In Italia 4 mila medici da Paesi musulmani, più ginecologi e pediatri

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ROMA. Sono circa 4 mila i medici provenienti da Paesi a maggioranza musulmana che lavorano in Italia, un'ampia fetta dei 15 mila camici bianchi stranieri che esercitano nella Penisola.

Più di 9 su 10, il 92%, sono di religione musulmana, il resto sono invece cristiani maroniti e copti. Per quanto riguarda le 'quote rosa' tra professionisti provenienti dai Paesi arabi, la percentuale delle dottoresse si attesta tra il 15% e 20%, contro il 53% sul totale dei dottori stranieri. Fanno eccezione i medici somali, nel 90% donne. A fornire i dati all'Adnkronos Salute è Foad Aodi, presidente dall'Associazione medici di origine stranieri (Amsi).

La specializzazione più diffusa è la ginecologia, seguita da pediatria, chirurgia generale, ortopedia, fisiatria, nefrologia e diabetologia. «In genere - spiega Aodi - si tratta di specializzazioni legate alle maggiori criticità dei Paesi d'origine. La ginecologia è spesso una di queste». Ed è un settore, tra l'altro, in cui la sensibilità religiosa ha la sua influenza. «Per la religione musulmana - continua il presidente dell'Amsi - la vita è sacra, vietato quindi l'aborto. C'è molta attenzione alle fasi iniziali della gravidanza - i primi 40 giorni e i primi 4 mesi, che hanno particolare significato - e l'interruzione è permessa solo in casi di rischio grave per la madre, da qui il ricorso all'obiezione per i medici più osservanti».

Una scelta fatta, però, da questi medici in percentuali molto basse nel nostro Paese, circa il 10%: «molto dipende anche dai Paesi di origine, dal diverso modo di affrontare la questione e, ovviamente, dalle scelte individuali e di coscienza», aggiunge Aodi. I ginecologi e le ginecologhe straniere in Italia, inoltre, sono anche quelli che hanno più problemi per trovare lavoro, «visto che sono di più: nel Lazio, ad esempio, ci sono 80 pediatri e 75 ginecologi stranieri. Ricevo continuamente lettere di colleghi che non riescono a inserirsi e trovare occupazione», conclude Aodi.

27/10/2011 13.16