DIETRO LA SANITA'

Autisti ambulanze ‘svenduti’ e con paghe da fame

Una storia cominciata 18 anni fa e che continua nell’indifferenza generale

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AMBULANZE

AVEZZANO. Declassati e pur di lavorare addirittura costretti ad accettare un contratto che non è adeguato alle loro capacità e aspettative:  così dopo 14 anni di quello che non fanno fatica a definire ‘sfruttamento’, gli autisti di autoambulanze presso i presidi ospedalieri di Sulmona-Castel di Sangro-Avezzano si sentono caduti dalla padella nella brace.

Già, perché devono fare i conti con il subentro contrattuale della nuova società romana appaltatrice RTI-SIAI- Scarl (Servizi integrati alle imprese).

Dunque i lavoratori hanno dovuto firmare (al grido di «prendere o lasciare») un nuovo contratto (quello delle imprese pulizie-multiservizi) part-time al 75%, 3’ livello, a 30 ore settimanali (5 giorni lavorativi) con l’aggravio che un giorno a settimana devono andare a prestare servizio a L’Aquila a proprie spese.

Un netto peggioramento rispetto al contratto cooperative precedente quando in mano avevano un contratto al 94%, 4’ livello a 36 ore settimanali (6 giorni settimanali).

Facendo qualche calcolo al 16 al 30 giugno, questo lavoratore con un anticipo di quattordicesima, 66 ore di lavoro ordinario e qualche ora di supplementare, ha guadagnato 512 euro, ovvero  7,16 euro lorde all’ora.

 UNA STORIA PARTITA 18 ANNI FA

La storia inizia con l'avvio dei progetti nel marzo 1998 quando, in seguito ad una selezione per titoli (ex art.16 legge 56/87) a cura del centro per l'impiego, sono stati assunti come autisti di autoambulanze presso i presidi ospedalieri  di Sulmona-Castel di Sangro-Avezzano. Il progetto aveva la durata iniziale di un anno poi prorogato fino al 2001. Nel giugno 2001,infatti, a seguito del varo di una nuova legge, hanno ricevuto un telegramma da parte della cooperativa appaltatrice del servizio esternalizzato, con convenzione della durata di 5 anni, che imponeva loro di sottoscrivere un contratto di lavoro a tempo indeterminato, pena la perdita del lavoro.  La convenzione sottoscritta tra Asl e cooperativa Solco prevedeva l'assunzione di circa 76 Lsu suddivisi  per vari servizi tra cui il Cup, autisti ambulanze (42) ed altri.

Ma non tutti accettarono di entrare in cooperativa, motivo per cui la Asl, invece di penalizzare i dissidenti, li premiò instaurando con gli stessi rapporti di Co.co.co e modificando nel novembre 2001 la convenzione con la cooperativa per l'assunzione di quelli costretti a firmare forzatamente un contratto per timore di perdere il lavoro.

LA PROROGA

Al termine dei 5 anni è intervenuta una proroga senza ulteriori gare d'appalto fino al 2009 quando la Asl ha bandito un avviso di selezione-concorso interno riservato sia ai 12 autisti cococo sia agli amministrativi per cui sono stati assunti dalla Asl a tempo determinato per 3 anni. Quelli della cooperativa hanno presentato domanda ma gli è stata rigettata. Secondo alcuni che oggi rileggono a freddo quanto accaduto,  l'errore è stato quello di non impugnare né il bando né il rigetto attesa l'illegittimità palese degli stessi.

RISPARMIO?

Nella delibera con cui è stato affidato il servizio al nuovo appaltatore aggiudicatario, si recita un risparmio di euro 5.449,08 mensili rispetto al precedente gestore. E’ veramente così?

«Non è assolutamente vero che la Asl risparmia – sostiene una fonte contattata da PrimaDaNoi.it-  in quanto con le cifre astronomiche che sta pagando ormai da 14 anni agli appaltatori del servizio, avrebbe potuto stabilizzare, come previsto con la finanziaria 2005-2006 dalla giunta Pace,  tutti gli ex Lsu.  Tali lavoratori vengono utilizzati onde sopperire ad una carenza di organico della Asl dell'erogazione di servizi di una certa rilevanza, che senza l'utilizzo di tali lavoratori, non sarebbero altrimenti erogabili: infatti la delibera nr 30 del 97 affermava che l'utilizzazione di tali lavoratori avrebbe consentito l'attivazione di servizi ed attività istituzionali rilevanti sotto il profilo sanitario e sociale, non altrimenti erogabili difettando la disponibilità della pianta organica».

Ma non è finita perché facendo un po’ di calcoli emerge che tale fornitura costa 613.222,62 (oltre iva) all’anno che diviso 12 fa  51.100,88 mensili; il costo mensile di ogni lavoratore, se la matematica non è un’opinione, dovrebbe aggirarsi su 2.689,52: ma allora, se a fine mese un lavoratore porta a casa all’incirca 1.000 euro(lordi) in quale voce finiscono gli altri soldi?

L'art.29 del Decreto legislativo 276/2003 -legge Biagi- impone un onere aggiuntivo alla P.A. a causa del mancato controllo oltre che per culpa in eligendo: l'ente pubblico dovrebbe verificare la correttezza dell'adempimento in corso di esecuzione e pretendere il corretto pagamento di tutti gli istituti contrattuali da parte della cooperativa appaltatrice.

COSA FARE ADESSO?

Qualcuno la butta lì e si domanda se non si possa parlare di  intermediazione illecita di manodopera.  E poi, visto che la gara indetta nel 2012 è stata annullata per carenza di requisiti tecnici da parte delle ditte partecipanti, tra cui la Solco, come è stato possibile rinnovare il contratto alla stessa  in attesa della nuova procedura in corso?(delibera 1904 del 23 dicembre 2013).

Si tratta di  servizi essenziali cosiddetti "core" che in altre regioni, come l’Abruzzo sottoposto a pesanti piani di rientro, sono stati reinternalizzati in quanto si è dimostrato che appaltandoli a cooperative e/o ditte esterne i costi alla fine sono maggiori, anzi lievitano. Ma la Solco ha avuto, tra gli altri, anche  l’affidamento di tale servizio dal 2001 grazie a ripetute proroghe deliberate sempre all’ultimo momento “per garantire la continuità di un servizio essenziale”  e la situazione non appare cristallina. Il nocciolo è che questi 19 autisti, solo perché “svenduti” prima ad una cooperativa ed ora a una multiservizi, percepiscono un trattamento economico alla lunga inferiore rispetto a quelli della Asl con analoghe mansioni.  Dopo 14 anni questi lavoratori si ritrovano ancora con un rapporto part-time, ai quali non sono state corrisposte ore di lavoro supplementari effettuate per effettive esigenze di servizio, né buoni pasto. Pare che sia intervenuto anche l'ispettorato del lavoro per accertamenti.

La soluzione secondo alcuni sarebbe quella di reinternalizzare tale servizio con relativo personale della società appaltatrice che si limita esclusivamente a retribuire i lavoratori che utilizzano mezzi  della Asl e che prendono direttive dal personale della Asl (nello specifico dalla centrale operativa del 118 di L’Aquila).

Alessandra Lotti