IL CASO

Maristella, si complica il trasferimento dei malati: il curatore fallimentare diffida la Asl

Aumentano le richieste di trasferimento

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Maristella, si complica il trasferimento dei malati: il curatore fallimentare diffida la Asl
CHIETI. L’attacco a Maristella continua: ci sono almeno altre tre richieste di trasferimento di malati che la Asl di Chieti vorrebbe destinare da questo istituto di riabilitazione che opera all’interno di Villa Pini ad alcune Rsa o Ra di Penne o anche più vicino.

A sorpresa però c’è anche una diffida del curatore fallimentare Giuseppina Ivone, che amministra Maristella in regime di esercizio provvisorio: «Cara Asl, io sono pronta a collaborare per quanto mi compete – fa sapere il curatore – ma ti ricordo che il malato da assistere è in carico alla Asl stessa, che non lo può “scaricare” al fallimento».
 Insomma questo viaggio di sola andata dall’Istituto di riabilitazione ad una Rsa o ad una Ra (cioè in un strutture che rispettivamente assicurano qualche assistenza o solo la sistemazione alberghiera) non sembra una soluzione corretta dal punto di vista del diritto. Almeno nel momento in cui ipotizza che in caso di rifiuto l’assistito resta al Maristella senza oneri per la Asl.
Non si è intimorita il curatore che ha diffidato la Asl a rispettare i suoi compiti istituzionali, magari rivalendosi sui tutori, ma non sul fallimento.  Intanto non è escluso che altre richieste di trasferimento arriveranno in questi giorni, mentre dopo la presa in carico della difesa di questi assistiti da parte di Cittadinanza attiva, l’avvocato Roberto Di Loreto ha già avuto contatti con i familiari dei malati da trasferire.
Le continue richieste della Asl potrebbero così portare allo svuotamento di Maristella attraverso il declassamento del setting sanitario. In pratica gli assistiti attualmente ospiti sono tutti entrati in Istituto con la classificazione di paziente grave o gravissimo da riabilitare. Ora la nuova valutazione effettuata dalla Asl sostiene che l’assistenza di cui hanno bisogno può essere erogata in una Rsa per anziani non autosufficienti o in un normale ospizio (come sembra dalle ultime proposte di trasferimento). Lo certifica la Asl che nelle lettere-invito già spedite - tra l’altro tutte in fotocopia visto che cambia solo il nome dell’assistito - sostiene che c’è una nuova valutazione della malattia da cui sono affetti questi assistiti e che se si rifiuta il trasferimento-declassamento ci si deve accollare oneri e spese che la Asl non assicura più a partire dal primo aprile prossimo. In realtà, stando alle notizie che filtrano sulle condizioni di salute di questi ospiti, sembra che il declassamento della malattia sia avvenuto solo perché Rsa ed Ra costano meno e non perché questi malati siano migliorati a tal punto da poter essere seguiti in altre strutture meno specializzate. Insomma una vicenda dai contorni oscuri, anche “per il frettoloso tentativo della Asl di investire l’esercizio provvisorio di oneri che non solo non appaiono delegabili da parte dell’Ente pubblico, ma neppure lontanamente riconducibili alla sfera di competenza del curatore”, come sostiene l’avvocato Giuseppina Ivone. Per questo la diffida è stata inviata non solo alla Asl, ma anche ai Carabinieri  ed al presidente Chiodi.
Sebastiano Calella