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Asl Chieti, guai in vista nel post Zavattaro. Si rischiano centinaia di ricorsi

La Regione aspetta ma la nomina di Flacco è dubbia

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Asl Chieti, guai in vista nel post Zavattaro. Si rischiano centinaia di ricorsi

Zavattaro e Flacco

CHIETI. Problemi in vista per la Asl di Chieti sprovvista ormai da 4 mesi e mezzo del direttore generale.

Dopo l’addio del manager Francesco Zavattaro, infatti, la poltrona è rimasta stranamene vuota. Nessuna nuova nomina ma il 13 giugno scorso il direttore sanitario, Pasquale Flacco, si è autonominato direttore generale facente funzioni. Una situazione a dir poco “particolare” per la Asl chietina che di fatto è lasciata senza guida –dicono i malpensanti- per lasciare maggiore spazio di manovra alla politica che così non deve confrontarsi con una “testa” in più.  

Il facente funzione Flacco, 59 anni, specializzato in Neurologia e con una lunga esperienza nel campo della psico-riabilitazione, a marzo del 2013 è tornato alla Asl di Chieti sostituendo così Amedeo Budassi nello staff del manager e ricoprendo dunque quell’incarico che ricoprì anche al fianco di Luigi Conga dal 2001 al 2005. E dopo l’addio di Zavattaro ha preso (momentaneamente) la sua poltrona.

E’ il decreto legislativo 502/96 che lo prevede. Nel caso in cui il posto sia vacante può subentrare o il direttore amministrativo o il direttore sanitario. Dunque fin qui nulla da eccepire.

I “60 GIORNI” PIU’ LUNGHI DELLA STORIA…

Ma facendo un passo in avanti salta fuori il primo problema. Lo stesso decreto, infatti, impone una nuova nomina entro 60 giorni ma in questo caso ne sono passati più del doppio dei giorni e di nomine nemmeno l’ombra.

All’azienda sanitaria più di qualcuno si è accorto del fatto che questa attesa infinita potrebbe portare ad una serie di problemi, nemmeno così piccoli. La questione sarebbe stata anche già sottoposta alla Regione che però non pare si sia data una mossa o particolarmente interessata alla vicenda.

Ma qualche giorno fa, nel corso di una causa civile che attiene al risarcimento di ingenti danni per un intervento finito male, il punto sarebbe stato sollevato e -se accolto dal giudice- decreterebbe la nullità dell’appello firmato proprio da Flacco con l’automatica soccombenza al pagamento dei danni. Insomma doppia beffa: pasticcio amministrativo-burocratico nella successione post-Zavattaro e pasticcio giuridico col pagamento dei danni probabile che ovviamente pagherà la Asl…

Tra i punti dolenti c’è proprio la legittimità di rappresentanza legale di Flacco che secondo questa tesi giuridica accreditata sarebbe decaduto dopo il 60° giorno con la nullità di ogni atto successivo.

Questo vuol dire che tutti gli atti firmati dal ‘sostituto’ potrebbero essere impugnati e decadere: in questo caso si rischierebbe il caos amministrativo. Si pensi ai ricorsi che potrebbero derivare per tale fatto….

 LA CLAUSOLA NON RISPETTATA?

Ma in questa situazione di caos generato da una fretta incoerente emerge anche un’altra anomalia ovvero il mancato rispetto della clausola del contratto di Zavattaro che lo obbligava ad un preavviso di 60 giorni. In realtà sul punto dai documenti emerge che è stato il Presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, a dispensarlo come se la Regione Abruzzo avesse fretta di sollevare l’ex manager per sostituirlo, cosa che però non è avvenuta.

Dov’è il problema? Secondo quanto emerso -sempre nella medesima causa civile- il Presidente non avrebbe alcun potere di dispensare il manager ma tale facoltà sarebbe in capo alla giunta. Ne deriverebbe la nullità pure della dispensa del preavviso.

Conseguenza: le dimissioni di Zavattaro decorrerebbero non dal giorno in cui ha firmato ma 60 giorni dopo e l’autonomina di Flacco sarebbe nulla perché l’ex manager non era ancora decaduto.

 Dunque Zavattaro il 13 giugno firma le dimissioni, lo stesso giorno Flacco si autonomina direttore facente funzioni ma forse non sapeva che Zavattaro tecnicamente era ancora a tutti gli effetti direttore generale della Asl.

Lo stesso Flacco nella delibera di autonomina dichiarò di non aver ricevuto comunicazioni o indicazioni specifiche e senza aver verificato lo stato degli atti, è salito sullo scranno più alto della Asl. Ma il posto , seppur apparentemente vuoto, era ancora tecnicamente occupato.

Fretta e superficialità hanno generato un pasticcio brutto amministrativo che potrebbe avere pesanti risvolti pratici sia sui conti che sulla sanità per i ricorsi dietro l’angolo.

E se la Asl dovesse soccombere nella causa civile condannata al pagamento dei danni di chi sarà la responsabilità?

Alessandro Biancardi