte, per esempio sulla Asl unica da Teramo lo stesso Pd si è impuntato oppure sulla sede a L’Aquila faranno la guerra da Pescara…

C’è addirittura chi sostiene che in realtà i piani… “di rinascita” della sanità siano almeno due e per questo nessuno è stato reso pubblico ufficialmente.

Ormai è sempre più chiaro che le visioni della sanità abruzzese sono almeno due e non vanno molto d’accordo.

Una è quella di Silvio Paolucci da Tollo, provincia di Chieti, e l’altra è dello strabordante presidente- commissario Luciano D’Alfonso che è riuscito a calamitare su di sé interessi, consensi, finanziamenti ma anche molte grane e dissensi che esploderanno nei prossimi mesi quando diversi nodi giungeranno al pettine.

I due avrebbero visioni diverse su molti aspetti della riorganizzazione della sanità, non però sul rapporto tra Regione e privati dove le due visioni si ricongiungono.

E dopo mesi di “incartamenti”, D’Alfonso e Paolucci sono rimasti “incartati” e bloccati in una sorta di stallo che forse lo scoop di Mandara vuole risolvere per riaprire la discussione e dare a Paolucci, ma anche a D’Alfonso, qualche elemento in più su come la politica assorbe le novità del piano.

 

PIANO A META’

Dal documento a firma di Paolucci emerge che ci saranno tre ospedali di primo livello in provincia di Chieti e un ospedale di primo livello a Teramo.

L'ospedale “dedicato” a Ortona è probabilmente fumo negli occhi perché potrebbero non esserci i presupposti per tenerlo aperto. I chirurghi che dovrebbero andare lì a fare ginecologia oncologica, senologia oncologica, pare non vogliano andarci perché l'ospedale non è nelle condizioni tecniche ottimali. Inoltre il decreto Lorenzin non prevede ospedali “dedicati”.

A questo punto bisognerebbe domandarsi perché pur avendo l'Abruzzo la possibilità di aprire due ospedali di secondo livello non ne apre nessuno.

E gli ospedali privati che fine fanno?

Dal piano non è chiaro quanti ospedali di primo livello privati ci saranno e dove. Mica per caso Pescara avrà due ospedali di primo livello a distanza di 30 metri, uno di fronte all'altro, e per il resto della provincia il deserto?

Il fatto è che questo piano presentato al tavolo di monitoraggio a novembre non è stato ancora approvato ed il perché è un mistero.

Forse perché alcune previsioni o desideri non potranno essere rispettati, come per esempio la previsione che l’ospedale di Penne rimarrà aperto… così come chiuderanno gli ospedali di Atessa, Casoli e Popoli.

Parlare di Hospice negli ospedali chiusi poi appare irrealistico.

 

I contenuti del piano Paolucci non piacciono a tutti, nemmeno nella maggioranza, ma pare di capire che quello che conta è la contrapposizione Paolucci-D’Alfonso.

Paolucci, per esempio, è contrario ad unire i due ospedali di Chieti e Pescara mentre D'Alfonso è favorevole per realizzare il mega ospedale già a metà strada.

Paolucci è contrario a due Asl perché sa che la direzione generale andrebbe a Pescara e non a Chieti dove risiede il suo bacino elettorale.

D'Alfonso sarebbe invece favorevole a due Asl, se non altro per evitare la “terza guerra mondiale” tra i campanili di L’Aquila e Pescara nel caso venisse ufficializzata la scelta di una sola Asl con sede nel capoluogo regionale.

 IL FUTURO DELL’ABRUZZO PASSA PER LEGNINI

Già da questi orientamenti si può dedurre che Paolucci pare più interessato al suo futuro elettorale mentre D’Alfonso si interessa meno delle elezioni e più al fare grandi opere, anche perché è certo che il prossimo incarico per l’ex sindaco di Pescara sarà in Parlamento, con o senza porcellum.  

Non che tra i due non corra buon sangue, diciamo che da settimane le frizioni sono diventate più chiare e palesi e magari aumenteranno. Ma fino a che punto?

Paolucci  sta crescendo molto e sa che ora non è il caso di tirare molto la corda anche se le sue spalle palestrate sono ultimamente diventate più forti.

Sempre in un’ottica futura di sviluppi politici non si può non considerare la pedina più importante in gioco anche se ufficialmente in stand by: Giovanni Legnini numero due della Repubblica italiana, secondo solo al presidente nel Csm.

Siccome Legnini non rimarrà per sempre lì e vorrebbe ritornare alla politica attiva, magari sul territorio, non appare fuori luogo che voglia puntare proprio su Paolucci, la cui casa natale non dista molto dal paese natio di Legnini (Roccamontepiano). Potrebbe essere un modo per questa corrente del Pd per limitare l’oggettivo strapotere di D’Alfonso-piglia-tutto che come sempre dovrà difendersi più che da ipotetici nemici invisibili e lontani da quelli visibili e vicini.

VILLA PINI LO SNODO CRUCIALE:ZUCCATELLI NON FIRMA

C’è poi la questione Villa Pini che vuoi o non vuoi è ritornata al centro della non-discussione politica, infatti la ignorano ufficialmente tutti.

La proprietà (Pierangeli, Spatocco, Petruzzi) ha già formalizzato i trasferimento del ramo d’azienda, dei dipendenti e magari dei posti letto ma il decreto di compatibilità programmatoria che è stato predisposto attende la firma del sub commissario Zuccatelli che non ha ancora firmato e pare abbia fatto sapere che non ha fretta di farlo.

Chissà che Paolucci e D’Alfonso insieme non debbano risolvere la grana Zuccatelli che sembra per ora  rallentare il new deal Villa Pini voluto dalla giunta di centrosinistra.

Non che Zuccatelli non abbia dalla sua armi normative e giuridiche solide; infatti in base alla legge 32 (la legge fondamentale della sanità) il fabbisogno di posti letto è stabilito per province e dunque per Asl per cui sarebbe vietato il travaso di posti letto da Chieti a Pescara, cosa che sarebbe facilitata da una Asl unica dove il fabbisogno diventa a base regionale.

Ma la legge 32 rimarrebbe comunque in vigore. Quindi, per essere proprio precisi e rispettosi delle norme, per far passare un decreto come quello che dovrebbe firmare Zuccatelli dovrebbe essere cambiata anche la legge 32 cosa che peraltro pare si voglia fare….

Insomma dietro la riforma della sanità, i tavoli di monitoraggio ed i ritardi ma anche gli ospedali da chiudere, le sedi da stabilire ci sono sempre gli interessi politici dei personaggi in gioco che condizionano.

A quali lidi ci porteranno le frizioni tra Paolucci e D’Alfonso per ora è difficile dirlo.

Di certo c’è che l’attuale assessore alla sanità ha deciso di puntare tutto sul futuro presidente della Repubblica, il primo abruzzese al Quirinale….

 Alessandro Biancardi