L'innovazione nella cura del tumore alle ovaie: la chemioipertermia

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ABANO TERME. Policlinico di Abano Terme (Padova): l'equipe del dottor Alfredo Ercoli al lavoro  per validare l'uso di questa tecnica innovativa

Per le pazienti affette dal tumore dell’ovaio è al vaglio l’utilizzo della chemioipertermia, una tecnica di cura non standard che potrebbe essere di particolare efficacia nel trattamento delle recidive di malattia. L’Unità Operativa di Ginecologia oncologica diretta dal dottor Alfredo Ercoli comincerà a utilizzare questa procedura anche presso il Policlinico di Abano Terme, continuando così l’esperienza cominciata e validata dalle prime ricerche scientifiche presso l’Università Cattolica di Roma.

La chemioipertermia, già validata nella cura di altri tumori ma non ancora nel trattamento del cancro dell’ovaio, consiste nell’irrigazione del campo operatorio con una soluzione di farmaco chemioterapico riscaldato nel corso dell’intervento chirurgico per la rimozione del tumore.

Questa tecnica è potenzialmente efficace perché consente il contatto diretto del farmaco con le cellule tumorali residue non rimosse dal chirurgo in quanto non visibili. Inoltre, tale effetto è potenziato grazie alla temperatura elevata che facilita il passaggio del farmaco stesso all’interno delle cellule.

I primi studi in Italia e nel mondo su popolazioni omogenee di pazienti affette da recidiva di tumore ovarico sono stati condotti dall’équipe del professor Giovanni Scambia dell’Università Cattolica di Roma, consulente del Policlinico di Abano Terme, con la partecipazione per la parte chirurgica del dottor Ercoli, e sono stati pubblicati su “Gynecologic Oncology”, una delle riviste scientifiche internazionali più importanti nel campo della ginecologia oncologica.

Gli studi, condotti su 41 pazienti, concludono che l’utilizzo della chemioipertermia dopo l’intervento per rimuovere il cancro dell’ovaio è un “trattamento fattibile, con un tasso di complicanze accettabile, e potenzialmente in grado di migliorare in modo significativo i tassi di sopravvivenza rispetto all’utilizzo esclusivo di chemioterapia o di chirurgia e chemioterapia standard”.

Il dottor Ercoli spiega: «Questi studi forniscono buone indicazioni di base, che serviranno come punto di partenza per approfondimenti più complessi che coinvolgeranno un numero molto maggiore di pazienti. Questi studi scientifici controllati sono infatti necessari per verificare la validità della chemioipertermia come nuovo standard di trattamento nelle recidive di cancro ovarico».

14/10/2011 10.19