LA RIVOLZIONE

Sanità, D’Amario: «ci sono molti punti nascita non in sicurezza»

Febbo: «dichiarazioni gravi e sconcertanti»

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Sanità, D’Amario: «ci sono molti punti nascita non in sicurezza»

Claudio D'Amario

L’AQUILA. Punti nascita ancora in piedi e non a norma, dunque non sicuri. E poi scelte operate con l’accetta, tagliando qua e là senza basarsi sui criteri logici ed essenziali.

E poi l’ospedale di Pescara, che rischia di ‘esplodere’ con una previsione di circa 4 mila parti l’anno.

E’ più o meno questa la sintesi dell’audizione in Commissione vigilanza di tre giorni fa quando d’avanti al presidente Mauro Febbo si è presentato il manager dell’Asl di Pescara Claudio D’Amario. Il tema è di quelli caldi, sviscerato da ogni latitudine e riproposto in tutte le salse.

Ma anche in questa occasione è emerso qualche dato nuovo per completare il quadro.

Innanzitutto D’Amario ha ammesso che ha cercato «di interagire tecnicamente ma questo tipo di decisione sui punti nascita non è stata partecipata ai direttori generali».

Secondo Forza Italia questo sarebbe un primo aspetto gravissimo confermato da un professionista che «avrebbe potuto dare un fattivo contributo alla riorganizzazione forte di oltre 30 anni di esperienza regionale e nazionale».

Insomma la scelta è stata calata dall’alto e dalle macchine dei bottoni non si è potuto far altro che accettare supinamente.

Inoltre il direttore della Asl di Pescara ha sottolineato che quando si valuta un punto nascita si utilizzano tre criteri: la sicurezza, la fruibilità e la copertura geografica. «La commissione ha utilizzato solo un criterio e cioè il numero dei parti», ha fatto notare il manager.

D’Amario non ha nascosto che pensa che «l’assessore Paolucci abbia recepito  un  giudizio di  esperti che non hanno utilizzato tutti criteri e questo potrebbe portare a una scopertura di importanti aree, come ad esempio la zona Vestina, la Val del Fino, il Cerrano, fino a Campo Imperatore e fino a Teramo compreso il  Giuliese».

Secondo D’Amario quindi c’è stato un problema di approccio.  E lui, come direttore generale di una Asl, ha dovuto recepire il decreto commissariale altrimenti avrebbe rischiato provvedimenti disciplinari e quindi la rimozione.

Lo ha detto chiaramente in Commissione: «noi abbiamo dovuto attivare, perché quando non attiviamo i decreti commissariali noi siamo passibili di provvedimenti disciplinari e quindi di rimozione, quindi non è che possiamo fare di testa nostra».

 Si è passati poi al problema “messa in sicurezza” che stando alle direttive nazionali, come evidenziato da D’Amario, vuol dire avere, oltre alla struttura, un minimo di 9 ginecologi,  minimo  9 neonatologi  e minimo 14 ostetriche: «questo è l’investimento in una chiave di personale e quindi attualmente molti punti nascita non sono a norma e non sono in sicurezza», ha specificato.

Insomma una denuncia grave e sconcertante.

Poi sulle conseguenze derivanti dalla chiusura D’Amario ha sottolineato come l’ospedale di Pescara rischierà il collasso in quanto sarà invaso da oltre 4 mila parti. «La donna», ha spiegato il manager, «va in un ospedale perché c'è un ginecologo che l'ha seguita, e a seconda di dove lavora, quindi diciamo che molti degli spostamenti dipenderanno poi da come si andranno a ripiazzare i liberi professionisti sul territorio, Pescara sarà invasa diventando poi un pacchetto molto appetibile di 4 mila parti, sarà invasa di altri professionisti che verranno a fare la libera professione intramenia su Pescara per portare... o su Chieti o su Teramo o dovunque sia».

 «Quindi allo stato attuale – evidenzia Febbo - l’unica struttura chiusa, ovvero Ortona, non si capisce davvero perché abbia cessato la sua attività. La questione sicurezza è da scartare visto che il Bernabeo aveva il maggior numero di requisiti, il numero dei parti superava quota 500 e tra l’altro Ortona avrebbe scongiurato l’invasione dei professionisti su Pescara evitando che i parti diventassero “merce di scambio”. Alla luce delle dichiarazioni di D’Amario – conclude il presidente della Commissione di Vigilanza - e anche di quanto viene ribadito nell'ultimo decreto dell’11 novembre del Ministro Lorenzin ci attendiamo una rivisitazione dell’intera problematica con la contestuale sospensione delle chiusure dei punti nascita di Ortona e Atri (Sulmona e Penne hanno già ottenuto la sospensione) e se ciò non dovesse accadere  mi auguro che abbiano un peso sulle decisioni future anche della giustizia amministrativa (che si esprimerà il prossimo 16 dicembre); auspico altresì che il diritto alla salute prevalga su scelte politiche strumentali, illogiche e dannose».