SANITA'

San Liberatore Atri, ora rischiano pediatria e ginecologia. Monticelli protesta

«Politica e tecnici parlino con una voce sola»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

329

San Liberatore Atri, ora rischiano pediatria e ginecologia. Monticelli protesta


 
ABRUZZO. La lunga telenovela sul funzionamento dell’Ospedale “San Liberatore” di Atri ieri ha conosciuto ben due colpi di scena, entrambi significativi, di segno completamente opposto fra di loro.

Da una parte c’è stata una netta presa di posizione dell’assessore Silvio Paolucci, pronunciata nel corso della sessione odierna della V Commissione Consiliare. Paolucci, pur rimanendo inflessibile sulla dolorosa questione del Punto Nascita, ha dato conferma ufficiale che il San Liberatore sarà pienamente ricompreso nel Piano Sanitario in preparazione quale Ospedale di Base, e quindi conserverà in piena efficienza il Pronto Soccorso e tutta una serie di reparti: la Medicina Interna, la Chirurgia Generale, l’Ortopedia, l’Anestesia, i Servizi di Supporto di Radiologia, il Laboratorio e l’Emoteca, oltre ai Posti Letto di Osservazione Breve Intensiva. Uno scampato pericolo, insomma, per il presidio atriano.
L’altra notizia, quella negativa, viene invece da affermazioni di un tecnico, il direttore Generale della ASL teramana Roberto Fagnano. Due giorni fa in occasione dell’inaugurazione di nuovi locali destinati all’Ostetricia dell’Ospedale “Mazzini” di Teramo, Fagnano ha annunciato nuove chiusure per il “San Liberatore” di Atri: in particolare, sarebbero a rischio immediato di ridimensionamento i reparti di Ginecologia e Pediatria.
Le dichiarazioni in merito di Luciano Monticelli, storico difensore del presidio atriano, sono nette: «La politica e i funzionari, insieme, stanno dando uno spettacolo totalmente indegno di una classe dirigente seria. Fagnano ricorda che amministratori e cittadini non devono attaccarsi all’idea di ospedale che avevano vent’anni fa, perché nel frattempo le esigenze dei pazienti sono cambiate. Ha pienamente ragione, ma lo invito a riconoscere che questo territorio ha svolto un lavoro di programmazione e specializzazione importante, con gli occhi rivolti al futuro. Oggi per i cittadini del Cerrano e della Val Fino sarebbe dovuto essere il giorno del sollievo e della normalizzazione: persino Silvio Paolucci, che era stato inamovibile sulla questione del Punto Nascita, ha finalmente preso un impegno concreto e ufficiale sul futuro del “San Liberatore”. È spiacevole che, nello stesso giorno, un funzionario quale il Dott. Fagnano si incarichi di rilasciare alla stampa dichiarazioni che vanno in senso totalmente contrario». 

«Sugli aspetti tecnici delle dichiarazioni di Fagnano mi preme segnalare due cose», dice Luciano Monticelli. «La prima è che ormai più di un anno fa, quando fu annunciato quello scellerato provvedimento sulla chiusura dei quattro Punti Nascita di Atri, Ortona, Penne e Sulmona, io, insieme al Partito Democratico atriano e a molti amministratori del territorio cerranese, fui tra i primi a denunciare il “rischio domino”. Sostenevamo che la soppressione del Punto Nascita, lungi da essere un intervento obbligato senza grandi conseguenze per il futuro, avrebbe causato ripercussioni potenzialmente fatali per l’ospedale “San Liberatore”, che assicura servizi sanitari ad un’area vasta e popolosa. Ricevemmo risposte sprezzanti, fummo tacciati di allarmismo e catastrofismo. Oggi Fagnano utilizza quelle stesse argomentazioni per chiedere altre chiusure nel presidio atriano. Il Direttore è sicuramente in buona fede, ma da rappresentante eletto degli abruzzesi non posso non rilevare che di fronte a episodi di questo tipo il cittadino ha tutto il diritto di sentirsi preso in giro».
«La seconda cosa da dire è che Atri ospita due importanti eccellenze dal punto di vista della medicina pediatrica: il Centro Regionale Fibrosi Cistica e Celiachia e quello di Auxologia. Si tratta di centri di elevatissima specializzazione, che assicurano servizi che nessun altro ospedale abruzzese è in grado di garantire. Con la chiusura o anche solo con un ridimensionamento del reparto di Pediatria, essi non avrebbero più i requisiti minimi di sopravvivenza. Veramente la nostra strategia di rilancio della sanità abruzzese prevede la soppressione delle eccellenze raggiunte? Veramente abbiamo intenzione di rendere l’Abruzzo l’unica Regione italiana a non poter garantire ai propri cittadini l’esistenza di un Centro Fibrosi Cistica in piena efficienza? Veramente vogliamo mandare i cittadini che soffrono di queste patologie in mobilità passiva verso i Centri delle Regioni confinanti?»
Conclude Monticelli: «Durante una recente riunione con gli amministratori di centrosinistra del Cerrano e della Val Fino, il Presidente D’Alfonso è stato chiaro: questa fetta di territorio abruzzese ha diritto non solo a un Pronto Soccorso, non solo a Ospedale di Base con tutto ciò che esso comporta, ma anche a vedere riconosciute e premiate le elevatissime professionalità che oggi operano al “San Liberatore”. D’Alfonso ha promesso investimenti nel settore della medicina specialistica pediatrica e nella radiodiagnostica. Dia corso alle sue parole, rafforzi il Centro di Fibrosi Cistica con l’arrivo di nuovi specialisti, faccia arrivare finalmente i macchinari necessari per trasformare Atri in un polo radiodiagnostico efficiente e capace di dimezzare le liste d’attesa. Senza toccare quanto già c’è, perché altrimenti ci prende in giro. Quanto a Fagnano, rifletta meglio, si astenga da iniziative avventate e rispetti il lavoro di programmazione svolto sul territorio».