Piercing, un adolescente su 3 ignora rischi infezione

Alessandro Biancardi

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VENEZIA. I giovani italiani sempre piu' "innamorati" del piercing: uno su tre ha anelli o orecchini in qualche parte del corpo, una moda piu' diffusa tra le ragazze, ma piu' della meta' non conosce i rischi infettivi derivati dal piercing.  

 

 E' quanto emerge da uno studio condotto all'universita' di Napoli 'Parthenope' e presentato oggi al congresso nazionale degli igenisti Siti a Venezia. Agli studenti appartenenti a 23 scuole superiori pubbliche e a 7 facolta' universitarie e' stato somministrato un questionario anonimo inteso ad indagare il loro livello di informazione sulle possibili complicanze derivanti dalle "pratiche di ornamento corporeo" (ossia dal piercing) e le loro esperienze personali. Sono stati raccolti 9.322 questionari fra gli studenti delle scuole superiori e 3.610 fra gli universitari. Il 79.4% dei primi e l'87.2% dei secondi dichiara di essere a conoscenza dei rischi infettivi, ma solo il 3.5% e il 15% di essi individua tutte le virosi ematogene tra le patologie trasmissibili attraverso tatuaggio e/o piercing. I rischi non infettivi sono riconosciuti dal 46% degli adolescenti e dal 59.1% degli universitari, ma allergie, cicatrici e cisti sono considerati solo dal 2.2% e 3.4% dei due campioni rispettivamente. Fra i primi, 2.923 (31,3%) dichiarano di avere un piercing e 1.054 (11,3%) un tatuaggio; nei secondi 1.192 (33%) un piercing e 886 (24,5%) un tatuaggio. E' stata registrata una preponderanza del sesso femminile per l'utilizzo del piercing. L'eta' media di inizio e' piu' bassa per gli adolescenti (13 e 15 anni per piercing e tatuaggio) rispetto agli studenti piu' grandi (16 e 18 anni rispettivamente). La motivazione piu' frequente? "E' di moda" per i piu' giovani (25.7%) e un significativo "non so" per i piu' grandi (22.4%). Gli studenti di scuola superiore dichiarano di aver firmato il consenso scritto in un minor numero di casi rispetto agli universitari e risultano anche meno informati sui rischi (24.7% vs 57.1%). Il 76% degli studenti piu' giovani e il 33.5% di quelli piu' grandi si e' rivolto ad operatori non autorizzati. L'impiego di strumenti sterili/monouso durante le pratiche e' riferito dal 70.3% degli universitari e dal 27.9% degli scolari. Il 6.8% degli adolescenti e il 7.3% dei ragazzi piu' grandi ha riportato complicanze. Alla diffusione del piercing, spiegano in conclusione gli esperti, non corrisponde insomma un'adeguata informazione sui rischi ad essi associati, soprattutto nella fascia di eta' piu' giovane "che dovrebbe, quindi, costituire il target di appositi programmi di educazione sanitaria".

 

05/10/2010 9.38