LA "SACROSANTA" MISSIVA

Abruzzo, il pressing dei vescovi su Mario Monti per le strutture sanitarie private

Una lettera al presidente Monti per reclamare pari trattamento e sostegno economico

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Abruzzo, il pressing dei vescovi su Mario Monti per le strutture sanitarie private
ABRUZZO. “Otto vescovi otto”, in pratica tutta la Conferenza episcopale abruzzese, hanno chiesto al presidente Mario Monti l’accreditamento per alcune strutture private che operano in campo sanitario assistenziale.

E la presidenza del Consiglio ha girato la richiesta alla Regione perché «il mancato accreditamento non rientra nelle competenze del governo».
La lettera datata 10 maggio è stata indirizzata, oltre che a Monti, anche al ministro Renato Balduzzi, a Gianni Chiodi, a Giovanna Baraldi (che però già si era dimessa ad aprile, anche se formalmente era in carica fino al 31 maggio) ed ai consiglieri regionali abruzzesi. In calce c’è la firma autografa dei vescovi Tommaso Valentinetti (Pescara), Bruno Forte (Chieti), Giuseppe Molinari e Giovanni D’Ercole (L’Aquila), Emidio Cipollone (Lanciano), Michele Seccia (Teramo), Pietro Santoro (Avezzano) e Angelo Spina (Sulmona).
In pratica la chiesa abruzzese scende in campo in difesa di quelle istituzioni private “laiche e religiose” che da 10-15 anni erogano assistenza e servizi ai minori o comunque a persone disagiate con handicap fisici e psichici: a queste istituzioni (ad esempio: il Cireneo, il Piccolo Principe del Ceis di Pescara, il Centro Primavera di Scerne di Pineto) arrivano solo “erogazioni” pubbliche frutto della buona volontà degli amministratori pubblici: è tempo – chiedono i vescovi – di riconoscere la loro funzione attraverso l’accreditamento istituzionale per dare certezza del budget e sanare così una situazione di disparità amministrativa. In realtà queste istituzioni private ricevono già dalle Asl - e quindi dalla Regione - contributi sostanziosi per il loro funzionamento, anche se è un pò macchinosa la procedura per il pagamento delle fatture per le prestazioni. Ora i vescovi vogliono «un riconoscimento legale ed il dovuto sostegno economico».
La richiesta è arrivata in Regione a fine giugno, quando il sub commissario Giuseppe Zuccatelli – peraltro nominato il 7 giugno ed insediatosi l’11 dello stesso mese - tra le priorità aveva già sul suo tavolo proprio la soluzione di questo problema.

«Appena arrivato, sono stato informato di questa situazione – conferma lo stesso sub commissario – ed avevo già predisposto un percorso per l’accreditamento di queste strutture, indipendentemente dalla lettera dei vescovi. L’iter che stiamo seguendo è chiaro: richiedere a tutte queste strutture l’autorizzazione definitiva dei comuni all’esercizio dell’attività sanitaria. Procederemo poi alla verifica dei requisiti per l’accreditamento e poi, se tutto è in regola, ci sarà il provvedimento finale che consentirà a queste strutture di funzionare in regime di convenzione con la Regione».
Una lettera inutile o comunque in ritardo con i tempi, già maturi per il riconoscimento di queste attività assistenziali? Che la Chiesa abruzzese non sia molto aggiornata sullo stato dell’arte “sanitaria” lo dimostra l’attacco della lettera a Monti quando proprio nella prima riga si parla della sanità abruzzese che «versa in condizioni precarie». Il che non avrà fatto piacere a Chiodi che ha incassato una promozione al tavolo romano di monitoraggio per la spesa sanitaria. Sorprende invece che una discesa in campo così massiccia ci sia stata solo per alcune istituzioni e non per altre che hanno vissuto e vivono le stesse difficoltà (vedi l’Istituto Maristella di Chieti), dove non è stata nessuna lettera a Monti. Fermo restando che queste istituzioni per le quali è stato chiesto l’accreditamento sono molto benemerite, l’altro aspetto da sottolineare è che in tempi di ristrettezze economiche è la Regione che chiede ai privati alcuni servizi e non viceversa. Come dire: se l’accreditamento arriva non dipende dalla lettera, come ha chiarito il sub commissario Zuccatelli.

Sebastiano Calella