Indagine tumori, il cancro fenomeno sociale. Effetti su lavoro, sanità, economia

Alessandro Biancardi

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ROMA. Il cancro non è solo una malattia ma un fenomeno sociale.

 E’ questo il risultato dell’indagine  nazionale “Ad Alta voce” sui pazienti oncologici realizzata dal Censis, con il sostegno di Roche, in collaborazione con Favo e le Associazioni federate, che ha coinvolto più di 1.000 pazienti e 700 care giver.

I dati raccolti dimostrano infatti che sempre più persone (2,2 milioni) in Italia hanno avuto nella loro vita una diagnosi di tumore, (il 57% ha superato la malattia da 5 anni e circa 800.000 da almeno dieci anni), le ricadute della malattia sul campo lavorativo e sociale sono elevate (anche se le terapie hanno accelerato processi di guarigione sono ancora troppe le persone che hanno problemi di reinserimento sociale e di licenziamento); i malati sono soddisfatti del  servizi sanitario nazionale ma  si lamentano dell’assistenza sociale e disparità regionali nei trattamenti.

A tutto questo si sommano la  preoccupazione per i tagli  dovuti alla crisi in cui versa il Paese e  la paura che la difficile congiuntura economica possa rallentare se non bloccare del tutto la ricerca e le terapie innovative.

 SANITA’ “OK”, SERVIZI SOCIALI “KO”

 Il 77% dei pazienti, secondo l’indagine, giudica ottimi (25,7%) o buoni (51,6%) i servizi sanitari con cui sono entrati in contatto dal momento della diagnosi. Un ulteriore 18% li giudica sufficienti e meno del 4% insufficienti.

Quello che i malati più apprezzano sono la capacità professionale degli operatori sanitari (medici e infermieri), la qualità dei servizi di day hospital e ambulatoriali. Una buona fetta (65,6% dei pazienti intervistati) sono convinti che esistano disparità territoriali nella qualità di alcuni servizi erogati e nell’accesso alle cure più efficaci e innovative da regione a regione.  E infatti il 21% dei malati si rivolge a strutture di regioni diverse da quelle di residenza per curarsi.

Risultati negativi arrivano dal fronte assistenza sociale. Solo il 45% dei pazienti ritiene buoni o ottimi i servizi sociali, mentre il 13,6% esprime un giudizio d’insufficienza, il 21% degli intervistati afferma di non poter valutare i servizi sociali, per l’estraneità a questa rete.

REINSERIMENTO DIFFICILE

Se da un lato i progressi in campo medico hanno ridotto da 17 a 4 mesi l’intervallo di tempo tra l’intervento chirurgico o i trattamenti e il reingresso nella vita quotidiana, sono ancora molti gli ostacoli sociali che impediscono la ripresa di una “vita normale”.

Negli ultimi 5 anni sono state quasi 85.000 le persone licenziate, costrette alle dimissioni o comunque estromesse dal lavoro a seguito delle conseguenze della diagnosi di tumore.

«Grazie alla ricerca», dichiara Maurizio De Cicco, amministratore delegato di Roche spa, «le condizioni di vita sono molto migliorate, e questo è stato percepito dai pazienti che, infatti, si aspettano farmaci sempre più innovativi. Purtroppo le preoccupazioni per il futuro emerse dall’indagine rischiano di essere fondate. Il difficile quadro economico e un contesto italiano non favorevole all’innovazione, che troppo spesso risponde alle esigenze di contenimento della spesa con interventi di breve periodo e non con misure strutturali, possono disincentivare gli investimenti in Ricerca e Sviluppo».

E infatti le domande più ricorrenti riguardano il futuro. «Il servizio sanitario saprà ancora garantire ricerca e sviluppo a fronte della crisi?», si chiedono i pazienti.

mb  10/11/2011 9.40