SANITA'

Contratto e precari, medici ospedalieri pronti a sciopero

La protesta dal maggior sindacato dei camici bianchi ospedalieri

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Contratto e precari, medici ospedalieri pronti a sciopero

ROMA.  Dopo la minaccia annunciata e rientrata dei medici di famiglia, che restano in stato di agitazione nell'attesa dell'approvazione definitiva dell'accordo che porterà alla riforma della medicina del territorio, ora anche i medici ospedalieri alzano gli scudi e si dicono pronti a incrociare le braccia.

Il sindacato maggiormente rappresentativo dei medici del servizio pubblico che aderiscono all'Anaao Assomed minaccia lo sciopero per il rinnovo del contratto (scaduto da ben sei anni), la calendarizzazione e l'approvazione di una legge sulla responsabilità professionale che definisca un inquadramento specifico della colpa medica ed il passaggio ad un sistema no fault, ma anche per la stabilizzazione dei precari della sanità e molto altro. La direzione nazionale e il consiglio nazionale dell'Anaao Assomed riuniti a Milano nei giorni scorsi, hanno approvato la relazione del segretario nazionale e hanno dato mandato all'esecutivo nazionale di mettere in campo, con le più larghe alleanze possibili, ogni azione, non escluso lo sciopero nazionale. I medici chiedono l'innovamento del Ssn, ribadendone la sostenibilità ed il valore di patrimonio sociale, civile ed economico, «mettendo fine ad un definanziamento continuo, pari nel periodo 2010-2017 a 40mld di euro».

 Ma la preoccupazione riguarda anche il blocco del turnover generalizzato e l'abolizione del vincolo della spesa del personale al 2004, -1,4%. Altro tema posto sul tavolo ottenere la calendarizzazione e l'approvazione di una legge sulla responsabilità professionale che definisca un inquadramento specifico della colpa medica. I medici rivendicano il rinnovo del contratto di lavoro, «sottoposto ad un blocco di durata tale da trasformarlo in un provvedimento strutturale che fa pagare al costo del lavoro pubblico il prezzo più alto sull'altare del risanamento dei conti».

 Il contratto è infatti scaduto da 2009. Ma la protesta riguarda anche una serie di questioni di assistenza generale: la ridefinizione dei livelli essenziali organizzativi, l'applicare gli standard sulla definizione del numero delle strutture complesse e semplici in maniera equa, non punitiva per il SSN e non limitante i servizi per i cittadini, denunciando l'ulteriore taglio di posti letto, sostituiti da posti barella, ed il rischio di desertificazione sanitaria dei territori.